Nel film di Andrej Tarkovskij del 1972, dall’omonimo titolo della mostra che si è inaugurata alla Reggia di Monza e che  rimarrà visibile fino al prossimo 31 dicembre, si racconta di come dalla Terra venissero inviati sul pianeta “ Solaris “ diversi esemplari dell’arte terrestre allo scopo di farli continuare a vivere, in quanto su quel pianeta sussiste una forza misteriosa che consente di materializzare le proiezioni dell’inconscio umano permettendo, ad esempio, di far ricomparire persone che vivono ormai soltanto nei ricordi e, quindi anche di far vivere in eterno le opere trasportate lassù.

Il film del celeberrimo regista russo è ora la base per “ materializzare “ un confronto tra la filmografia russa del periodo tra gli anni ’60 e ’90 del secolo scorso, particolarmente congeniale all’opera di Tarkovskij, e le opere di pittori russi non conformisti del secondo Novecento che nel progetto, molto ben realizzato, dei curatori della mostra sono da ritenersi di stretta attualità, come all’epoca in cui il regista realizzò il suo film che segnò allora una sorta di Rinascimento dell’arte sovietica nei settori della pittura, della grafica, della scultura e – particolarmente – del cinema.

In concreto, il carattere innovativo del progetto e la sua attualità sono le ragioni per cui la mostra, dall’affascinante titolo “ Un nuovo volo su Solaris “, dimostrano come l’arte, in particolare quella russa, abbia virato, negli anni a cavallo tra il ’60 ed il ’90 del Novecento, dopo un periodo di contestazione, verso altre e più ambiziose mete tendendo a proiettare le opere degli artisti esposte verso una sorta di immortalità.

Per evidenziare al mondo questi principi il Museo Anatolij Zverev di Mosca, attraverso la preziosa opera di Natalia Opaleva, direttore generale della struttura e del curatore dell’eccezionale designer Gennadij Sinev, coordinati da Polina Lobachevskaia, direttore della parte artistica del museo e che ha curato la parte artistica della mostra, hanno organizzato un “ viaggio spaziale “ che, partendo da Firenze, similmente al volo di una nuova navicella, è ora atterrato alla Reggia di Monza dando vita ad una particolarissima ambientazione che rende l’idea di trovarsi all’interno di una stazione spaziale quasi che il visitatore faccia da protagonista ad un nuovo viaggio di trasporto di nuove opere d’arte sul pianeta in cui tutto diviene passato e futuro contemporaneamente trasformandosi così in eternità palpabile.

In un’ala della Reggia, ventidue schermi ed altrettante proiezioni video espongono materiali unici quali fotografie e frammenti di film assimilabili all’opera ed alle idee di Tarkovskij che insieme costituiscono un eccezionale parallelismo fra il tracciato culturale del regista e dodici tra gli artisti russi del secondo novecento che con le loro opere a carattere “non conformistico” hanno segnato un vero e proprio rilancio dell’arte di quel paese.

Piero Addis, direttore generale del Consorzio Villa Reale di Monza ha presentato alla stampa, con una certa comprensibile emozione, l’installazione esponendo come la scelta della villa sia giustificata dalle sue caratteristiche tali che nel tempo l’hanno resa sempre più un luogo innovativo di livello internazionale e particolarmente idonea a costituire un collegamento ideale con l’arte russa; non ha mancato di evidenziare come gli anni 60/90 del secolo scorso siano stati caratterizzati da un certo tipo di “ contestazione “ che ha portato il “ rinascimento “ russo alla sua concretizzazione ed alla formazione di artisti di livello mondiale del calibro di quelli le cui opere sono ora visibili all’interno della mostra.

In rappresentanza dell’ideale collegamento tra le filmografie italiane e russa, era presente il figlio del grande Franco Zeffirelli, Pippo, Vice Presidente della Fondazione che porta il nome di suo padre; la presentazione della mostra alla stampa è stata argomento di una dettagliata relazione del giornalista russo e critico storico del cinema Andrei Plakhov.

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