Ella Spencer e John Spencer sono una coppia di anziani coniugi che debbono affrontare una serie di cure mediche che non potrebbero affrontare, come sempre, uniti e così, per sfuggire ad un destino che si rifiutano di accettare, si imbarcano su una vecchia roulotte ricordo di tempi antichi e di momenti felici.

I loro figli, Will e Jane, adulti da tempo anche loro, inducono i due vecchi genitori a condurre una vita a dir poco ossessiva, schiacciandoli con premure che si rivelano soltanto invadenti e quindi i coniugi Spencer fuggono dal loro destino con il miraggio di raggiungere la casa di Hemingway a Key West, un loro vecchio desiderio mai esaudito.

Molto forte è la caratterizzazione dei personaggi per come Paolo Virzì li vede e li interpreta: John è la personificazione dello smemorato, Ella, pur fragile, è invece di una sorprendente lucidità ed insieme sembrano addirittura ridicoli, fuori del tempo; il viaggio che intraprendono è per loro motivo per ripercorrere la loro storia d’amore piena di passione e di reciproca devozione ma gli avvenimenti che caratterizzano il viaggio, a volte esilaranti e volte terribilmente drammatici portano alla emersione di fatti, cose ed avvenimenti che brutalmente emergono e che neppure loro ricordano di avere vissuto ( o conosciuto ).

Il tutto condito da una bella serie di brillanti iniziative di Paolo Virzì che, basandosi su una novella di Michael Zadoorian riadattata per l’occasione dal regista, che ha modificato il profilo culturale ed il percorso del viaggio, inizialmente previsto da Detroit verso la California, ha così potuto realizzare una specie di miracolo interpretativo perché è riuscito a rendere il film quasi un unicum all’interno di una costellazione di altri analoghi già visti.

Quanto agli interpreti nulla da dire circa le loro qualità: un assolutamente bravo Donald Sutherland è John Spencer: ha saputo caricare di entusiasmo l’avventurosa “ fuitina “ dei due vecchi ed innamorati coniugi mentre la meravigliosa Helen Mirren è la ancor ferrea e lucida Ella, una donna che ha mostrato di saper impartire sensazioni di acutezza, saggezza e, perché no, di spiritosaggine ma che ha anche saputo benissimo interpretare sensazioni di rabbia e dolore con una foga interpretativa senza pari.

Certo il leit motiv della pellicola non è dei più divertenti, proprio per l’argomento triste che viene trattato, ma una notevole profondità caratterizza la trasformazione di argomenti tristi e penosi in avventure avvincenti, trasformazione che viene da Virzì perseguita utilizzando una sapiente tecnica che prevede una peraltro ben riuscita mescolanza di commedia e tragedia.

Molto delicata è la modalità con la quale il problema della malattia degli anziani, l’Alzheimer, viene sfiorata senza però addentrasi in particolari penosi mentre anche la passione ed il carattere determinato di Ella vengono descritti in maniera assolutamente e sottilmente caricaturale: il modo di indossare una parrucca o quello di mettersi il rossetto è particolarmente indicativo del suo carattere, una carattere che Virzì ha saputo pienamente descrivere, alla maniera italiana in un ambiente prego di americanità che il nostro regista ha un tantino faticato a non assimilare.

Insomma, un film che descrive la fase finale dell’amore coniugale che si è concretizzato nel tempo riuscendo a conoscere a fondo il proprio partner ma che, contemporaneamente, fa capire che malgrado tutto c’è ancora molto da scoprire nei rapporti di coppia, anche se l’amaro finale di questa pellicola non è proprio di stile Virzì che, comunque, descrive magistralmente la gente comune, quella all’interno della quale ognuno di noi può umanamente identificarsi.

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