Il regalo di Alice di Gabriele Marino

Presentato al CineLab dell’Isola Tiberina a Roma uno dei trionfatori degli ultimi Nastri d’Argento: “Il regalo di Alice”, il cortometraggio di Gabriele Marino che il Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani ha insignito addirittura di due riconoscimenti, per l’interpretazione femminile a Valentina Carnelutti e per quella maschile a Lino Guanciale.
Il cortometraggio racconta la storia di Alice, figlia di dieci anni di due giovani genitori separati. Passata come un pacco dall’automobile della madre a quella del padre, riceve da ciascuno di loro tutto l’amore e le attenzioni che, nel rapporto di coppia, si sono trasformati in disprezzo e acredine. È proprio il regalo di uno dei due per il compleanno della bimba, unito alla passione per il cinema di quest’ultima, a fare da (im)possibile vettore tra i due adulti: nel chiuso della propria cameretta, lontano da tensioni sempre sul punto di esplodere, Alice, con la propria fantasia, la sensibilità e l’intelligenza, riesce a capovolgere la realtà. E, chissà?, a porre le premesse perché si compia il miracolo.
L’idea di questo piccolo film, ci spiega il regista, «non si sa quando effettivamente sia nata. Però di certo, essendoci alla base della mia carriera professionale una consolidata esperienza nel montaggio, avevo da tempo il desiderio di unire due situazioni totalmente diverse per creare qualcosa di nuovo, come ad esempio un dialogo d’amore tra due persone che non si amano più. Mi è quindi riuscito spontaneo collegare questa idea ad una famiglia di genitori separati la cui figlioletta usa la propria passione e la magia del cinema per creare una realtà che non può vivere nella vita quotidiana. Per questo Alice si affida al cinema. Perché in fondo il cinema, come il teatro o la letteratura, è stato creato proprio per farci sognare».
Non è un caso che, sulla porta della propria stanza, Alice abbia appeso la locandina di “Viaggio nella Luna”: le magie di Georges Méliès e la lezione del montaggio si riverberano in tutto il cortometraggio, nella sua sorprendente chiarezza e nella fluidità del linguaggio. Montaggio “esterno” ma anche “interno”, ossia dentro la medesima inquadratura: “Il regalo di Alice” non ha un dettaglio di troppo né virtuosismi fini a se stessi, tutto scorre in un’armonia che accoglie e supera i contrasti più accesi. Marino dimostra un genuino talento autoriale, nell’intervallare quei frammenti – che Alice poi (ri)comporrà – a piani sequenza che descrivono un ben preciso percorso dello sguardo, focalizzazioni e prese di distanza che rivelano una presa di posizione e di responsabilità.
Un percorso che è del regista e di Alice insieme. Sì perché il “regalo” del titolo non è tanto “fatto a” Alice, ma “fatto da” lei a mamma e papà.
Ed è, allo stesso tempo, un regalo fatto allo spettatore. Il regalo di una storia di denuncia trattata con la leggerezza che compete soltanto a chi conosce il problema nel profondo; e il regalo di un film che va oltre il contenuto, parlandoci esattamente di come nascono un film e un sogno.

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