Le donne, i loro valori, le loro aspirazioni, i conflitti che giornalmente si presentano tornano con la nuova edizione de “ Il Paradiso delle donne “, una fiction televisiva che un gruppo di registi composto da Isabella Leoni, Marco Maccaferri, Riccardo Mosca e Francesco Pavolini sta dirigendo negli studi Videa di Roma all’interno ed all’esterno dei quali sono state realizzate le scenografie del grande lavoro che prevede un cast di 20 attori fissi ed una decina di ruoli minori.

Nove mesi. 180 ore di lavoro per continuare a raccontare la vita di un grande magazzino milanese considerato, verso la fine degli anni ’50, il punto di convergenza di vari affari e di fine cultura riflettenti gran parte dell’Italia di allora ma che sostanzialmente ed in maniera elegante descrive quel mondo al femminile che ruota intorno alla vita, alla crescita di una nazione che resta, oggi, pura storiografia.

La serie che andrà in onda in prima visione su Rai1 a partire dal 10 settembre 2018 è il sequel di quelle precedenti ed evidenzia come la riapertura del grande magazzino sia stata resa possibile dal finanziamento di una potente famiglia milanese, una famiglia di persone poco scrupolose e con un sotteso interesse alla acquisizione del terreno sul quale sorge il magazzino.

Amori, sofferenze, sfide economiche, condanne per omicidio forse incolpevole, latitanze forzate con al centro la storia d’amore tra Vittorio Conti ( Alessandro tersigni )ed Andreina Mandelli ( Alice Torriani ) complicata dall’apparire sulla scena di una collaboratrice di Vittorio, Marta, che però è oggetto di pesanti attenzioni di un certo Luca Spinelli, ambizioso di conquistare le grazie della famiglia che aveva spodestato la sua durante la seconda guerra mondiale.

Tante storie che si intrecciano con quella principale facendo emergere la storia di un’Italia del benessere in ascesa e delle vicissitudini delle ragazze impiegate nel grande magazzino, in un racconto intrigante che, in fondo, tende a restituirci il sapore di una condizione femminile ormai dimenticata e che per questo appare ancor più interessante e che non fa che aumentare il pathos dell’attesa.

Ecco, in anticipazione, il link della clip:

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