La cipolla, è noto a tutti, è una pianta bulbosa che vive sotto terra ed è formata da foglie a strati sovrapposti il cui maneggio, in cucina, è solitamente accompagnato da reazioni oculari che inducono alla lacrimazione. E fin qui tutto normale.

Tra le numerose qualità del prezioso bulbo, il cui nome deriva in genere dalla zona di coltivazione, dalla forma, dal colore, dalle dimensioni del bulbo, dalla precocità o, più in generale, dal colore delle tuniche esterne (cioè la buccia che ricopre il globo interno) se ne sta via via affermando un particolare tipo, avente caratteristiche tali da essersi meritato niente meno che la qualifica di IGP: quella che viene coltivata non nel terreno come normalmente lo conosciamo ma nella sabbia; si, proprio nella sabbia, in una zona della Puglia, a sud del Gargano, in un’area ad elevato interesse ambientale addirittura tutelata da una convenzione internazionale che peraltro è assai nota per le sue saline.

Parliamo di una ristretta e ben delineata area compresa nei territori dei Comuni di Margherita di Savoia, Zapponeta e Manfredonia, appartenenti alle Provincie di Bari , Andria, Trani, Barletta e Foggia, lungo una fascia costiera del versante adriatico che si estende dalla foce del fiume Ofanto alla foce del torrente Candelaro, in un’area nella quale si verificano particolari condizioni ambientali dovute alla presenza del mare ed al sale che inbibiscela sabbia, particolarmente miti durante il periodo invernale e primaverile.

Una particolare tecnica colturale e le condizioni climatologiche dell’area descritta consentono di produrre un bulbo di colore bianco, tenero e ad elevato contenuto di zuccheri che si raccoglie da metà marzo fino a metà luglio, in tre distinti momenti di prelievo che caratterizzano tre diversi ecotipi della preziosa cipolla ( Maggiaiola, Giugnese e Lugliatica ).

A seconda del momento del prelievo variano caratteristiche e forma del bulbo: la Maggiaiola appare schiacciata, la Giugnese più arrotondata e la Lugliese quasi perfettamente tonda e ciò in quanto il terreno che le nutre, sabbioso e facilmente spandibile, consente ai bulbi di espandersi al suo interno.

A margine della produzione è sorta, fin dagli inizi del 1800, una interessante attività commerciale che ha consentito di produrre, nel 2017, circa 22.000 quintali ( 7 milioni di euro ), con un aumento, dopo la attribuzione del marchio IGP, del 30% rispetto alla produzione dell’anno precedente, segno questo che le peculiarità del prodotto vanno sempre più diffondendosi perché trattasi di una cipolla molto versatile che si presta ad ogni tipo di ricetta, dagli antipasti ai primi piatti, dai secondi alle zuppe, alle confetture che si accompagnano agli squisiti formaggi che pure vengono prodotti nella medesima area di origine della cipolla bianca di Margherita di Savoia.

Qualche giorno fa, nella sede dell’AICIG, a Roma, il Consorzio per la valorizzazione e tutela della Cipolla Bianca di Margherita IGP ha ufficialmente presenttao il prodotto dopo che gli è stato attribuito il meritato il marchio che la inserisce nel novero dei più pregiati prodotti a livello nazionale: il Presidente del Consorzio, Giuseppe Castiglione, unitamente all’agronomo che segue l’evoluzione e le vicende della cipolla ( Ruggero Piazzolla ) e ad un produttore ( Antonio Russo ) hanno illustrato le caratteristiche, le modalità di produzione del seme, la piantumazione dei piccoli bulbi, lo sviluppo e le caratteristiche intrinseche di un prodotto del quale, a fine della presentazione, è stato consentito un notevole e molto soddisfacente assaggio che ha confermato, ma non ve ne era bisogno, le strettissime ed uniche caratteristiche di un prodotto di cui si auspica il rilancio a livello nazionale e, si spera, anche internazionale, e che è motivo di grande vanto e di ulteriori successi per l’agricoltura pugliese.

 

 

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