Sono lavoratori privati, i contractor, con un’altissima preparazione militare, abituati a muoversi nei territori caldi: professionisti della security, posti a difesa dell’incolumità di civili e beni per conto di aziende che operano nelle aree soggette ad instabilità politica.

Figure che in Italia sono in parte ancora avvolte nel mistero: ne ha trattato il docu-film “Zona di guerra – Professione contractor”, andato in onda domenica 23 settembre alle 21.15 su Sky Atlantic e disponibile suSky On Demand per il ciclo “il racconto del reale”.

Persone dall’umanità spesso sorprendente hanno raccontato le loro storie fatte di coraggio, avventura e morte, ma anche di ironia, professionismo e idealismo. Alessandro, Valeria, Claudio, Paolo, Cristiano: cinque racconti intrecciati con la storia recente dell’Iraq sullo sfondo.

Uomini con un grande senso dell’avventura, ma anche desideri comuni, come la volontà di crearsi una famiglia, che non possono svolgere la professione in Italia perché il nostro ordinamento vieta la costituzione di società di sicurezza che possano fornire personale armato per la difesa delle persone, costretti quindi a lavorare all’estero soltanto per conto di stranieri ma assolutamente da non considerare come mercenari .

Partendo dal rapimento e la successiva esecuzione di Fabrizio Quattrocchi nel 2004, che con la sua morte ha fatto conoscere questa professione al grande pubblico nel nostro Paese, il documentario ha approfondito la figura di questi professionisti della difesa, apparsa nei primi anni duemila sui fronti dell’Afghanistan e soprattutto dell’ Iraq, quando gli impegni militari erano così gravosi per la coalizione multinazionale guidata dall’ Esercito Americano, da richiedere la presenza sul campo di ex militari, assoldati da compagnie private per garantire le scorte al personale civile incaricato della ricostruzione.

Il documentario andato in onda su Sky Atlantic è ora disponibile anche su Sky On Demand all’interno del ciclo “ Il racconto del reale “

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