Alessandro Baricco Mr. Gwyn: una passione tra romanzi e jazz

Una passione tra romanzi e Jazz. Una passione , una dedica , un ritratto mancato, un incontro, una persona che non si può dimenticare. Di Julie Hegel

Questa riflessione nasce da una frase che Alessandro Baricco fa dire al protagonista del suo romanzo ” Mr.Gwyn”: “Tutti siamo pagine di un libro, ma di un libro che nessuno ha mai scritto”
Usare l’aggettivo ” bellissimo” per definire questo romanzo come qualunque altro aggettivo sarebbe davvero banale. La bellezza è un’ idea, un sentimento ed è del tutto soggettiva, e’ intima e appartiene solo a noi. Comunicare agli altri perché quel romanzo o quel quadro o quella musica colpiscono occhi e mente tanto da poter affermare” è bellissimo”, da qui nasce la necessità di motivare.
Fare la recensione di ” Mr. Gwyn”, sarebbe presuntuoso e non vuole essere l’obiettivo di questo scritto, è solo un punto di partenza. Spiegare perché leggendolo si può trovare bellissimo è soltanto per una forma di coerenza con quanto detto: è bellissimo perché misterioso, delicato, pieno di passione, di dolore e generosità.
Forse tutti hanno provato quella sensazione di vuoto e sottile tristezza che si impadronisce di noi quando si finisce un romanzo; è lo stesso turbamento che ci coglie quando parte una persona cara , così quando se ne inizia un altro la prima impressione è quella di smarrimento. È un po’ come cambiare casa , non c’è più niente di familiare, come non ci appartenesse e noi non appartenessimo a lei poi, il tempo la riempie nuovamente di quegli oggetti e quei pezzi che sono stati testimoni attenti e vigili della nostra esistenza fino a quel momento. Ogni cosa anche quella più insignificante trova la sua collocazione, il nuovo ambiente è invaso come da un cuore che batte, lentamente è …….nuovamente a Casa.
Ricominciare a leggere un nuovo romanzo richiede un tempo di adattamento, le pagine si sfogliano, la carta si tocca, il libro prende quell’odore che ci appartiene, i personaggi raccontano loro storia e noi siamo pronti ad accoglierli
In realtà come dice Baricco siamo noi a dare vita alle storie perché noi siamo tante storie magari fissate in un raggio di luce notturna o in giorno di pioggia o in un messaggio scritto da uno sconosciuto, tutte mai raccontate.
Chi non si è rivisto in Arturo Bandini protagonista di ” Chiedi alla polvere” di John Fante. Bandini alla ricerca del successo, con le sue incertezze, frustazioni, sognatore pieno di passione in una Los Angeles nebbiosa , polverosa e indifferente. In qualcosa ci siamo , ci riconosciamo , riconosciamo un po’ di noi forse nel suo girovagare, forse in quel caffè rovesciato sul tavolo di un bar, una storia che poteva essere la nostra o che forse lo è stata ma non l’abbiamo annotata. Insomma una storia che potrebbe anche essere solo in un dettaglio.
E Camilla? La ragazza messicana di cui è innamorato? Beh una Camilla vive in ciascuno di noi , in me di certo: Camilla innamorata di un barista matto che non la vuole e che lei si ostina caparbiamente a seguire , Camilla però si perde volutamente nel deserto con il suo amatissimo cane senza lasciare traccia di se e senza mai più fare ritorno. Questa parte del romanzo potrebbe essere quella che meglio ci descrive, forse si, quante volte ci siamo persi? Quante volte ci siamo ritrovati e poi persi ancora.
Camilla, Bandini sono nella nostra storia, da quale parte, in quale tempo non lo sappiamo .
Chi ha letto Mr Gwyn anche in lui si è potuto riconoscere. Tutti vorremmo arrivare alla verità, all’anima dell’esistenza, questa ricerca la facciamo inconsapevolmente e senza che nessuno possa accorgersi di questa necessità. Cogliere in noi come negli altri quel fulcro che non conosciamo che da senso alla vita, quel qualcosa che non ha tempo , non ha spazio eppure scorre.
E Rebecca? È la sua assistente che lo accompagna in quel suo strano lavoro , alla fine capisce …….. siamo ” un affascinante mosaico di vita reale e perduta”.
Concludo queste riflessioni con la musica. Per definirla partirei da due affermazioni: la prima è di Leibniz ” la musica è un’aritmetica segreta dell’anima” . La seconda è di Steiner ma più che un’ affermazione sono una domanda e una risposta “chiedere che cos’è la musica? È come chiedere cos’è l’ uomo”. Se volessimo riassumere le due citazioni , con un po’ di presunzione, direi: la musica siamo noi come anima del singolo e come corpo di tutta una societa’.
Per un ” ritratto” come lo vorrebbe Mr.Gwyn o forse come io lo desidererei, la musica è protagonista indiscussa. Esiste un ” Fil Rouge” tra romanzo e musica? Io dico che non ci sono dubbi : è la narrazione, entrambe queste forme d’arte descrivono vicende , liete, drammatiche o malinconiche.
Riguardo alla musica, non sceglierò un brano ‘ guida” ma farò riferimento ad un genere che erroneamente è considerato di ” nicchia”, il Jazz.
Perché il Jazz? La risposta la riprendo da Dyer che parla di ” Repubblica libera del Jazz”, la parola chiave è ovviamente ” libera”.
Quale genere , dunque, può meglio prestarsi a ritrovare i dettagli per una nostra storia. Vorrei però sostituire la parola ” storia” così prenderò in prestito il termine di Baricco ” ritratto”.
Jazz dunque lo pensiamo libero e viene subito alla mente l’ improvvisazione.
L’ improvvisazione parte spontanea, durante un concerto un elemento suona spontaneamente un assolo e Steiner affermerebbe ” fa partire il rimembratore”.
Vengono alla luce esprienze pregresse , la creatività individuale e continua . Questo processo libero che ci investe e ci circonda con un turbinio di note non può non suscitare in ciascuno di noi quel desiderio di accendere una memoria nascosta o dimenticata.
Il ” ritratto”passato attraverso i personaggi di un romanzo si completa e si fonde con le note.
Non ci siamo accorti di aver perso le nostre storie , non avremo mai un ritratto.

Jule Hegel 

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