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2^ Edizione del “Festival della Comicità” di Roma, Barbara Mazzoni (in ex-equo con altre attrici) vince il premio come miglior attrice protagonista.- Premiazioni.

0001di Andrea Giostra

Nella Notte dei Cocci d’Oro”, per la 2^ Edizione del “Festival della Comicità” organizzata dal “Testaccio Comic Off” di Roma, vince come miglior attrice protagonista Barbara Mazzoni (in ex-equo con altre attrici della commedia teatraleLove sharing: Laura De Marchi, Angela De Prisco, Caterina Gramaglia, Nadia Perciabosco, Marina Vitolo ), per il ruolo interpretato nella Commedia Teatrale di Roberta Calandra “Love Sharing”, alla quale – al momento del lancio – il nostro Magazine ha fatto una sua presentazione.

Barbara Mazzoni è un’attrice di grandissimo talento e di grandissima bravura che abbiamo intervistato qualche mese fa col nostro Magazine.

Di seguito tutti i premiati nella Notte dei Cocci d’Oro” il 2 ottobre scorso:

Categoria MONOLOGHI MASCHILI:

Miglior testo: “InFolle” di Lorenzo Misuraca;

Miglior attore: Giampiero Mancini con “Il grigio”;

Categoria MONOLOGHI FEMMINILI:

Migliori musiche: Cristiano Lui per “La storia de Giulietto, de Marisa e della mano in chiesa”;

Miglior testo: Palma Spina, con “La candidata”;

Miglior regia: Mauro Simone per “La storia de Giulietto, de Marisa e della mano in chiesa”;

Miglior attrice: Danila Stalteri, con “Manco fossi Laura Chiatti”;

Categoria COMMEDIE:

Migliori costumi: Roberta Budicin e Gaia Petronio per “A perfect man”;

Scene: Paolo Carbone, “I 39 scalini”;

Musiche: Marco Foscari, “Teatro stanco”;

Miglior testo: Andrea Monti, “Femminarium”;

Miglior regia: Francesco Polizzi, “Sogno di una sera d’estate”;

Miglior attore non protagonista: Marco Bellomo, “Gabriele”;

Miglior attrice non protagonista: ex-aequo per Jodie Alivernini e Francesca Pausilli, “Che classe”;

Miglior attore protagonista: Enzo Casertano, “L’inquilino”;

Miglior attrice protagonista: Laura De Marchi, Angela De Prisco, Caterina Gramaglia, Barbara Mazzoni, Nadia Perciabosco, Marina Vitolo per “Love sharing”;

Miglior spettacolo: Sogno di una sera d’estate;

Premio Teatro de’ Servi: “Che classe!”;

Premio Le Nuvole Teatro: “A perfect man”.

Il rione Testaccio di Roma, per il secondo anno consecutivo, ha ospitato il “Festival di Teatro ComicoTESTACCIO COMIC OFF: una lunga serie di spettacoli di teatro e di cabaret, conferenze, presentazioni di libri, proiezioni e tanto altro, che sono stati tenuti dal 7 al 18 settembre 2016 e che hanno animato i luoghi della cultura del noto quartiere romano.

Dodici sono i teatri che prendono parte all’evento; oltre 80 le compagnie provenienti da tutta Italia, che hanno tributato un lungo omaggio all’arte comica.

Il “Testaccio Comic OFF” si struttura in una serie di spettacoli contemporanei (circa 15 ogni sera, ciascuno dei quali replicato dalle due alle tre volte nei giorni successivi), ospitati in ognuna delle numerose sale aderenti. Svariate le possibilità di scelta: dalla commedia al cabaret, dal monologo comico alla commedia musicale.

Il Festival si innesta felicemente sul ricco tessuto teatrale del vivace rione e delle zone immediatamente circostanti: una fitta rete di teatri di piccole e medie dimensioni che negli ultimi anni ha saputo fidelizzare un numero sempre maggiore di persone all’Arte del Teatro, e che aderisce ora con entusiasmo al progetto comune di un Festival interamente dedicato all’universo del comico

Per chi volesse saperne di più su questo interessante Festival della Comicità di Roma, ecco alcuni link interessanti:

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https://www.facebook.com/TestaccioComicOff/ ;

http://testaccio.wixsite.com/testacciocomicoff .

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Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra