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Pirandello, il Berretto a sonagli e quel “femminicidio” per salvare l’onore

Pirandello, il Berretto a sonagli e quel “femminicidio” per salvare l’onore

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Il regista Gino Auriuso: “Il Teatro non è archeologia ma un atto di vita da creare”

Luigi Pirandello aveva scritto il “Berretto a sonagli” nel 1916. È passato più di un secolo e questo dramma in due atti, scritto originariamente in catanese, è ancora oggi più attuale che mai. Perché parla non solo delle “maschere” che si indossano ogni giorno in società ma anche dei diritti delle donne, a partire dalla protagonista, Beatrice Fiorica che, come si ricorderà dalla storia, viene a sapere che suo marito la tradisce con la moglie di Ciampa, uomo tuttofare del marito e, per questo, decide di non stare in silenzio ma di “far scoppiare” lo scandalo.

Ecco qui non siamo in presenza di un “femminicidio”, ma poco ci manca. Ce lo ricorda la compagnia Artenova che è riuscita nell’intento di ripresentare questo classico del Novecento in chiave moderna.  Sotto la regia di Gino Auriuso, il gruppo teatrale ha infatti rivisto il salotto aristocratico di casa Florica, aggiornandolo alle usanze dei nostri tempi.

È bastato far entrare sulla scena un cellulare e il “Berretto a sonagli” appare più che mai attuale.

Se ne sono accorti gli spettatori del Teatro Aurelio a Roma dove l’opera è andata in scena grazie ad un progetto promosso dall’ assessorato alla Cultura con Zètema Progetto Cultura. Sul palco, un cast di interpreti che ha dato nuova linfa a uno dei testi più celebri del drammaturgo siciliano: Irma Ciaramella, Ivano Falco, Gino Auriuso, Marina Zanchi, Ottavia Orticello e Gioele Rotini. Le scene e i costumi sono stati curati da Francesca Serpe, mentre il disegno luci sono state affidate a Roberto Di Lorenzo.

La storia si svolge così. Beatrice, interpretata da una magnetica Irma Ciaramella, per smascherare i due amanti e coglierli in “fragranza” di adulterio si fa aiutare dal delegato della giustizia, Spanò, ma la sua soddisfazione ha breve durata poiché dal verbale risultano solo elementi negativi e non vi è alcuna prova di adulterio. Nonostante tutto, Ciampa (portato sulla scena da un convincente Ivano Falco) che sembra fosse a conoscenza della relazione tra i due, in città viene già ingiuriato come “becco” (cornuto) e dunque non gli resta altro da fare che uccidere i due amanti. Oppure, che la signora Beatrice si faccia credere pazza e venga internata, solo in questo modo il suo onore e quello del marito potranno essere salvi. E Beatrice finisce così per essere l’unica vittima della storia. L’onore è salvo, la dignità della donna no. Una commedia “drammatica”, attualissima che la compagnia Artenova replicherà prossimamente in giro per il Lazio.

“Il Teatro non è archeologia” spiega il regista Gino Auriuso “Il non rimettere le mani nelle opere antiche, per aggiornarle e renderle adatte a nuovo spettacolo, significa incuria, non già scrupolo degno di rispetto. Il Teatro vuole questi rimaneggiamenti, e se n’è giovato incessantemente, in tutte le epoche ch’era più vivo. Il testo resta integro per chi se lo vorrà rileggere in casa, per sua cultura; chi vorrà divertircisi, andrà a teatro, dove gli sarà rappresentato mondo di tutte le parti vizze, rinnovato nelle espressioni non più correnti, riadattato ai gusti dell’oggi. E perché questo è legittimo? Perché l’opera d’arte, in teatro, non è più il lavoro di uno scrittore, che si può sempre del resto in altro modo salvaguardare, ma un atto di vita da creare, momento per momento, sulla scena, col concorso del pubblico, che deve bearsene”.