Valeria Golino, seconda donna ad ottenerlo dopo Paola Cortellesi, è stata insignita del “ Federico Fellini Platinum Award “ nel corso di una cerimonia tenutasi al Teatro Petruzzelli di Bari nell’ambito dell’edizione 2019 del Bif&st che celebra il decennale della prestigiosa manifestazione cinematografica.

Nel corso di una masterclass della quale è stata assoluta protagonista nella mattinata dello scorso 2 maggio l’attrice napoletana ha raccontato le tappe della sua carriera il cui culmine è stato quello di soggiornare dodici anni ad Hollywood dove ha avuto occasione di lavorare in una ventina di films.

Molto divertente il racconto del suo soggiorno nella capitale mondiale del cinema: ha descritto la sua intenzione, da lei stessa definita di impossibile realizzazione date le concorrenti locali, di interpretare ruoli di donne americane: la concorrenza con colleghe del calibro di Julia Roberts o Demi Moore e Uma Thurman era soltanto temeraria!

Ha anche raccontato il suo esordio al cinema avvenuto nel 1983 con Lina Wetmuller ed il successo ottenuto da giovanissima nel 1986 alla Mostra del cinema di Venezia con “ Storia d’amore “ di Citto Maselli oltre alla Coppa Volpi vinta nel 2015

Una sua caratteristica è quella di  non rivedere quasi mai i suoi film, dopo avere terminato la promozione e le partecipazioni ai Festival perché generalmente resta delusa da interpretazioni che in un primo le erano sembrate riuscite. “Non è il caso di ‘Storia d’amore’, però, perché ogni volta che mi capita di rivederlo mi ritrovo ancora molto brava. Quel premio me lo dovevano proprio dare!”

Di premi, in realtà, ne ha vinti moltissimi, anche con il suo esordio da regista con “Miele”, poi seguito da “Euforia”.

Dopo tanti film, Valeria Golino non ha perso la passione per il suo lavoro di attrice, né ha mai smesso di stupirsi. “Quando mi stupisco durante la lavorazione di un film è un fatto molto vivificante, mi fa ricordare le ragioni della mia scelta di intraprendere questa professione. Ad esempio, recentemente sono rimasta sorpresa dalla vitalità della mia amica Valeria Bruni Tedeschi sul set di ‘I Villeggianti’. Valeria è non solo vitale ma anche buffa e insolente. Mi è servito molto vederla dirigere”.

Sulla prospettiva di fare un terzo film da regista, Valeria Golino ha ‘glissato’ dicendo di non avere ancora l’idea giusta. Intanto, però, il pubblico e la critica dell’imminente Festival di Cannes potrà ammirarla nel film in concorso “Portrait de la jeune fille en feu” di Céline Sciamma. “Interpreto il mio primo ruolo di una ‘vecchia’, un ruolo talmente malinconico che inizialmente non volevo fare il film ma Céline ha tanto insistito, diceva che non riusciva a pensare ad un’altra attrice per quella parte. È stato comunque un ruolo poco impegnativo, soprattutto in termini di tempo perché dopo avere trascorso due anni alle prese con una esperienza così totalizzante come quella di ‘Euforia’ oggi sento l’esigenza di non lavorare troppo e di farlo solo con registi miei amici”.

 

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