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“Accidentes Gloriosos” (2016), ideazione e regia Giulio Stasi, Teatro India, Roma, dal 2 al 7 settembre 2016. – Presentazione.

Locandinadi Andrea Giostra.

Dal 2 al 7 settembre 2016, preso il Teatro India di Roma, con l’ideazione e la regia di Giulio Stasi, andrà in scena lo spettacolo Accidentes Gloriosos” (2016), prodotto da “Rosabella Teatro”.

Lo spettacolo è un vero e proprio progetto performativo sul tema della morte e della rinascita composto da sette capitoli brevi, sette Accidentes, indipendenti, ma legati fra loro: un incidente stradale, una capra in piedi sopra una mucca, un fotografo di incidenti, un buco in mezzo alla strada, un rapporto intimo fra sconosciuti, una lettera d’amore, un trapianto di cuore.

La rappresentazione e l’idea progettuale di fatto rappresentano metaforicamente, ma anche sostanzialmente, un vero e proprio invito rivolto allo spettatore a non aver paura della crisi, della sconfitta, della perdita, della fine, del buio.

Un invito ad attraversarlo, ad aprirsi al nuovo, all’inaspettato, all’impensabile. Per rinascere.

La messa in scena, in forme diverse per ogni capitolo, coinvolge il pubblico, rendendolo parte attiva della narrazione.

Gli Accidentes utilizzano linguaggi innovativi che si integrano a quelli più tradizionali e invadono in maniera pacifica e insolita tutti gli spazi del Teatro India.

Menzione speciale al Premio alle Arti Sceniche Dante Cappelletti 2012, per la prima volta il progetto viene messo in scena nella sua eptalogia completa.

Nello specifico “eptalogia completa” riguarda le sette Opere che verranno messe in scena e accennate precedentemente: “un incidente stradale”, “una capra in piedi sopra una mucca”, “un fotografo di incidenti”, “un buco in mezzo alla strada”, “un rapporto intimo fra sconosciuti”, “una lettera d’amore”, “un trapianto di cuore”.

In questa forma di rappresentazione, l’eptalogia, ogni testo teatrale, ogni rappresentazione, ogno Opera d’Arte, è indipendente e in sé concluso, ma è insieme collegato a tutte le altre rappresentazioni, a tutte le altre Sette Opere (nella fattispecie), da sottili richiami che possono essere di diversa natura: scenici, testuali, inter-testuali, di dettagli impercettibile, di meta-significati, di piccole narrazioni: quello che in un Testo è un dettaglio, nel successivo o nel precedente può essere la sostanza del contenute del testo teatrale stesso! È come se attraverso un’apparente incomprensibile ed intricata rete di riferimenti incrociati, nascosti alla vista di uno spettatore disattento o distratto, che non vede oltre l’apparenza, si nascondano un linguaggio-altro, un meta-linguaggio che è l’essenza stessa della narrazione, del testo, se vogliamo, forzando un po’ la mano, della “morale” del “racconto”.

È un “modello” e un “modo di fare Arte”, Teatro, Narrazione, Filmografia, Sceneggiatura, Pittura, Scultura, molto originale e faticosa al contempo, che moltissimi sceneggiatori e registi, soprattutto nel modo della settima arte, da qualche anno stanno utilizzando con estremo successo: tra tutti basti ricordare “Crash” (1996) di David Cronemberg, con una sceneggiatura tratta dall’omonimo romanzo di James Graham Ballard del 1973, che tra gli altri premi ha vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes; e “Babel” (2006) ideato, prodotto e diretto da Alejandro González Iñárritu, con un Cast di attori straordinario. Film che è stato vincitore di una miriade di Premi in tutti i festival del Mondo, tra cui il Golden Globe 2007 come Miglior Film Drammatico e il Premio alla Migliore Regia al Festival di Cannes del 2006.

L’eptalogia di cui si sta appropriando con molta intelligenza l’Arte nelle sue diverse forme espressive, parte dal recente modello scientifico, di fine ‘900, della “Teoria della Complessità”: un’infinita rete di riferimenti umani e accadimenti sociali, che rispondono a qualcosa che sfugge alla razionalità e al tentativo di “dare ordine agli accadimenti” dell’uomo, ma che la scienza ha classificato genericamente come “Teoria della Complessità”: che studia i sistemi complessi e complicati al contempo, i fenomeni a cui si collegano, ed infine, il tentativo, solo ex-post, di dare un senso scientifico agli accadimenti!

Ecco, per chi è amante della settima arte e ha visto questi due film straordinari, certamente avrà una buona idea dell’interessante ed assai innovativo progetto teatrale che vede l’ideazione pionieristica in un set teatrale, e la regia accurata e attenta di Giulio Stasi. In quest’ultima rappresentazione, una delle attrici protagoniste femminili è la straordinaria e bravissima Artista Jun Ichikawa – che ha recentemente e gentilmente concesso un’intervista esclusiva a “ilprofumodelladolcevita.com” – affiancata da un Cast di attrici e di attori bravissimi e di altissimo profilo teatrale.

giulio stasiPer tornare a Accidentes Gloriosos” (2016), il messaggio a tratti esplicito, a tratti sub-liminale, come ben dice lo stesso Giulio Stassi, è quello di: «Accettare la crisi, la perdita, la sconfitta, la fine. Danzare nel Buio. Attraversarlo. Aprirsi al nuovo, alla bellezza, all’altro, all’inaspettato, all’impensabile... Accidentes Gloriosos nasce dalla lettura dei testi di Mauro Andrizzi e Marcus Lindeen. Sette piccole pietre preziose in cui ho trovato oscurità, amore, coraggio, luce. Ho creduto che queste storie, questi Accidenti Gloriosi, in cui qualcosa finisce e qualcos’altro nasce, potessero offrire uno sguardo insolito e positivo sul presente. Ho cercato di costruire, intorno a queste gemme, un’incastonatura, diversa per ogni storia, che permettesse alle parole di brillare ed al pubblico di indossarle. Performance che prendessero forza dal qui ed ora della rappresentazione. Storie aperte che non si esaurissero con la narrazione ma che potessero continuare a vivere e brillare nel pubblico anche dopo.»

Informazioni sull’Opera Teatrale:

testo originale Mauro Andrizzi e Marcus Lindeen
con Tiziana Avarista, Annarita Colucci, Margherita Giunti, Cristina Golotta
Jun Ichikawa, Anna Maria Loliva, Lucilla Miarelli, Cecilia Napoli, Cristina Poccardi
Caterina Silva, Roberto De Paolis, Marco Fois, Luca Guastini, Francesco Marino
Tiziano Scrocca, Carlotta, Agostino, Billy

aiuto regia Elena Cucci
assistenti alla regia Cecilia Carponi, Elisa Gallucci, Emanuela Panatta
Roberto Andolfi, Dario Carbone, Simone Minighini, Giuseppe Ragone
supervisione tecnica Dario Salvagnini

Locandina 2Informazioni sullo spettacolo:

Fra le 19.00 e le 24.00 il pubblico potrà attraversare gli spazi del Teatro India per assistere alle sette performance.

Alcune performance prevedono un numero limitato di spettatori e più repliche nella stessa serata.

Ingresso libero con prenotazione consigliata a:

rosabellateatro@gmail.com ;

+39 342 5878696

community@teatrodiroma.net

Link di riferimento per maggiori informazioni sul Accidentes Gloriosos” (2016):

Direttore Teatro 01

Accidentes Gloriosos” (2016) – Presentazione de “ilprofumodelladolcevita.com”:

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Accidentes Gloriosos” (2016) – Official Web-Site :

http://www.accidentesgloriosos.org/ ;

Accidentes Gloriosos” (2016) – Official Facebook Page 1:

https://www.facebook.com/events/1231556166864785/ ;

Accidentes Gloriosos” (2016) – Official Facebook Page 2:

https://www.facebook.com/events/277549449280992/

Accidentes Gloriosos” (2016) – YouTube Presentation :

https://www.youtube.com/watch?v=-pcCtX6VTzc ;

Accidentes Gloriosos” (2016) – Prenotazioni, Contatti e Informazioni:

community@teatrodiroma.net ;

rosabellateatro@gmail.com ;

+39 342 58 78 696 ;

I lettori che volessero conoscere l’autore della Presentazione, Andrea Giostra, possono consultare la sua “Official Facebook Page” e la sua “Personal Facebook Page”:

https://www.facebook.com/AndreaGiostraFilm/ ;

https://www.facebook.com/andrea.giostra.31 .

Accidentes-Glorio

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra