ALLACCIATE LE CINTURE di FERZAN OZPETEK

Allacciate le cinture di FERZAN OZPETEK

Allacciate le cinture di FERZAN OZPETEK

Anche questa volta il regista turco ha colto nel segno, nel segno degli umani sentimenti, quei sentimenti che governano nel bene e nel male la nostra vita arrivati ad un certo punto della quale è necessario fare i conti con se stessi, con ciò che si è creato o non si è riusciti a creare.
La storia di un colpo di fulmine a lungo evitato ma che cova sotto la cenere come il buon legno messo nel camino per fare il fuoco, per ravvivarlo se serve, per mantenerlo quando bisogna aspettare: è così che, partendo da un banale ed accidentale incontro tra due personaggi uguali tra loro eppure tanto diversi, Ferzan Ozpetek descrive una storia lunga una vita, una storia fatta di sentimenti, di amore, di fatti fondamentalmente reali, una storia alla quale prendono parte una quantità di personaggi che sembrano di contorno ma che in effetti tutti contribuiscono a raccontare un dolore che da solo sembra voler trionfare.
Elena ed Antonio, due personaggi fatalmente attratti per la vita e che sembrano uguali ma che in effetti si diversificano per abitudini, cultura, attività, due personaggi che come le polarità di una magnete, essendo uguali e contrarie, si attraggono, vivono, mettono su famiglia, litigano, si offendono ma che fondamentalmente si amano.
Una brutta malattia interrompe quel menage che dopo tanti anni di vita vissuta sembra entrare in crisi: in effetti la malattia è la catarsi di un amore profondo del quale, forse, nemmeno i protagonisti riescono a rendersi conto, una malattia che risana gli animi loro e di tutti coloro che ruotano loro intorno, come un fatto salvifico che – però – non sappiamo come andrà a finire.
Ognuno dei personaggi di questo veramente stupendo film ha un suo grande valore, una parte che spiega molte cose senza neppure evidenziarle, un significato profondo che richiama antichi valori umani trasportati nell’odierna civiltà consumistica e che comunque richiama mille emozioni: passioni, amori sperati e non detti, sguardi che da soli interpretano sentimenti profondi come il mare, momenti di vita vissuta, amori fisici e platonici che sembrano voler mettere in discussione tutte le certezze che il lavoro del regista turco ci evidenzia; il finale, grandioso, scioglierà tutti i nodi e rivelerà l’essenza vera di questa opera che non è altro se non la pedissequa ricomposizione dei temi cari ad Ozpetk: l’amore, l’amicizia, il destino, il modo di reagire alle avversità della vita.
Il film, girato in Puglia, con bellissimi panorami e stupende inquadrature è privo di ogni volgarità, è un film elegante, di cervello e di anima, di grandi momenti di riflessione, di segreti tra personaggi di varia estrazione, di amori a tutto pieno che sembrano voler dire a chi avrà la fortuna di assistere alle proiezioni di un’opera veramente particolare, che comunque vada la vita deve essere vissuta, tutta e sempre perché, come insegna la guarigione della protagonista che riesce a sconfiggere un brutto male, tutto è possibile guarire: i sentimenti, i rapporti interpersonali e tutto contribuirà ad allontanare pregiudizi, rancori, cose non dette.
L’intepretazione del personaggio di Elena è affidata ad una brava e bella Kasia Smutniak mentre quella del suo compagno è di Francesco Arca; personaggi a corollario li troviamo interpretati da Filippo Scicchitano, Carolina Crescentini, Francesco Scianna, da una sorpendente Elena Sofia Ricci e da una meravigliosa Paola Minacciosi nella parte di una malata in grado di donare e prendere il bene grande dell’amicizia.
Dal 6 marzo il capolavoro di Ozpetek sarà nelle sale italiane, distribuito in 350 copie da 01 Distribution; il soggetto e la sceneggiatura fanno capo a Gianni Romoli ed allo stesso regista, le scenografie sono di Marta Maffucci mentre la produzione è affidata alle mani sapienti di Tilde Corsi e di Gianni Romoli in tandem con R & C Produzioni e Faraos Film con Rai Cinema.

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