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Barbara Mazzoni, attrice di teatro, racconta il suo punto di vista sull’Arte

Barbara Mazzoni
Barbara Mazzoni
Barbara Mazzoni

“Il Profumo della Dolce Vita” ha incontrato Barbara Mazzoni, attrice di Teatro e di talento riconosciuto, donna intrigante e molto attraente, protagonista di commedie importanti e di successo delle quali ci parlerà nella nostra intervista.

Barbara, benvenuta a “Ilprofumodelladolcevita.com” e grazie per avere accettato il nostro invito. Voglio iniziare questa che sarà certamente una bella chiacchierata, raccontandoti un piccolo fatto storico della mia città di origine, Palermo, che di fatto rappresenterà la mia prima domanda che ti pongo. Il fatto storico è questo: il “Teatro Massimo” di Palermo fu costruito tra il 1875 e il 1891 in stile neoclassico-eclettico da due tra i più importanti e famosi architetti di quel tempo, Giovan Battista Filippo Basile e il figlio Ernesto Basile. Dopo la prematura morte di Giovan Battista Filippo, Ernesto Basile, il figlio, finì i lavori del Teatro. Nel gigantesco Frontale del Teatro Massimo, l’allora potentissimo e molto colto Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile, del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia prima, e, successivamente, del Regno di Umberto I, ordinò che venisse incisa una frase che – si narra – scrisse lui stesso. Il Teatro Massimo di Palermo, come certamente saprai, è uno dei Teatri più belli d’Europa e il secondo per capienza di spettatori e per grandezza. Possiede una qualità acustica terza in Europa solo dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. La frase alla quale ti accennavo prima e che Finocchiaro Aprile volle venisse incisa sul frontale principale del Teatro Massimo è questa: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire».

Tu, BarbaraFoto Barbara Mazzoni 05, che sei un’importante attrice di Teatro, leggendo questa frase cosa ti viene in mente, a cosa pensi, cosa ti ispira che vuoi dirci d’istinto adesso?

Mi viene subito in mente quello che io penso dell’arte e un po’ del senso che ha in questa società. Sai Andrea, l’arte rinnova i popoli, beh, è proprio cosi. E’ un balsamo per lo spirito ed è fonte di vitalità ed energia. Il senso dell’arte, secondo me, è proprio quello di stimolare ed arricchire lo spirito umano, dare a tutti la possibilità di conoscersi, di incontrarsi, di dialogare tra noi. E’ il dialogo di un anima ad altre anime, con altre anime, è proprio liberare l’essere umano costretto in una società che alla fine impone e, spesso, opprime dall’esterno. Questo è anche il pensiero di un letterato e filosofo di vita, maestro spirituale, presidente di un associazione buddista internazionale che si chiama Daisaku Ikeda.

E’ vero quello che dici Barbara, e lo condivido totalmente, nel senso che l’arte a mio avviso e come dici tu, è anche un modo di liberare lo spirito dell’uomo e della donna da convenzioni e da pregiudizi, e che dà all’artista la possibilità di liberare componenti importanti della propria essenza vitale, della propria creatività e del proprio talento artistico. Ma detto questo, credo che Finocchiaro Aprile volesse attribuire all’arte, nelle sue varie espressioni artistiche, innanzitutto quella teatrale, qualcosa di ancora più importante per la società, per la collettività: un mandato straordinario e fondamentale per la crescita culturale e civile di un intero popolo, di una nazione. Se è vero quello che suggerisce Finocchiaro Aprile, secondo te, cosa fa oggi l’arte per “rispettare” questo mandato così importante che – secondo me – ha sempre avuto, fin dal lontano tempo dei greci antichi e addirittura anche prima?

Beh, non saprei se oggi l’arte riesce in effetti ad adempiere a questa missione. Ci sono molte forme artistiche in questa epoca e in questa società, alcune forme sono creative, coraggiose e tenaci, altre forse vecchie, inutili e pompose. Io direi, e credo, che la cultura e l’arte devono arricchire la vita di un essere umano e del contesto in cui si immerge quotidianamente, e dico devono, perché è l’unica sana ragion d’essere dell’ artista al momento. Makiguchi, pedagogo giapponese, diceva che la vera felicità risiede nella ricerca della bellezza, del bene e della virtù. Il bene è la ricerca di tutto quello che è un riscatto della persona in senso lato, la virtù è la ricerca di ciò che è giusto in opposizione all’ingiustizia, e la bellezza è proprio la ricerca dell’arte e della cultura. In assenza di uno di questi cardini manca l’equilibrio, e senza equilibrio la società e le persone che la compongono non possono essere felici. Forse nella società di oggi spesso manca uno di questi cardini. Direi che spesso viene a mancare proprio la virtù dell’arte come ricerca del bene, del giusto, dell’affermazione del valore rispetto ad un mero successo esteriore. Nonostante questo, ci sono tante voci artistiche che si levano coraggiose per affermare che l’arte e la cultura sono risorse che possono cambiare il corso della nostra vita ed è per questo che mi sento di essere ottimista.

Mi piace la tua risposta Barbara, perché di fatto oggi, che la società occidentale dal punto di vista etico e morale è un po’ alla deriva ed ha perso le sue origini culturali frutto dell’arte e della scienza intesa nell’accezione greca classico-antica, l’arte deve riprendersi il suo posto e deve essere consapevole del suo mandato così importante per la vita civile, per la società e per la cultura di un intero popolo: proprio come sostiene Finocchiaro Aprile.

Tu, Barbara, hai una grandissima esperienza artistica da quello che ho letto dal materiale che mi hai inviato. Ma sai bene che in qualsiasi professione – compresa quella dell’attrice – nessuno ti prenderebbe mai sul serio se sei un’autodidatta! Tu quali scuole di recitazione hai frequentato e quali frequenti tutt’ora per migliorarti professionalmente? E perché hai scelto proprio queste scuole? Cosa hanno di particolare rispetto ad altre e cosa ti hanno lasciato professionalmente di importante per il tuo lavoro?

Io ho studiato all’Accademia di Garinei e Giovannini di Roma, ma poi nel tempo mi sono formata frequentando stage e seminari di coach venuti dall’estero, come ad esempio Marylin Fread, Cathy Marchand e tanti altri. Sinceramente penso che lo studio e la sperimentazione continua siano per un attore fonte di crescita e affinamento del proprio talento. E’ una condizione necessaria se si vuole fare questo lavoro sviluppandosi sempre più e quotidianamente come artista, e prima di tutto come essere umano, che abbraccia e supera i propri limiti. Credo, inoltre, che lo studio vada sempre accompagnato da un allenamento continuo e costante. Di fatto è come andare in palestra. Un attore muore se non lavora, diventa debole e arrugginito senza la possibilità di stare in scena.

Quello che mi hanno lasciato queste esperienze formative? Beh, certamente la possibilità di applicare nella realtà teatrale, ed artistica in genere, quello che si chiama il talento!

Da quello che hai appena detto Barbara, capisco che per te il talento è la prima cosa che deve possedere un vero artista. Se non hai quello, non vai da nessuna parte. Mi ricorda una bellissima citazione di unaFoto Barbara Mazzoni 01 nota campagna pubblicità di qualche anno fa: “la potenza è nulla senza controllo!”. Parafrasando si potrebbe dire che “il talento è nulla senza studio, formazione, fatica e lavoro”. E anche in questo, se è così che la pensi dalle parole che hai detto, sono assolutamente d’accordo con te. Ma oltre al talento, alla passione, allo studio e alla formazione, quali sono secondo te le qualità che deve possedere un’artista per sfondare, per avere successo, per diventare una Star nel mondo del Teatro e dell’arte in genere?

Le qualità di un artista? bella domanda! … mmmmhhh pensiamo un po’! Sicuramente una grande umanità, resilienza assoluta, direi, la capacità di non arrendersi a se stesso o ad altri, la forza, la costanza, l’assoluta determinazione e fiducia nel processo della sua vita. Non bisogna lasciare mai che qualcuno porti via i tuoi sogni, il cuore, e per cuore intendo la capacità di sentire la propria e l’altrui mente e sintonizzarsi sul benessere dell’altro con il suo modo di esprimersi. Utilizzare tutte le circostanze della vita come catalizzatore per realizzare i tuoi sogni. L’ascolto e la volontà di aiutare a rigenerare e incoraggiare chi è stanco, risollevare il morale a chi viene ad onorare il tuo operato. Parlerei ancora lungamente di questo, ma non so, se…qui ed ora, in questa società piena di conflitti, barbarie, contraddizioni, corsa sfrenata ad un successo effimero, le persone condividerebbero quello che sto dicendo. Ma se anche uno solo comprende ed abbraccia questo mio sentire, beh, allora ho vinto!

Barbara, quella che ti faccio adesso è una domanda che ha dell’introspettivo e ti rimanda a situazioni che avrai vissuto nella tua carriera artistica. E’ una domanda che faccio a tutti gli artisti che ho intervistato, e credo che capirai perché!

Io da adolescente sono stato, e lo sono tutt’ora, un gradissimo lettore di quello che ritengo essere uno dei più grandi scrittori della storia dell’uomo, e mi ricordo – ho poi verificato questo ricordo ovviamente – che in uno dei suoi romanzi più conosciuti e più belli, “Memorie dal sottosuolo” pubblicato nel 1864, Fëdor Michajlovič Dostoevskij parla, tra le righe, della “Teoria dell’Umiliazione”. Succede poi, molti decenni dopo, negli anni ’90, che alcuni scienziati e psicologi americani, ne hanno addirittura fatto una vera e propria teoria psicodinamica, un modello psicologico che parte dal presupposto che sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita ad insegnarci a vivere meglio e a sbagliare sempre meno: si impara dalla propria esperienza di vita e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono di noi! Nella tua esperienza di attrice di Teatro, Barbara, hai mai subito delle umiliazioni professionali che ti hanno lasciato il segno e ti hanno fatto pensare seriamente di mollare tutto e fare altro nella tua vita; oppure, sono state umiliazioni che ti hanno fortificato, che ti hanno fatto crescere professionalmente e ti hanno dato più forza e più determinazione per continuare a seguire la tua passione e il tuo talento?

Guarda Andrea, sarò sincera e diretta: non ho avuto umiliazioni nel mio lavoro, per fortuna forse?! Non lo so! Ho avuto sì cadute, sconfitte, fallimenti. Ma alla fine penso che successe per mie responsabilità, nel senso che io sono abituata ad assumermi la responsabilità di come va o di come è andata la mia vita e la mia carriera. E sono certa che ogni volta che sono caduta, e poi mi sono rialzata, sono diventata più forte, più consapevole delle mie qualità, più altruista anche. Sono diventata soprattutto sempre e di più, una donna migliore, e spero anche di essere diventata un’artista migliore. Detto ciò, a questo punto mi auguro di cadere spesso, ahahaha, ma di rialzarmi sempre più forte di prima!

E’ vero quello che dici Barbara, sai che c’è un detto che dice: “quello che non mi uccide mi fortifica!”? Io penso che sia così nella vita, sono le esperienze negative, quelle che ti procurano dolore che ti formano veramente e ti fanno diventare un uomo migliore, una donna migliore. Ed in questo hai ragione nel dire che le cadute che hai fatto nella tua carriera ti hanno certamente resa un’artista e una donna migliore e più forte.

Ma adesso un’altra domanda. Ti ricordi Barbara che età avevi quando hai capito che volevi fare l’attrice? Quando ne hai parlato con i tuoi genitori, cosa ti hanno detto: sono stati tuoi alleati fin da subito, oppure hanno cercato di metterti il bastone tra le ruote perché avevano immaginato per la loro figlia un altro destino professionale?

Foto Barbara Mazzoni 03Non ero proprio piccolissima. Devo ammettere che sono sempre stata una bambina originale e fuori dal comune, e cosi sono diventata un’adolescente molto particolare. Poi una giovane donna curiosa e complessa. Nella mia adolescenza e giovinezza ho vissuto e affrontato momenti ed anni duri, complicati e dolorosi. L’unico desiderio di allora, che attraversava quest’anima irrequieta, spesso era rompere le righe, andare contro le regole di un’educazione e di una società che mi faceva sentire intrappolata. Mi aggiravo per il mondo in perenne conflitto tra una spinta a seguire “introietti famigliari e culturali”, e dall’altra l’esigenza di mollare responsabilità che non riuscivo a sostenere. Credo sia stato per questo motivo che non ho sentito fin da subito il sostegno e l’incoraggiamento dei miei genitori. Cosi un giorno cominciai a lavorare come modella, disattendendo le aspettative della mia famiglia che mi vedevano all’università. Durante uno stage della mia agenzia – facevo delle lezioni di teatro allora – incontrai un’attrice e regista che mi disse: “ma lo sai che sei brava!”. Quella frase mi cambiò la vita. Avevo vent’anni. Iniziò così la mia carriera artistica. E al primo spettacolo che feci e che ebbe grande successo, la mia gioia più grande fu quella di sentire mia mamma e mio papà che mi guardavano fieri ed orgogliosi con gli occhi lucidi: la loro figlia era un vero talento artistico ed era diventata un’attrice che tutto il Teatro aveva apprezzato e applaudito. In quel momneto, sentire l’orgoglio dei miei genitori, per me è stata un’emozione fortissima, una gioia immensa che ancora oggi mi mette i brividi, e ne sono fiera e felice.

E’ un bellissimo racconto quello che ci hai descritto Barbara. Soprattutto quando le emozioni diventanto così dirompenti e forti come quelle che possono dare solamente la famiglia: i figli ai genitori, e i genitori ai figli. Non credo ci siano

emozioni più intense e dirompenti di queste, nel bene e nel male ovviamente. Ma per te, dal racconto che ci hai fatto, dev’essere stata dura all’inizio, ma poi sei stata ripagata con una grndissima gioia che ha cancellato d’emblée i tuoi sacrifici e il lavoro che avevi fatto scommettendo da sola su te stessa, senza quel sostegno e quel conforto, anche materiale, che spesso per una giovane artista, che fa i primi passi con incertezza e insicurezza, può risultare determinante per avviare la propria carriera; o peggio ancora, per non essere risucchiata in qualcosa che nulla ha a che fare con l’arte. Sai bene Barbara, che il mondo del Teatro visto da spettatore è affascinante, bellissimo e molto attraente. Si “narra”, però, che, vissuto dall’interno, spesso è pieno di ipocrisie, di invidie, di insidie, di richieste di compromessi pericolosi. Si dice pure che sia popolato di personaggi squallidi che vivono ai margini del mondo del Teatro, ma che sono sempre lì in agguato e pronti per afferrare quella che vedono come una preda, per illuderla e prometterle cose che non potranno mai mantenere, soprattutto quando sono giovani ed inesperte artiste che magari stanno vivendo un momento di difficoltà. Sono momenti questi che rischiano di fare oltrepassare quel confine che porta il/la giovane artista verso altri lidi che non hanno nulla a che vedere con l’arte, come dicevo prima. Tu oggi, da artista-attrice affermata, hai mai avuto modo di vedere queste cose che si dicono del “backstage” del Teatro? Hai vissuto qualche esperienza che ci vuoi raccontare? O sono solo fantasie di chi non conosce dal di dentro questa realtà così importante per la cultura?

Sul mondo del teatro, sul mondo dello spettacolo, se ne dicono tante. E questa cosa mi fa sorridere. E’ un mondo come tanti altri. Ci sono i buoni e ci sono i cattivi. Così come nella vita e nella società. Ci sono persone corrotte e persone che lottano per i propri diritti e per i diritti di chi gli sta accanto. Io non trovo tutta questa differenza. Sì, è vero, ci sono false promesse, persone che intraprendono scorciatoie e poi si perdono, persone senza talento che ingannano e vengono ingannate. Ma ci sono anche persone meravigliose, di talento enorme, di capacità smisurate, visionari dell’arte capaci di trarre sempre il meglio da ogni artista, da ogni performance. Ci sono esseri umani. Tutto qua!

In fondo, dici tu Barbara, il Teatro è un “mondo sociale” come tanti altri dove si ripetono le stesse dinamiche relazionali che accadono in altri “mondi sociali” e lavorativi. E questo è vero e ci può stare, e forse hai anche ragione secondo me. Adesso Barbara, vorrei ci raccontassi – perché certamente ti sarà successo nella tua carriera di attrice – qualcosa che ti è accaduto di imbarazzante, di divertente, di ilare, di buffo, da far ridere tutto il cast del Teatro, dal regista, al produttore, ai colleghi, e che oggi ricordi piacevolmente col sorriso sulle labbra.

Foto Barbara Mazzoni 04Ahahaha, qualcosa di divertente? Oh mamma! Forse troppe cose, per cui non ne ricordo una in particolare. Sai Andrea, fare gaffe in scena, cadute durante una prima, sono cose che capitano e fanno ridere o sorridere! Io sono un’attrice attenta e precisa, ma a volte ne combino qualcuna. Sono un po’ come Amelie. Ce l’hai presente Andrea, vivo in un mondo magico che ad un certo punto emerge e mi rende un fumetto. Ecco, è proprio così!

Barbara, chi sono stati i tuoi “Maestri d’Arte” della tua vita professionale? Vuoi dirci quali sono e quali sono stati per te i più importanti che ti hanno forgiata come attrice oggi affermata? Dicci qualcosa di loro. Perché per te sono così importanti?

Di maestri ne ho avuti. Non molti. Ma la cosa che mi preme di più è incontrare il maestro giusto al momento giusto, nel presente che vivo, qui ed ora. Quindi, senza scomodare il passato, ti direi che adesso ho fatto un incontro per me proficuo e creativo, assolutamente desiderato e sperato. Sto lavorando con il regista Marco Maltauro e trovo che sia in questo momento una delle cose migliori che mi potesse capitare come artista. Con lui ho la possibilità di sperimentare e superare limiti e barriere che ho sempre avuto, e di rompere gli argini della sicurezza. Per me tutto questo è fonte di grande ispirazione, ed è per questo che lo ringrazio.

Barbara, quali sono le tre opere teatrali che hai messo in scena nella tua carriera, nelle quali sei stata protagonista e alle quali sei legata affettivamente e professionalmente di più rispetto a tutte le altre? E perché proprio queste? Cosa hanno di particolare e diverso rispetto a tutti i lavoro che hai realizzato in tantissimi anni di professione? Ci vuoi raccontare questo aspetto della tua esperienza di attrice di Teatro?

Scusa Andrea, ma non posso renderti felice su questa domanda, perché non ho mai amato classificare le cose che ho fatto come migliori o peggiori. Sicuramente ci sono stati spettacoli che ho amato di più ed altri meno, ma tutto è stato necessario ed utile per la mia crescita professionale. Non rinnego nulla ne esalto altro. Quindi non risponderò direttamente ma ti dico solo che quello che sto per fare è per me sempre la cosa migliore perché è lì che c’è la mia sfida.

Bella risposta diplomatica, ma molto sincera e credibile Barbara. In fondo è così se vivi la tua professione come una sfida di continua crescita artistica. E’ sempre la prossima la sfida più importante, non quelle che hai fatto nel passato e che oramai è diventata solo un bel ricordo professionale. Ma dicci, Barbara, a cosa stati lavorando in questo momento? A quale ruolo ti stai preparando? Hai dei lavori in corso d’opera dei quali ci vuoi parlare?

Ecco, sto appunto preparando uno spettacolo tratto da un libro di successo. L’autrice, Roberta Calandra, è una scrittrice eccezionale. Ryunio è una favola interculturale dove si affrontano temi che ci fanno riflettere sulle differenze, come risorsa di umanità. Poi, la cosa che mi piace di più, è che sarò da sola in scena. E’ un monologo divertente e surreale. E’ la storia di una donna che una mattina si sveglia e si rende conto che la sua vita è un disastro completo, che non ha più nulla. Ma accendendo il computer le arriva una possibilità di capovolgere la situazione, una possibilità assurda, che però le riporta la speranza. E la speranza è che alla fine non c’è mai un’ultima parola. Bisogna sempre credere che ancora tutto è possibile. E’ un monologo capace di far ridere e riflettere, spero.

E poi, ancora, una nuova commedia che tratta temi futuristici e visionari, ma assolutamente attinenti alla nostra realtà quotidiana. Ma è ancora in divenire. Insomma, chi più ne ha meglio ha! si dice così, no?

Quale personaggio ti piacerebbe interpretare come protagonista che ancora non hai fatto?

Sinceramente vorrei poter interpretare un ruolo di una donna travagliata e passionale che si trova a dover far scelte scomode e difficili. Insomma un ruolo davvero drammatico. Tipo una Medea moderna. Oppure la Lupa di verga. Una donna che ama la vita talmente tanto e con tale intensità che è capace di arrivare fino agli abissi dell’Ade e distruggersi in esso. Qualcuno che vuole far sentire la sua voce. Ecco una cosa così, capisci Andrea? Non ti ho dato un nome e un ruolo preciso, ma l’idea di un sentimento che vorrei portare in scena e, perché no?, al cinema. Sto tentando di trovare l’occasione giusta per tornare in TV e finalmente, con la maturità di adesso, approdare al cinema.

E’ vero che non hai descritto un personaggio che vorresti interpretare, Barbara, ma hai descritto un ruolo estremamente impegnativo e affascinante. Forse dovresti scriverla tu questa sceneggiatura. Perché no? La tua è un’idea molto attraente per uno spettatore moderno. E quello che hai appena detto ci fa capire che una donna-attrice di successo come te, molto bella e attraente, piena di impegni e di tentazioni che la vita che fai ti sottopone ogni giorno, avrà sicuramente difficoltà a gestire con serenità la sua vita affettivo-amorosa con il suo partner? Tu come ci riesci?

Foto Barbara Mazzoni 06Che domanda intima mi stai facendo! Non amo molto raccontare della mia vita sentimentale. Diciamo che riesco a gestirla come tante altre donne impegnate. Conto sulla qualità della relazione e soprattutto rispetto la sincerità del mio sentimento. Quando amo, amo totalmente e riesco ad essere presente anche nell’assenza. Ci sono sempre. Quello che conta per me è amare ed essere amata per quello che sono veramente. Riconoscere che io insieme all’altro riusciamo a svelare la parte migliore di noi. E qualunque cosa accada con quella persona io sono al sicuro e viceversa. Condividere insieme le mie e le sue più profonde aspirazioni, il nostro orientamento, sentire che insieme stiamo dando vita alla vita.

Una bellissima risposta poetica Barbara. Ma adesso passiamo ad un’altra domanda più leggera. Il nostro magazine online, “ilprofumodelladolcevita.com, è letto da giovani artisti del mondo del teatro, del cinema, della TV e dello spettacolo, ma anche da tantissimi appassionati di arte in tutte le sue forme espressive. Adesso che siamo quasi alla fine di questa bella conversazione, cosa ci vuoi raccontare di te, di come ti percepisci e di come sei nella tua quotidianità, quella che vivono tutte le persone normali, le persone che si incontrano per strada e vanno a fare la spesa al supermercato o fanno la passeggiata nel parco sotto casa, o che vanno al cinema o nei grandi magazzini a passare qualche ora per rompere la monotonia quotidiana. Da questo punto di vista, come ti descriveresti ai nostri lettori?

Hai detto bene, sono una persona assolutamente normale. Ma esiste una normalità? Sono unica e irripetibile come ognuno di noi. Amo le cose più semplici, mi danno gioia gli amici quando passiamo una serata insieme a parlare di tutto, della vita, del suo senso, degli amori, del futuro e del presente. Amo la natura. Davvero! Sono pazza di gioia quando riesco a camminare immersa nel verde o sul lungo mare. Sono una che fa walking possibilmente sei giorni a settimana. Vado nella mia villa preferita a Roma e lì mi beo di tutto ciò che mi circonda. Amo stare con mio figlio e divertirmi con lui. Adesso che è grande ci possiamo godere i rispettivi punti di vista sull’arte e la cultura in genere, un buon film, una mostra, uno spettacolo, e fare chiacchiere infinite, come litigate infinite, ma sempre stimolanti, costruttive per entrambi. Adoro le serate a casa a leggere libri, o a cenare con la famiglia, con la persona che amo. Apprezzo tutto quello che mi fa sentire a casa e al sicuro. Amo le persone e mi piace circondarmene. Sono l’invenzione migliore dell’universo, non trovi Andrea? questo sono, piu o meno!

Sul fatto che sei unica, dopo questa bella conversazione, non ho dubbi Barbara. Ma adesso siamo arrivati all’ultima domanda, che faccio sempre perché è legata alla nostra infanzia, ai nostri desideri, ai nostri sogni e alla nostra immaginazione di bambini che avevano grandi prospettive e tanta speranza per il nostro futuro di adulti. Qual è il tuo sogno nel cassetto che ti porti dietro fin da bambina e che vorresti realizzare?

Foto Barbara Mazzoni 08Realizzare quello per cui sono nata. Tu, Andrea, mi chiederesti per cosa sei nata? Beh, a questa domanda, senza esitazione, ti risponderei che sono nata per amare e per recitare. Ed è esattamente quello che faccio oggi. E la cosa che più mi preme, è continuare a farlo nel migliore dei modi, e per tutto il tempo che potrò, creando assoluto valore.

Grazie Barbara per il tempo passato insieme a noi e per la bella conversazione. Io e tutta la redazione de “ilprofumodelladolcevita.com, ti facciamo il nostro più grande e sincero in bocca al lupo per il tuo futuro professionale.

Grazie a te Andrea, e a tutta la redazione de “ilprofumodelladolcevita.com”, per questa interessante conversazione. E spero che il prossimo anno potremmo farne un’altra, hahah. Intanto voglio dirti che da quando ho scoperto il vostro magazine online, sono diventata una vostra lettrice. E vi faccio il mio in bocca al lupo per continuare con successo il vostro prezioso lavoro. Grazie ancora.

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra