Lucio Dalla

Beppe d’Onghia e Lucio Dalla 1979-2019
Bologna 4 Marzo: Auguri speciali per il compleanno dell’artista con l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta dal M° Beppe D’Onghia.

Tra i tanti artisti che quest’anno hanno voluto ricordare Lucio Dalla nel concerto del 4 Marzo al Teatro Comunale di Bologna, ce n’è uno in particolare che definire un semplice collaboratore sarebbe riduttivo; stiamo parlando dello storico pianista, arrangiatore, produttore e direttore d’orchestra Beppe D’Onghia. Un artista che ha condiviso con Lucio produzioni discografiche e concerti e che, tutt’ora, attraverso progetti a lui dedicati come “SOGNI Variazioni Sinfoniche su temi di Lucio Dalla” (concerto per orchestra e coro), rivela la contemporaneità delle composizioni del grande artista.

Stretto collaboratore sin dagli anni ‘80, nella magica serata dedicata a Lucio, ci ha tenuto a presentare i suoi musicisti e a raccontare piccoli aneddoti sugli esordi di ognuno di loro. Musicisti selezionati accuratamente dal Maestro D’Onghia che sono entrati a far parte della grande famiglia di Lucio Dalla e che hanno contribuito alla sua grandezza.

 “ L’iniziativa di coinvolgere musicisti, produttori, amici di Lucio Dalla nell’evento del 4 Marzo 1979-2019 mi ha reso felice. Essere al fianco di un grande artista non è facile, non basta mettere a disposizione il proprio sapere, bisogna vivere l’arte di Lucio attraverso Lucio, condividendone la bellezza e i momenti difficili, le gioie, i litigi, gli umori, i sorrisi e le commozioni. Infine si fa parte di quella che era la vera famiglia di Lucio, perché Lucio la famiglia se la costruiva intorno a sé giorno per giorno”, ci spiega il Maestro Beppe D’Onghia.
Da giovane studente del Dams e del conservatorio, ad un certo punto della sua vita è entrato a far parte di questa grande famiglia. Come è approdato alla musica pop pur provenendo dalla musica classica?“Sin dall’età di 15 anni, parallelamente agli studi classici, ho sempre ascoltato musica di altri generi e suonato in gruppi pop- rock e progressive. Quale pianista di belle speranze non ha mai suonato “Firth of fifth” dei Genesis? Da adolescente ero fortemente influenzato da quella cultura musicale anglosassone, alla quale mi ispiravo perché i musicisti erano dei modelli innovativi e all’avanguardia cosi come è sempre stato un sogno irrealizzabile frequentare il Berklee College of Music di Boston.
Come ha conosciuto Lucio Dalla?
“Ho visto Lucio Dalla per la prima volta alle prove di un tour di Luca Carboni, “ Dustin Hoffman non sbaglia un film”. Era seduto sugli spalti che ci ascoltava, avevo circa 20 anni…
Come Lucio anche lei ha origini pugliesi. Quale è stata la motivazione che l’ha portato a vivere a Bologna?
“Frequentavo il Conservatorio di Ravenna e il mio insegnante, dopo l’ottavo anno di pianoforte, mi consigliò di andare a Bologna a studiare con il maestro Mostacci. Contestualmente iniziai a frequentare il DAMS e i locali bolognesi dove si ascoltava musica di ogni genere: dal jazz al rock, dal punk al pop e cosi via. Bologna brulicava di talenti, di artisti famosi, di musicisti che avevo ascoltato nei dischi e scoperto leggendo le copertine…altri tempi..
Qual’è stata la sua prima volta con Lucio Dalla?
“Erano gli anni ’80, lavoravo con gli Stadio per il brano “ Bella più che mai” e per il disco “Canzoni alla Stadio”. Ho saputo che avrei dovuto sostituire Aldo Fedele senza la possibilità di fare una prova. Allora studiai notte e giorno le parti, tirandole giù da una cassettina che alla fine vomitò il nastro per gli innumerevoli ed estenuanti “foward-rewind”… alla perfezione pur di non dare uno scompenso al concerto. Questa capacità di adeguarmi immediatamente colpì Lucio e da quel momento iniziò una collaborazione che si è fortificata nel tempo. Da li in poi ho proseguito il mio percorso artistico con lui, occupandomi anche dei musicisti, degli arrangiamenti, delle produzioni e del contesto artistico dei suoi concerti”.
Quale è stato il brano che ha prediletto tra tutti quelli di Lucio Dalla?
“Ci sono tanti brani che considero dei veri e propri capolavori; forse tra questi ce n’è uno verso il quale nutro un amore particolare: “ Cara” del 1980. In questo brano la poetica di Lucio nell’esprimere sentimenti fortissimi con parole semplici si fonde alla perfezione con una composizione armonica e una melodia libera di essere colta senza inibizioni . In questo brano Lucio riesce a dare un accesso immediato ai sentimenti profondi dell’essere umano, senza utilizzare artifizi lessicali, ma parlando con un linguaggio diretto e immediato. Per me questo brano rappresenta uno dei capisaldi del repertorio di Lucio Dalla”.
Perché ad un certo punto della sua carriera ha deciso di intraprendere la strada della direzione d’orchestra e di dedicarsi alla musica sinfonica? Ricordiamo ad esempio La Tosca di Lucio Dalla.
“L’esigenza di crescere credo faccia parte del dna di un artista. Sperimentare, avventurarsi in ciò che non si conosce, mettersi alla prova per me è una costante. Per questo motivo, ritornando alla mia primaria passione per la musica classica, decisi di abbandonare i concerti e intraprendere un percorso di studi approfonditi di direzione d’orchestra, in Austria, con il direttore d’orchestra M°Gustav Kunn. Uno strappo non facile, ma questo distacco fu necessario per arricchirmi e per ritornare con una nuova proposta musicale in chiave sinfonica. Da qui, con un salto nel buio, ci si avventurò in un nuovo progetto sinfonico da cui il primo concerto in piazza del Campo a Siena. Ricordo che (rischiando il licenziamento!) decisi che le prime note del concerto sarebbero state quelle dell’ Intermezzo della Cavalleria Rusticana di Mascagni, che, attraverso un morfing armonico e un intreccio di melodie si sarebbe trasformato in “ Tu non mi basti mai”. Sono convinto che un compositore non abbia un tempo, ma sia schiavo del suo tempo. Nel ‘700 Dalla avrebbe composto con il clavicembalo delle suites, delle passacaglie o delle ciaccone, cosi come Mozart forse oggi utilizzerebbe Protools…
Quindi Lucio Dalla amava molto la musica classica?
“La musica è bella o inascoltabile indipendentemente dai generi. Dalla amava tutto ciò che colpiva il suo cuore, aveva una grande capacità di assimilare stili e sonorità di diversa natura o provenienza. Le partiture dei concerti con le orchestre sinfoniche, dalla Toscanini alla Royal Philarmonic di Londra, le ho scritte, grazie all’amore di Lucio per la musica classica, basandomi sul concetto e il presupposto che l’orchestra non fosse un semplice mezzo di accompagnamento con sonorità antiche, ma un’organico che si fa interprete del brano pop attraverso la letteratura classica. Ho sempre immaginato un’ipotetico scambio tra culture di periodi storici lontani. Le “composizioni in forma canzone” di Lucio Dalla, attraverso un ascolto attento, svelano citazioni colte, di estrazione classica o jazz che non ci si aspetterebbe mai di trovare in una canzone!
C’è un artista attuale che predilige particolarmente e per il quale arrangerebbe un suo brano in versione sinfonica?
“Mi piacerebbe, anche se, per scrivere con cognizione di causa, credo sia indispensabile conoscersi e condividere parte della propria anima. Ci sono artisti eccezionali che adoro, uno di questi è Samuele Bersani con cui ho lavorato tanto, ho prodotto 4 dischi, ho scritto canzoni importanti. Tra queste “Giudizi Universali” o“ Replay” riscritte in chiave sinfonica, potrebbero rappresentare il giusto traguardo per un artista che é arrivato ad un punto di maturità importante, a prescindere dal trend del momento o dalle radio, lasciandosi trasportare solo e unicamente da un puro istinto creativo.”
Che cosa le ha insegnato Lucio Dalla?
“Lucio mi ha insegnato a credere che i sogni si avverano. Oggi non si sogna più. Ma non sarà certo per questo che smetterò di sognare”..
Come intende proseguire il suo percorso artistico?
“In un mondo in cui ci si omologa, in cui si combatte per essere, sia nell’accezione artistica che umana, quello che qualcuno ti chiede di essere, l’unica cosa che so, o credo di sapere, è che vorrei continuare, nei limiti del possibile, ma a qualsiasi costo, nel bene e nel male…. ad essere me stesso”.

Maddalena MAGLIONE

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