Home Cinema Festival / Eventi Il XXXIV Bolzano Filmfestival Bozen premia fragili e tenaci diversità

Il XXXIV Bolzano Filmfestival Bozen premia fragili e tenaci diversità

Nella cerimonia finale di stasera, la giuria internazionale composta da Claudia Landsberger, Sonja Heiss e Corrado Ravazzini ha deciso di assegnare il Premio “Provincia autonoma di Bolzano” per il Miglior lungometraggio a “Hochwald” di Evi Romen (titolo internazionale: “Why Not You”), opera prima di una montatrice di ampia esperienza presentata al Torino FF alla fine del 2020, un film “di confine”, sia tematico che fisico, la silenziosa e tenace lotta di un omosessuale dentro un mondo tanto piccolo quanto arroccato in secolari pregiudizi; una micro-realtà le cui barriere vengono però spezzate dalla storia e dagli inarrestabili e imprevedibili mutamenti sociali. Questa la motivazione della giuria: «In mezzo a un paesaggio idilliaco che normalmente viene apprezzato come meta di vacanza, ci attende una storia che non ci si aspettava. Un giovane cerca di affermare la propria identità per poter vivere la vita che desidera. Il film svela in modo multistrato l’anima del protagonista, per il quale non c’è scampo dalle sue origini e che sembra non avere appoggio dal suo villaggio, nemmeno fra i coetanei. In quanto estraneo a tutti, cerca comunque di vivere il suo sogno. La giuria assegna il premio a “Hochwald” per il suo approccio coraggioso alla storia di questo outsider, che convince su vari livelli anche grazie ad un grandioso attore protagonista».

Miglior documentario invece è “Space Dogs” di Elsa Kremser e Levin Peter, cui l’altra giuria internazionale, composta da Sven Ilger, Michela Occhipinti e Andrea Schramek, ha assegnato il Premio Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano, con la seguente motivazione: «Per l’originalità del soggetto, per la fotografia visionaria e folgorante, fatta di palette multicolori e luci notturne, verde diurno e grigio asfalto. Per il ritmo equilibrato e poetico che combina abilmente i vari elementi cinematografici di musica, suono, montaggio e quella voce narrante che sembra arrivare direttamente dal passato. Per la dicotomia tra esplorazione dello spazio, fatta di incredibile materiale di repertorio, e la visione rasoterra, attraverso lo straordinario pedinamento mimetizzato ad altezza cane. Un film potentissimo sull’insensatezza e la crudeltà dell’umanità e la purezza, la tenerezza e la naturale brutalità dell’animalità. Porta in sé qualcosa che va oltre il racconto stesso, un senso imperscrutabile di vita primordiale che resta attaccato. Talmente ipnotizzante e sorprendente che diventa difficile da dimenticare. Applausi ai registi».

Il film più votato dagli spettatori e quindi assegnatario del Premio del pubblico “Città di Bolzano” è stato “Nour” di Mauro Zaccaro con Sergio Castellitto, storia di una piccola migrante naufraga del Mediterraneo e del medico che se ne prende cura a Lampedusa.

Il Premio Golden Walther Award di Walther Park Bolzano-Bozen, se lo è aggiudicato il documentario “Luca + Silvana” di Stefano Lisci sulla storia d’amore tra due persone entrambe affette dalla sindrome di Down.

Doppio il riconoscimento FINAL TOUCH #6 “Intense feedback from experts”: il “True Colours International Distribution Prize” e il “Cine Chromatix Italy Post-Production Prize” sono andati al lungometraggio in fase di completamento “Iris” di Natalia Sinelnikova; queste le rispettive motivazioni:

True Colours: «Un’opera prima che ha sia le caratteristiche per iniziare un percorso di successo nel circuito dei festival internazionali, che il potenziale per ritagliarsi uno spazio nel mondo della distribuzione arthouse. Un intrigante sguardo al femminile su una realtà all’apparenza perfetta che dietro la sua ipocrisia nasconde paure profonde. Un film che, una volta completo, speriamo possa portare il pubblico a riflettere sul coraggio e sulla verità»; Cine Chromatix: «Abbiamo deciso di assegnare il premio a “Iris” perché vediamo il grande potenziale della storia della lenta evoluzione di un conflitto tra l’essere e l’apparire, raccontato con un linguaggio audiovisivo non convenzionale. Inoltre, il fatto che il progetto si trovi in una fase dove noi imprenditori della post-produzione abbiamo ancora ampio spazio creativo, ci permette di entrarci e sostenerlo con ancora più valore aggiunto da apportare».

Tutti i film saranno visibili online fino al 18 aprile 2021 sulla pagina web del Festival.

Massimo Nardin è Dottore di ricerca in Scienze della comunicazione e organizzazioni complesse, docente universitario presso l'Università Lumsa di Roma e l'Università degli Studi Roma Tre, diplomato in Fotografia allo IED Istituto Europeo di Design di Roma, giornalista pubblicista, critico cinematografico, sceneggiatore e regista. È redattore capo della sezione Cinema della rivista on-line “Il profumo della dolce vita” e membro del comitato di redazione di “Cabiria. Studi di cinema - Ciemme nuova serie”, quadrimestrale del Cinit Cineforum Italiano edito da Le Mani (Recco, GE). È membro della Giuria di “Sorriso diverso”, premio di critica sociale della Mostra del Cinema di Venezia, e del Festival internazionale del film corto “Tulipani di seta nera”. Oltre a numerosi saggi e articoli sul cinema e le nuove tecnologie, ha pubblicato finora tre libri: “Evocare l'inatteso. Lo sguardo trasfigurante nel cinema di Andrej Tarkovskij” (ANCCI, Roma 2002 - Menzione speciale al “Premio Diego Fabbri 2003”), “Il cinema e le Muse. Dalla scrittura al digitale” (Aracne, Roma 2006) e “Il giuda digitale. Il cinema del futuro dalle ceneri del passato” (Carocci, Roma 2008). Ha scritto e diretto diversi cortometraggi ed è autore di due progetti originali per lungometraggio di finzione: “Transilvaniaburg” e “La bambina di Chernobyl”, quest'ultimo scritto assieme a Luca Caprara. “Transilvaniaburg” ha vinto il “Premio internazionale di sceneggiatura Salvatore Quasimodo” (2007) e nel 2010 è stato ammesso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali al contributo per lo sviluppo di progetti di lungometraggio tratti da sceneggiature originali; nell'autunno 2020, il MiBACT ha ammesso “La bambina di Chernobyl” al contributo per la scrittura di opere cinematografiche di lungometraggio.