“Bugonia”: in concorso a Venezia 82 Lanthimos con Emma Stone porta un remake che spiazza lo spettatore
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Le api sono le protagoniste occulte del film, lo aprono e lo chiudono (e richiamano quelle raccontate da Virgilio nel IV libro delle “Georgiche”, appunto nell’episodio in cui viene usato il termine “bugonia”). In mezzo scorrono… le miserie umane. Da un lato, in una isolata fattoria, i protagonisti maschili, Teddy (Jesse Plemons, coprotagonista anche del precedente film di Yorgos Lanthimos, “Kinds of Kindness”), apicultore afflitto dalla morìa di api e dalla madre in coma, e il cugino Don (un perfetto Aidan Delbis), ancora più rintronato di lui, ai limiti del ritardo mentale; dall’altra parte della barricata, nella lussuosa villa e nell’ipertecnologica azienda, Michelle (una Emma Stone tutta nervi e sguardo fiammante, ormai musa incontrastata del regista greco), giovane, bella e rampante CEO di una influente multinazionale della chimica, responsabile secondo Teddy di tutte le sue disgrazie. Non solo, l’uomo è convinto che la donna sia stata inviata dagli Andromediani per sterminare l’intera popolazione mondiale cominciando, appunto, dalle api.

Emma Stone sul red carpet di Venezia 82 fotografata da Sabina Filice
La bislacca preparazione del sequestro riesce e Michelle diventa ostaggio dei due balordi. Che la segregano negli scantinati, le rasano i capelli – antenne, secondo loro, per comunicare con l’astronave nello spazio – e la sottopongono a interrogatori sempre più allucinati, il cui approdo è l’elettroshock, ovviamente mal gestito da Teddy. La donna soffre e resiste, studia i due bifolchi e applica le strategie della comunicazione efficace per assecondarli e guadagnare la libertà. Inevitabile l’escalation di violenza e sangue. Quando tutto sembra risolto, però, un ribaltamento completo spiazza lo spettatore. Ma, pure, getta una luce inquietante sulla storia e… sull’umanità intera.

Yorgos Lanthimos, Emma Stone, Aidan Delbis e Jesse Plemons – Foto di Sabina Filice
Lanthimos con lo sceneggiatore Will Tracy rifà qua e là fedelmente il cult sudcoreano del 2003 – all’epoca fiasco al botteghino – “Jigureul jikyeora!” (“Salvate il pianeta verde!”). La costruzione drammaturgica e scenografica è più ragionata, compressa e armonica rispetto alle opere precedenti, impostata sulle forme classiche del “kidnapping movie”: partecipiamo, al contempo, della invincibile follia dei due villani e della crescente tensione della donna. Ma la vera follia è quella dimostrata dagli autori, che stravolgono quanto visto proiettando, come anticipato, una nuova e disarmante luce sul film e sul nostro stesso destino. Un colpo di scena che mutua certamente quello del film coreano, ma ne cambia lo sviluppo, rendendolo conseguente ed evitando così che possa apparire una trovata gratuita. Mal digerito da una parte della critica a Venezia, a nostro parere il finale di “Bugonia” è del tutto godibile e “giusto”, inatteso eppur – col senno di poi – logico approdo di quanto avevamo visto – e probabilmente non sospettato – sino a quel punto. Un finale che “dà a pensare”.

Yorgos Lanthimos, Emma Stone, Alicia Silverstone, Stavros Halkias, Aidan Delbis e Jesse Plemons – Foto di Sabina Filice


