“Cara televisione”, il viaggio di Aldo Grasso un atto d’amore al contrario
Condividi questo articolo:
Da più di trent’anni, ogni sera, annota nei suoi taccuini ciò che ha visto in tv. Lo fa con passione, scrive, e il suo giudizio di certo non passa inosservato, non solo tra gli addetti ai lavori ma anche a chi vuol farsi un’idea di ciò che “il convento” ci propina ogni giorno. Lui è Aldo Grasso, critico del Corriere della Sera che racconta in prima persona la “Cara televisione – una storia d’amore e altri sentimenti” in un piccolo ma prezioso libro appena pubblicato da Raffaello Cortina Editore (pag. 238, euro 16.00).
Fare di mestiere il critico non è cosa semplice. “Spesso sono stato additato come ‘stroncatore’ ma la stroncatura è un atto d’amore al contrario” scrive Grasso e già in questa frase si capisce dove l’autore vuol condurre il lettore. Non chiede giustificazioni, si appella ai “grandi” che prima di lui hanno fatto questo mestiere, da Achille Campanile a Oreste Del Buono, fino a Beniamino Placido e Ernesto Berselli. E, soprattutto, rivela un segreto che in cuor nostro già sapevamo ma non abbiamo mai confessato: “diciamola tutta – scrive – la critica ha obblighi di stile ma non serve a nulla. Insegna una sola cosa: a tenere accesa la fiammella dell’esercizio critico. L’analisi di un testo diventa uno spunto, un attivatore della curiosità di chi legge o di chi guarda”.
Come questa recensione, che recensione non è e che davvero serve e a poco o a nulla. O magari farà nascere la curiosità di affrontare un viaggio verso quella che Karl Popper chiamava “Cattiva maestra” al punto che chi la abita dovrebbe possedere una “patente” ed essere consapevole della responsabilità sociale e del potenziale danno dei contenuti trasmessi.
Nel suo libro Grasso non fa altro che scrivere, in modo semplice e anche coinvolgente, quello che ha osservato in questi anni in cui la tv è cambiata. Da generalista e agente di alfabetizzazione è scesa nell’arena, confrontandosi con le piattaforme digitali, i canali satellitari e il variegato mondo della Rete e dei social. E ci racconta il mondo dell’informazione, dei talk show (parlano a tutte le ore!), del servizio pubblico, di chi gli piace come Fiorello, di chi è piacione come Stefano de Martino, di chi come Maria De Filippi “probabilmente non accetterebbe mai di essere protagonista dei suoi programmi”.
In questo viaggio il mestiere di critico televisivo non è cambiato. Resta sempre quella “sentinella”, attento soprattutto alla parola e al suo significato. Spesso, il più delle volte, è solo con il suo taccuino. Non sa ancora se ciò che fa è utile, ma intanto va ,come un moderno Caronte, a traghettar le anime morte.


