Caught Stealing – Aronofsky reinventa la gangster story
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di Antonio Ippolito
Hank Thompson (Austin Butler) ha visto i suoi sogni svanire troppo presto. Ex promessa del baseball, vive oggi a New York trascinando le giornate tra birra, partite dei Giants e l’instabile relazione con Yvonne (Zoë Kravitz). La sua vita prende però una piega inattesa quando il coinquilino Russ (Matt Smith) parte all’improvviso, lasciandolo in balia di uomini pericolosi e segreti che esplodono uno dopo l’altro.
Darren Aronofsky porta sullo schermo il romanzo di Charlie Huston – qui anche sceneggiatore – e lo fa con un approccio sorprendente. “Caught Stealing” non è soltanto un crime: è un film di corpi che urtano, di ferite che non si rimarginano, di impatti che travolgono il protagonista dentro e fuori. Ogni calcio, ogni porta sfondata, ogni sogno in cui Hank rivive l’incidente che gli ha strappato la carriera, diventa eco di un dolore più profondo.
Il regista orchestra una corsa frenetica che alterna colpi di scena degni della miglior gangster story a momenti sospesi, dove la tensione si mescola a un’ironia amara. La New York che emerge è nervosa, sporca, pulsante, raccontata attraverso il montaggio serrato di Andrew Weisblum e la fotografia nostalgica e graffiante di Matthew Libatique.
Austin Butler domina la scena con un’interpretazione fisica e tormentata, circondato da un cast che sorprende: Regina King, Matt Smith, Griffin Dunne e Zoë Kravitz danno vita a un microcosmo criminale che ricorda per certi versi le atmosfere dei fratelli Coen, con improvvisi lampi alla Tarantino.
“Caught Stealing” è, in fondo, la storia di un uomo che deve fare i conti con i fantasmi del passato per ritrovare se stesso. Tra violenza, perdizione e un’umanità ferita, Aronofsky costruisce un viaggio che non concede tregua e che conferma la sua voglia di spingersi sempre oltre i confini del cinema di genere.


