Introdotto dal moderatore Alberto Crespi e dai relatori Simona Argentieri, Filippo Ceccarelli e Sergio Toffetti, è stato presentato ieri 28 gennaio, alla Casa del Cinema di Roma, “Il libro dei sogni” di Federico Fellini, edito da Rizzoli e curato da Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio e lo stesso Toffetti, presidente del Museo del Cinema di Torino fino all’anno scorso.

Alberto Crespi, Filippo Ceccarelli, Simona Argentieri e Sergio Toffetti

In questo corposo e ricco volume (80,00 € pienamente meritati) sono pubblicate le pagine illustrate dal maestro riminese e rappresentanti i suoi sogni. Sogni che sono abitati dalle figure – reali o immaginarie – care al regista, compagni di lavoro, affetti profondi, donne, politici, virago, nani, giganti, mostri… personaggi che ci restituiscono il vivacissimo, inesauribile, variopinto… “circense” mondo interiore di Fellini, i suoi pensieri, i dubbi, i rimorsi, le speranze, le geniali trovate, le stilettate alla politica e alla società dell’epoca.

Crespi, Ceccarelli, Argentieri e Toffetti

Sogni che – come ha tenuto a sottolineare Argentieri, psicoanalista e autrice di prestigiose pubblicazioni in ambito psicoanalitico, letterario e culturale – vanno poi attentamente interpretati, in un gioco ermeneutico “al quadrato” essendo i sogni stessi la lettura (e dunque l’interpretazione) fatta dal sognatore. Una lettura, quest’ultima, altresì instabile, mutevole a seconda del referente (analista) cui il sogno è raccontato. Nel suo libro, Fellini “racconta” se stesso attraverso il mezzo con il quale s’è formato e cui non ha mai cessato di chieder soccorso – in un rapporto quasi “compulsivo”, ha ricordato Crespi –, ovvero la pagina illustrata.

E così le tavole felliniane, una dopo l’altra, tessono un racconto tanto privato quanto, al contempo, pubblico: secondo l’efficace annotazione di Ettore Scola riportata da Ceccarelli, editorialista de “la Repubblica”, il “meno politico” dei registi della sua epoca, quello che era riuscito a mantenere una premiante posizione neutrale rispetto agli schieramenti e alle ideologie, finisce con l’essere quello “più politico”, proprio perché capace – con il proprio sguardo ironico e distaccato – di intravedere meglio le caratteristiche del suo tempo e gli sviluppi futuri. Tanto che – rileva Ceccarelli – le immagini felliniane – dei film così come dei sogni – possono essere sovrapposte perfettamente a certe tendenze esasperate e a molti personaggi mostruosi della nostra attualità, come se tra cinema e sogno, passato e presente non ci fossero barriere sostanziali.

Toffetti, Ceccarelli e Argentieri

La presentazione del libro dei “sogni” non poteva dunque prescindere dalla rievocazione di un “film”: prima dell’incontro, la Casa del Cinema ha proiettato “Toby Dammit”, il mediometraggio di Fellini restaurato nel 2019 dal Centro Sperimentale di Cinematografia ed Istituto Luce-Cinecittà che, assieme a quelli di Roger Vadim e Louis Malle, compone il film collettivo “Tre passi nel delirio”, uscito in Italia nel 1968.

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