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Che Dio perdona a tutti… o del perché “si crede per comprendere e si comprende per credere”

Che Dio perdona a tutti… o del perché “si crede per comprendere e si comprende per credere”

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Ha omesso – volontariamente – la prima parte di un famoso detto siciliano: “Futti, futti” … “Che Dio perdona a tutti”. Che poi è forse ciò che meglio spiega l’ultima fatica cinematografica di Pierfrancesco Diliberto, per tutti PIF.

Già perché nel “fottere” in politica, nel lavoro, nei rapporti con gli altri, perfino nell’amore…siamo tutti bravi. Bastano tre Ave Maria e tutto viene perdonato. Ma, prima, ci dovrebbe essere il pentimento e, dovrebbe essere, più o meno sentito. Lo spiega con leggerezza e maestria PIF che torna nelle sale cinematografiche con “…che Dio pedona a tutti” dal 2 aprile con Piperfilm in 500 copie.

Una commedia divertente tratta dal suo libro omonimo (pubblicato da Feltrinelli, ad oggi ha venduto più di 200mila copie) che racconta la storia di Arturo, agente immobiliare palermitano, con il pallino per i dolci, a cui accade un miracolo: incontrare Flora (Giusy Buscemi), una donna bella, bravissima pasticciera e soprattutto “molto cattolica”, mentre lui è da sempre un agnostico. Un vero e proprio “colpo di fulmine” che costringerà Arturo, pur di conquistarla, di fingersi credente e in questo suo percorso nella spiritualità incomincia a “incontrare” nel suo salotto il Papa in persona (Carlos Hipólito), del tutto simile a papa Francesco, che gli fa “omaggio” del Vangelo e lo conduce alla vera fede.

Così si compie quasi un miracolo, il miscredente Arturo diventa un cattolico integralista e, proprio per questo, una spina nel fianco per quegli stessi cattolici ‘tiepidi’ che lo avevano deriso e giudicato.

“In questo Paese nasciamo cristiani per cultura e poi andiamo avanti in automatico – ha sottolineato Pif incontrando la stampa al cinema Barberini di Roma – A un certo punto mi sono detto: perché devo definirmi cristiano cattolico se poi non vado in chiesa? Allora sono passato al ‘gruppo misto degli agnostici’, perché non me la sento neppure di dire che sono ateo. Ma se poi ti ritrovi dei sedicenti cattolici a gestire la tua vita e in Sicilia partecipi a feste patronali bellissime le cui processioni sappiamo tutti da chi sono frequentate, capisci bene le ragioni di Arturo”.

Il film riporta un po’ alle atmosfere de “La mafia uccide solo d’estate” ed è un atto di accusa, neanche tanto velato, ai cattolici bravi a predicare ma così poco avvezzi a mettere in pratica, nella vita reale, le parole del Vangelo. Dall’immigrazione – Gesù visse l’esperienza dello straniero, Benedetto XVI ha ricordato che Gesù fu un “bambino immigrato” e rifugiato in Egitto per sfuggire alla persecuzione di Erode – a certa politica (non solo siciliana) che si appropria di rosari e crocifissi per legittimarsi ma che poco o nulla ha a che fare con il vero cristiano.

“Sono felice del ruolo di Flora” ha raccontato da parte sua Giusy Buscemi, ultimamente vista in tv nella serie “Vanina” – “una donna brava nel fare dolci che si aspetta da Arturo un impegno altrettanto alto per quanto riguarda la sua vita spirituale, anche se poi sarà proprio lui a farle capire, mettendola in discussione, come sia giusto vivere”.

Nel cast anche un sempre bravo Francesco Scianna, che impersona il capo di Arturo, uomo fedifrago e superficiale: “Da piccolo ero molto credente, poi c’è stata un’esperienza traumatica intorno ai nove anni in cui, non so perché, a un certo punto la mia religiosità si era allargata verso una forma religiosa o culturale più animista”.

Il film merita di essere visto, per sorridere ma anche per riflettere, su quanto sia arduo oggi, in questo tempo di guerre e autocrati, come ha insegnato Sant’Agostino, credere e comprendere. Già perché “si crede per comprendere e si comprende per credere”.