La premessa è d’obbligo. Per chi ha amato il commissario Michele Balistreri non deve essere facile. Dopo cinque romanzi gialli, tutti scritti con la casa editrice Marsilio, Roberto Costantini, un vero e proprio autore cult per gli amanti dei thriller di carta, ha deciso di rovesciare il tavolo, mettersi in gioco e proporre un nuovo personaggio destinato a diventare seriale.

Non più quindi un uomo spigoloso e dal passato incerto come l’amato Balistreri ma una donna, Aba Abate dalla doppia personalità: impiegata statale, madre e mamma ma soprattutto un agente dei servizi segreti che vive e lotta contro il male del nostro tempo: il terrorismo internazionale.

Non più un giallo, con indagini su morti ammazzati nella Roma degli anni Ottanta e Novanta tra partite di calcio dell’Italia e i rivoli di un Paese post sessantottino, ma una spy story, un libro di spionaggio dove non c’è un supereroe alla Tom Clancy ma, appunto, una donna normale che l’autore presta alla Longanesi, nuova casa editrice per questa nuova sfida editoriale. (Roberto Costantini, Una donna normale, Longanesi, pag. 477, euro 19,90).

Quello che c’è in comune è sempre la Libia, terra d’altra parte dove è nato il nostro autore. Se nei romanzi precedenti lo “scatolone di sabbia”, per dirla con Gaetano Salvemini, era raccontato nella fase del colpo di stato e dell’ascesa del colonnello Gheddafi con la conseguente cacciata degli italiani, adesso Costantini si concentra nella Tripoli di oggi dove quella che una volta si chiamava Piazza Verde, oggi è diventata piazza dei Martiri e dove regna il caos tra fazioni contrapposte. Ma è qui che Aba Abate, o meglio l’agente segreto Ice, va alla ricerca di un little boy, un terrorista che nell’arco di una settimana potrebbe lasciare le coste libiche per andare in Italia e farsi esplodere in una discoteca o in un pub.

Il romanzo è un sali e scendi di emozioni, con la nostra protagonista che non smette mai di essere moglie di Paolo, un pubblicitario stanco di dover inventare claim inutili pur avendo una laurea e un dottorato di tre anni, e  mamma di Francesco e Cristina, due adolescenti nella fase dello sviluppo. Nessuno, neanche la sua migliore e anche unica amica dai tempi dell’Università, Tiziana, che ha una libreria e sogna un amore da cinema, sanno della vita segreta e del vero lavoro di Abe Abate: reclutare e gestire gli infiltrati nelle moschee.

Costantini abbandona anche il racconto su due livelli temporali che era stata la caratteristica dei suoi precedenti romanzi con il commissario Balestrieri e concentra l’azione in una settimana, quella che servirà alla sua protagonista per salvare il mondo e anche la sua famiglia. E anche lo stile del romanzo è un alternarsi tra prima e terza persona, un approccio che all’inizio può apparire strano, ma che Costantini, grazie ad una scrittura fluida, rende molto efficace.

Non so perché leggendo il romanzo che, come i precedenti, si finisce molto presto in quanto ti coinvolge quasi freneticamente, mi è venuto in mente un film dove una nostra brava attrice, Paola Cortellesi recita proprio il ruolo di mamma e spia, anche essa impiegata in un ministero ma con un compito ben più gravoso: dare la caccia a un terrorista intento a mettere insieme un’arma di distruzione di massa. Quel film si chiamava Ma cosa ci dice il cervello? e pur vincendo un Nastro d’argento non è certo una pellicola che passerà alla storia.

Diverso è invece Una donna normale. Ci sono tutti gli elementi perché Abe Abate, alias Ice, possa continuare a ingolosirci con le sue gesta, anche perché il finale del libro, che ovviamente non sveleremo, lascia tutto molto aperto. Dipenderà forse un po’ dai lettori di Costantini decretarne il successo, se dire addio – magari meglio un arrivederci – al commissario Balistreri, con le sue sigarette Gitanes, il Lagavulin e dischi di Leonard Cohen e abbracciare Abe Abate, eroina capace di ingannare chiunque tranne che se stessa.

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