Cinema, Il ritorno dell’intimista Pupi Avati con Nel tepore del ballo
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Un ritorno alle origini, quello di Pupi Avati. Con ‘Nel tepore del ballo’ il regista sceglie di raccontare la storia di Gianni Riccio (molto bravo nell’interpretazione Massimo Ghini), celebre conduttore televisivo travolto da uno scandalo finanziario proprio all’apice della carriera.
Tra Roma e Jesolo, il film che sarà in sala dal 30 aprile distribuito da 01 Distribution, racconta la caduta pubblica e il confronto con un passato fatto di perdite, ambizioni e di un amore sacrificato e vede nel cast anche Giuliana De Sio, Isabella Ferrari Sebastiano Somma, Pino Quartullo, Morena Gentile, Manuela Morabito, Raoul Bova e con la partecipazione straordinaria di Bruno Vespa e Jerry Calà nel ruolo di se stessi.
Un film forse più pensato e scritto per la tv, più che per il cinema ed il perché lo ha spiegato il grande regista incontrando la stampa al termine della proiezione. “”Il problema è che oggi il budget è diventato un peso nelle scelte artistiche – ha detto ai giornalisti – mentre il cinema che ho sempre cercato di fare puntava prima di tutto alla qualità, e non è neanche particolarmente incoraggiato dalle istituzioni”. Forse anche per questo il nostro cinema adesso vive una fase di scarsa rappresentatività all’estero, basta guardare a Cannes dove non ci sarà nessun film nostrano in rassegna.
E questa forma di malinconia pervade l’intera pellicola che non a caso affonda nei primi anni Settanta per poi arrivare fino ai nostri giorni. E’ certamente un tratto distintivo del regista bolognese che segna il suo cinema senza effetti speciali ma con storie da raccontare. Attenzione però la malinconia non è mai disperazione, ma piuttosto una forma di memoria che ritorna, come una musica lontana. Che è quella che c’è di sottofondo anche “Nel tepore del Ballo”, questa volta sono i Platters con “Only You” a far vacillare le certezze del protagonista che vorrebbe, nonostante la caduta, rialzarsi, ma non può più farlo perché “quell’uomo non c’è più”. E’ il corso della storia, della memoria, di quel dramma intimista che segna un po’ tutti noi quando ci aggrappiamo ad un passato che non fa più rima con futuro.


