Colette

Colette, ovvero dell’evoluzione sociale della donna nel fine ‘800. Wash Westmoreland è il perfetto regista di un film che ispira la donna al coraggio di dimostrare quanto ossessiva fosse la dominazione maschilista nell’epoca che va dalla seconda metà dell’800 fino agli anni ’50 del 1990: Sidonie-Gabrielle Colette, la protagonista della pellicola, assunse lo pseudonimo di Colette dopo aver sdoganato alcuni punti di vista correnti, diventando una delle grandi protagoniste del liberismo femminile dell’epoca che i più definiscono “ belle epoque “.

E’ ancora una ragazza di campagna quando, appena sposa di Willy, sbarca a Parigi e riesce, grazie alla professione del marito, ad introdursi nei salotti della capitale francese sulla scia di alcuni romanzi da lei scritti ma pubblicati con il nome di Willy: romanzi veri e propri fenomeni letterari che introducono il principio della libertà della donna come essere e non solo come autrice di romanzi; é’ spregiudicata, innovativa, una fonte di ispirazione per i suoi lettori, riesce col passar del tempo ad uscire allo scoperto e pubblicare altri romanzi con il suo vero nome guadagnandosi il titolo di paladina della libertà femminile dopo aver posto in discussione i costumi sociali, la sessualità, i ruoli del suo tempo anche attraverso i suoi personali comportamenti.

Molto discussi i suoi atteggiamenti, clamorosamente e negativamente criticati, ma certamente pieni di una consapevolezza innata che, trasformatasi in avanguardismo ante litteram, furono tali da sconquassare il tiepido, comodo e vellutato predominio maschile per convertire in affermazione sociale e sentimentale ogni sua espressione di comportamento, di letteratura ed anche di attrice di teatro.

Le sue storie sentimentali, leggermente e delicatamente affrontate dal film del quale è splendida protagonista una matura e pienamente espressiva Keira Knightley, sono oggetto di critica ma tuttavia la sua vita assurge a modello, ad atteggiamento eroico tale da finire con il sovrastare il marito dal quale si separa dopo essere stata al centro di scandali, dopo aver avuto altri due mariti e donne come amanti, dopo essersi esibita nuda in teatro.

E malgrado tutto questo importante bagaglio di avvenimenti, di particolari, di storie per lo più interessanti il film, il cui soggetto è opera di Richard Glatzer e la cui sceneggiatura, imponente, è curata dallo stesso Glatzer, dal regista Wash Westmoreland e da Rebecca Lenkiewicz, non appare pesante, al contrario, malgrado viviamo ora in un epoca di molto più avanzata a quella che è oggetto dell’ambientazione della pellicola, non è pesante e neppure stucchevole, tanto meno scontato.

Un bel film che non contribuisce a superare tabù perché ormai non c’è più nulla da superare, ma che testimonia di una donna libera, anticonformista dotata di forte senso dell’emancipazione che non ha tenuto conto, anzi non ammetteva, Il femminismo e conquistò la fama di “ pulzella della emancipazione femminile “.

 

 

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