Come è insipido questo “Compromessi Sposi”. Recensone di Giancarlo Salemi.

Due famiglie, una del Nord capeggiata da un imprenditore sovrappeso (Diego Abatantuono) e una del Sud con un sindaco tutto d’un pezzo (Vincenzo Salemme) si ritrovano, volenti e nolenti, a doversi fronteggiare perché i rispettivi figli si sono giurati amore eterno nella splendida cornice di Gaeta. Se inizialmente è una guerra dichiarata tra le due famiglie che giurano che “questo matrimonio non s’ha da fare”, alla fine si raggiungerà un compromesso che sembra all’apparenza mettere tutti d’accordo.

“Compromessi Sposi Francesco Miccichè

Il nuovo film di Francesco Micciché, dal 24 gennaio nelle sale italiane, è una mezza delusione. Nonostante un cast di tutto rispetto non convince “Compromessi sposi” perché fa ridere poco su temi già trattati abbondantemente dalla cinematografia e anche quando sfiora la satira politica prendendo in giro il sindaco del Movimento 5 Stelle (con Beppe Grillo addirittura paragonato a De Gasperi e Berlinguer) lo fa con luoghi comuni e senza alcuno spessore. “Abbiamo fatto un film forse troppo velocemente” ha ammesso Miccichè durante la conferenza stampa di presentazione e i limiti di questa commedia all’italiana si vedono tutti, nonostante il regista ci avesse sorpreso in passato con “Loro chi” non a caso candidato alla vittoria di un David di Donatello come migliore regista esordiente.

Non convince perché è un festival di frasi fatte e battute già sentite come quella che prende di mira gli influencer o le milf che qui diventano “vecchie fighe o fighe vecchie” per dirla con le parole di una stralunata Carolina Rey. Acerba anche la prova dei due novelli sposi, Ilenia (Grace Ambrose) e Riccardo (Lorenzo Zurzolo) con recitazioni pressoché inesistenti. Spiccano nelle loro parti lo zio Tito (Dino Abbrescia), l’impiegato dell’ufficio igiene del comune (Fabrizio Nardi) e Mia (Elda Alvigni che finalmente riesce a scucirsi da dosso il personaggio dei Cesaroni) mentre sembra essere catapultata da un’altra dimensione Amelia (Rosita Celentano) che sembra dire: “io qui che ci sto a fare?”. Per il resto Diego Abatantuono è appesantito non solo nel fisico ma anche nella recitazione che lascia parecchio a desiderare, mentre Vincenzo Salemme abituato a fluttuare nella commedia degli equivoci convince a metà nel suo ruolo-macchietta di un sindaco che non perdona chi non rispetta la legge anche se poi abusa del suo potere pur di impedire il matrimonio di sua figlia.

Il Nord e il Sud sono stati raccontati recentemente al cinema da commedie di successo come “Benvenuti al Sud” seguito da “Benvenuti al Nord” che mettevano in risalto le differenze, non solo culinarie o atmosferiche, di un’Italia divisa in due. In “Compromessi sposi” il copione si ripete ma, proprio perché sembra qualcosa di già visto, il risultato stenta a decollare e lo spettatore resta un po’ con l’amaro in bocca. “Abbiamo tentato di fare un film leggero e divertente” – ha raccontato Miccichè – “che però ha anche una chiave realistica e sentimentale, un film quindi per chi vuole sorridere ma che può anche emozionare seguendo le vicende di queste due famiglie così distanti, ma alla fine così profondamente italiane”.  Sarà. Ma quando si buttano troppi ingredienti nella stessa zuppa si rischia di confonderne i sapori e il risultato può essere molto insipido. Un po’ come questo film che è tutto e niente allo stesso tempo.

“Compromessi Sposi” è in sala dal 24 gennaio.

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