Raccontare la genesi di un archetipo: ecco la pretesa di Solo, nuovo capitolo delle “sidequest” di Guerre Stellari che Disney ha deciso di affiancare (con cadenza più o meno annuale) alle vicende principali della saga. Film dalle vicende produttive travagliate – con registi e tecnici sostituiti durante la lavorazione – alla fine è approdato nelle mani di Ron Howard, che ne ha tirato fuori un film compiuto e solido, autenticamente d’intrattenimento.

La storia – ambientata una decina di anni prima di Episodio IV (quello originale del 1977) – narra della vita di Han Solo dai 18 anni fino ai 25, di come è fuggito da una vita di miseria e schiavitù, di come ha conosciuto il fidato Chewbecca e Lando Carlissian (Donald Glover), ma sopratutto di come è venuto in possesso del Millenium Falcon, la mitologica nave che è riuscita a fare la rotta di Kessel in meno di dodici parsec (un mistero che, almeno per gli interessati ed i più attenti, finalmente viene qui ad essere spiegato, anche se così si scoprirà come la vantata “velocità” del Millenium Falcon sia frutto, per così dire, di un escamotage) e di come si trasforma appunto nella canaglia dal cuore d’oro più famosa ed influente della storia del cinema (il prototipo del “bravo ragazzo”, come viene ad essere definito dalla protagonista).

Più nello specifico Han Solo (Alden Ehrenreich) decide di fuggire, insieme a Qi’ra (Emilia Clarke), dal pianeta Corellia e dalla presa della “signora” del crimine Proxima. Le cose non vanno come sperato e Han Solo, per lasciare il pianeta deve arruolarsi nelle fila dell’Impero Galattico, essendo però costretto a lasciare Qi’ra su Corellia, promettendole però di tornarla a prendere. Dopo alcuni anni al servizio dell’Impero, Han decide che è tempo di fuggire anche da lì, e si unisce ad una banda di disertori e criminali che stanno escogitando un piano di fuga per compiere una rapina che li renderà “ricchissimi”. E qui che fa la conoscenza di Chewbecca, che d’ora in avanti diventerà l’insperabile amico di un’intera vita. L’infelice esito della rapina, però, porterà il gruppo a doversi confrontare con un altro signore del crimine, il ben più minaccioso e potente Dryden Vos (Paul Bettany), boss del sindacato criminale “Alba Cremisi”. Il prezzo da pagare per aver fallito la rapina sarà quello di compierne un’altra ben più rischiosa. E’ proprio in quest’avventura, attraverso un continuo turbinio di doppi giochi e tradimenti, che si andrà formando lo Han Solo che tutti conoscono.

Come accennato in principio, Howard è riuscito a trarre dal materiale che si è trovato a dover maneggiare, in gran parte non suo, un buon film ed un’ottima storia parallela di Star Wars. Forse non all’altezza della precedente “story”, cioè Rogue One, Solo si rivela un film solido, che peraltro poco condivide con i due precedenti episodi principali della saga, soprattutto il tono da commedia de Gli ultimi Jedi. Certo, dato il personaggio non manca il sarcasmo, che fin dal 1977 è una delle sue caratteristiche peculiari, ma si è ben lontani dalla comicità (a tratti grossolana e volgare e spesso anche involontaria) della quale è continuamente pervaso episodio VIII. Anche il livello di spettacolarità risulta essere ben dosato, giustamente calibrato alla natura della storia – senza eccessi di scene digitali sempre più iperboliche, ma spesso insensate – ed anzi viene da dire che la scena dell’assalto al treno appare come una delle migliori scene d’azione strawarsiane, quantomeno dello Star Wars formato Disney.

Quello che sopratutto sembra mancare, rispetto anche a Rogue One, è, forse paradossalmente, proprio Star Wars, la sua mitografia. Quello che si vuole dire è che Solo – se non fosse per la presenza di Han Solo, Chewbecca, il Millenium Falcon e pochissimi e/o solo accennati riferimenti simbolici – potrebbe apparire come un film di sci-fantasy come altri. E questo vale ancor di più per coloro (sì, è vero, pochissimi, forse nessuno) che non sanno chi siano Han, Chewie ed il Millenium Falcon.

Nonostante ciò, Solo rimane un buon film d’intrattenimento, con nessun reale difetto, ma neanche pregi indimenticabili, se non, ma solo per i fan, quelli puramente emozionali. Insomma, quello di Howard è un film che piacerà ai fan (soprattutto a quelli delusi, e tanto, dagli episodi VII ed VIII), ma che può divertire e farsi apprezzare da tutti.

 

 

 

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