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Crisula Stafida, bellissima e talentuosa attrice romana che ha raggiunto il successo con “TULPA- perdizioni mortali”, si racconta come artista a il “ilprofumodellalocevita.com” conversando con Andrea Giostra.

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Il Profumo della dolce vita” ha incontrato Crisula Stafida, giovane attrice romana, bellissima, di madre greca e di padre italiano, con un curriculum di attrice invidiabile, si racconta quale artista a “ilprofumodelladolcevita.com”, e ci anticipa in anteprima la prossima fiction TV di Mediaset, “Matrimoni ed altre follie”, che andrà in onda nei primi mesi del nuovo anno (2016). Inoltre ci regala un piccolo video che dimostra la sua professionalità e la sua arte:

https://www.youtube.com/watch?v=BXF5HKhUoaA&app=desktop.

 

Ciao Crisula e benvenuta a “ilprofumodelladolcevita.com”. Tu sei un’attrice abbastanza conosciuta nel campo della cinematografica italiana per aver recitato in tantissimi film – dei quali adesso se vorrai ci parlerai – e per aver partecipato a diverse serie televisive tra cui la più nota è certamente “Distretto di Polizia 6”. Saprai certamente che il nostro magazine online da alcuni mesi ha iniziato a dare visibilità a giovani artisti e ad artisti noti che hanno voglia di farsi conoscere dai nostri lettori. Se volessi presentarti ai nostri follower cosa diresti di Te? Come ti descriveresti, volendo fare un profilo della persona che sei nella vita reale, quella di tutti i giorni, quella del quotidiano?

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Innanzitutto grazie Andrea per la bella presentazione. Sinceramente se mi chiedessero di utilizzare un solo aggettivo per definire me stessa direi: libera. La mia vita è essenzialmente incentrata sulla spontanea e continua espressione di questa condizione: fuori da ogni schema imposto, fuori da ogni condizionamento, insomma, fuori da tutto…ma anche dall’esserlo a tutti i costi.

Quindi vivo di cose, in fondo, molto normali: l’amore, il lavoro, una vita sociale misurata, degli affetti attentamente selezionati, attività fisica, cucina ed una dolcissima chihuahua a pelo lungo sempre con me.

Mi piacerebbe moltissimo un tuo commento su una bellissima frase – almeno secondo me! – incisa nel grande frontale del Teatro Massimo di Palermo, famoso perché costruito da due dei più grandi architetti del XIX secolo, Giovan Battista Filippo Basile e il figlio Ernesto Basile. Il Teatro Massimo di Palermo è il secondo Teatro più grande d’Europa per grandezza e capienza di spettatori e possiede una qualità acustica terza in Europa solo dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. La frase incisa sul Frontale, perla quale ti chiedo una riflessione, è questa: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire».

Aggiungerei: così almeno vorrebbero gli antichi vati e le loro muse! Ahimè, oggi viviamo nell’imposizione continua del mito “consumismo” come unico motore ad ogni forma di sostentamento, dolorosamente inclusa l’Arte, o almeno così è nella stragrande maggioranza dei casi. Quindi, alla canna del gas il cinema di genere, le avanguardie tutte, gli espositori e gli innovatori. Ma gli artisti si sa, son come gli eroi dell’Ellade: resistono e riconquisteranno il Mondo! Scherzi a parte, è una questione molto spinosa, nell’epoca degli allevamenti intensivi di ogni genere, dell’inflazione di ogni bene, bisognerebbe mangiare di intrattenimento e ardere di cinema, quello vero, per non morire di banalità.

Bella la tua risposta Crisula, mi piace molto! Sai bene che oggi, come non mai, la formazione artistica è importantissima ed è il biglietto da visita per entrare nel mondo della recitazione e della filmografia in generale. Tu quali scuole di recitazione hai frequentato? Cosa ti hanno lasciato questi percorsi di studi? A che età hai iniziato in modo serio e determinato la tua professione artistica?

Crisula 06Ho iniziato quasi subito dopo l’adolescenza, e con determinazione ho intrapreso gli studi  presso l’«Accademia Biosofica» di Milano, l’ Ecole Supérieure d’Audiovisuel di Tolosa e presso l’Ecole Superieure d’Etudes Cinematographiques di Parigi. In questa professione la formazione è fondamentale, anche se la piena consapevolezza dei miei mezzi e la loro padronanza sono arrivate solo con la gavetta e l’impegno sul set.

Crisula, io sono un appassionato di lettura e il più Grande scrittore del profondo umano della storia dell’Uomo – almeno secondo me – è Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Nel 1864 pubblica un romanzo, “Memorie dal sottosuolo”, nel quale, tra le righe, parla della cosiddetta “Teoria dell’Umiliazione”. Negli anni ’90, alcuni scienziati e psicologi americani, ne hanno fatto una vera e propria teoria psicodinamica, un modello psicologico che parte dal presupposto che si potrebbe sintetizzare in queste poche righe: “sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita ad insegnarci a vivere meglio e a sbagliare sempre meno. Si impara dalla propria esperienza e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono di noi!” .Crisula, Tu hai mai subito delle umiliazioni artistiche e professionali che ti hanno lasciato il segno ma che al contempo ti hanno dato più forza per continuare per la tua strada?

Cominciare sostanzialmente da zero, senza nessuno che ti conosca o che ti presenti nell’ambiente, non può che procurare questo tipo di esperienze; incorrere nel vago consenso senza una conferma del ruolo, vivere le disavventure delle selezioni da “sconosciuta” diventano il vissuto più “normale” nei primi tempi; per fortuna dalle prime parti, fino alle opportunità migliori in cui ho avuto modo di interpretare ruoli più impegnativi e valorizzanti, le cose sono andate via via migliorando e questo grazie all’onestà intellettuale di molti che ancora lavorano e amano la settima arte.

Ti ricordi, Crisula, che età avevi quando hai comunicato ai tuoi genitori che volevi fare l’attrice? Cosa ti hanno detto appena hai finito di comunicare loro la tua scelta professionale? Cosa hanno fatto di concreto? Certamente, come tutti, sanno e sapevano allora, il mondo del cinema e dello spettacolo in genere, è un mondo fatto di compromessi, di ipocrisie, di inganni, di falsità e che è difficilissimo trovare persone che cercano di valorizzarti e di aiutarti a crescere nella tua carriera.

Crisula 07Ero molto giovane, una bambina poco più; ricordo perfettamente che mia madre mi disse solamente: fai bene, tu puoi ottenere tutto quello che desideri veramente. Non fecero nessun accenno ai rischi, alle insidie di questo mondo, forse perché conoscevano bene il mio caratterino, forse perché in fondo questo mondo è solo un piccolo scorcio di uno più grande, fuori, ma fondamentalmente identico in tutte le ipocrisie, i compromessi, gli inganni, le falsità.

Se dovessi ringraziare e ricordare qualcuno dei tuoi Maestri, quali sono i nomi che ti vengono in mente oggi? Cosa ti hanno lasciato di così importante per la tua professione?

Ogni situazione è maestra di vita. Ogni vicenda è una cesta piena di frutti più o meno zuccherini, più o meno amari. Ogni volta raccolgo i miei frutti e conosco meglio la vita. Se invece provo a pensare ad una persona in particolare, beh!, mi viene in mente Federico Zampaglione: un artista poliedrico e un po’ folle, che mi ha scelta semplicemente seguendo i miei lavori e con il quale ho mantenuto un ottimo rapporto di stima e amicizia reciproca.

A cosa stai lavorando adesso, se vuoi darci un’anteprima? E quando usciranno sul grande schermo o in TV o sul Web – che è considerato il nuovo mondo sommerso dell’arte, ma importantissimo per le nuove forme espressive e i nuovi artisti contemporanei – per essere viste dai nostri lettori che certamente amano il cinema?

Crisula 01Nel 2015 ho girato “Matrimoni ed altre follie”, una fiction Mediaset che andrà in onda nei primi mesi del 2016. Io sono nella quinta puntata e interpreto “Lavinia” una ex compagna di scuola di Chiara Francini. Sempre nel 2016 girerò un noir destinato al cinema, innovativo ma allo stesso tempo ricco di stile italianissimo; giallo, thriller: “Saphisme” di Francesco Mirabelli, ed io sarò la protagonista con un ruolo veramente impegnativo, ricco di luci e ombre. Non posso rivelare di più perché la produzione ha definito un calendario molto rigoroso sull’uscita dei comunicati. Poi sarò opinionista all’interno di “Cortonotte” una trasmissione che andrà in onda su Teleroma 56, in realtà l’opinionista sarà “Manola” il simpatico e sexy/coatto personaggio a cui ogni tanto do vita per far sorridere.

Molti grandi artisti, soprattutto quelli hollywoodiani, amano dire “to become a great actor you have to choose: either work or love” (per diventare un grandissimo attore devi scegliere: o il lavoro o l’amore). Pensi che gli attori americani, vincitori di Oscar e Golden Globe, che hanno fatto questa scelta di vita, abbiano torto o ragione? Qual è il tuo pensiero in merito? Tu come concili la tua vita affettivo-amorosa con la tua professione?

Posso donare me e la mia fiducia solo ad una persona che gioisca con me, lotti con me, insista con me sui miei obbiettivi; e sono fortune che, a volte, possono capitare.

Un’ultima domanda, forse la più semplice, ma al contempo quella che a me piace di più fare: Crisula, qual è il tuo sogno nel cassetto che ti porti dietro fin da bambina e che ancora non hai realizzato?

Vivere una vita fatta di arte e equilibrio. Passione e carezze. Insomma, come per un fuoco che si alimenti nella giusta misura, caldo e duraturo. Ho sempre conservato il sogno di essere viva e vicina a chi voglio bene.

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Grazie Crisula per essere stata con noi e ti facciamo il nostro in bocca al lupo per il tuo futuro artistico e professionale. Contiamo di riaverti per una nuova intervista tra qualche tempo per presentarci, magari in anteprima le prossime Opere nelle quali sarai protagonista. Tutta la redazione de “ilprofumodelladolcevita.com” ti fa il suo più sincero in bocca al lupo per il tuo futuro artistico e professionale. Grazie ancora e a presto.

Grazie a te Andrea, per la bella e interessante conversazione, e allora alla prossima intervista e complimenti per il vostro Magazine del quale vi confesso sono diventata una lettrice. In bocca al lupo anche a voi.

N.B. – le immagini sono dei fotografi: Monica Zora, Luigi Scuderi, Stefano Ricciardi e quella in casa di Roberto Cimini.

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra