La stagione 2019 del Teatro Comunale di Bologna si chiude, dal 15 al 20 dicembre, con una particolare edizione del dittico “ Cavalleria Rusticana “ e “ Pagliacci “ firmata da Emma Dante e da Serena Sinigaglia e che avrà quali protagonisti Veronica Simeoni, Roberto Aronica, Dalibor Jenis, Carmela Remigio e Stefano La Colla.

Un dittico “tutto al femminile”, che accosta l’opera di Mascagni a quella di Leoncavallo con la sapiente regia di Serena Sinigaglia; sul podio il direttore d’orchestra francese Frédéric Chaslin, , artista versatile (pianista, compositore, scrittore) che collabora con teatri come il Metropolitan di New York, la Los Angeles Opera, la Bayerische Staatsoper di Monaco e la Deutsche Oper di Berlino.

Come di consueto, il Coro del Teatro è istruito da Alberto Malazzi e il Coro di Voci Bianche da Alhambra Superchi.

Il primo titolo, “ Cavalleria “ è riproposto dopo il grande successo di due anni fa, quando debuttò al Comunale insieme a La voix humaine di Francis Poulenc, questa volta nel più consueto abbinamento con Pagliacci, presentato invece nel nuovo allestimento – in prima italiana – che il teatro felsineo ha coprodotto con il Grand Théâtre de Genève, dove è andato in scena a marzo 2018.

Le due registe immaginano un collegamento, una complementarità tra le due storie brutali, come se si trattasse del positivo e del negativo di una medesima foto. Due intrecci che hanno come denominatore comune la gelosia e il tradimento – che portano a un tragico finale da cronaca nera – e due protagoniste donne: Santuzza in Cavalleria è gelosa di Turiddu (e del suo rapporto con Lola) e muove l’azione che porterà alla morte dell’amato; Nedda in Pagliacci è vittima del femminicidio compiuto dal marito Canio, accecato dalla gelosia verso di lei e il suo amante (che scoprirà essere Silvio) tanto da commettere un doppio omicidio. Da un lato in Cavalleria la Dante racconta una Sicilia diversa rispetto a quella “da cartolina” e ricorda che «le dinamiche del rapporto tra Turiddu e Santuzza oggi si possono trovare in Sicilia così come in tanti altri luoghi d’Italia in cui persiste questo genere di retaggio culturale», dall’altro la Sinigaglia immerge Pagliacci a metà tra realtà e finzione da commedia, nell’atmosfera del cinema neorealista degli anni Quaranta e Cinquanta.

«È stato davvero difficile confrontarsi con i temi di Cavalleria – spiega Emma Dante – perché la mia terra non è quella che l’opera richiede sia raccontata; ho scelto quindi di non dare una lettura contraria alla tradizione mantenendo i colori del Sud, che comprendono per esempio l’oscurità dei veli neri o la presenza dei crocifissi nelle processioni religiose ma senza alcun connotato oleografico. Intendo narrare il rapporto tra l’anima siciliana e il sacro, la compresenza della vita profana con quella religiosa, l’oppressione della donna e sicuramente non l’aspetto folkloristico dato dalle coppole e dalle lupare». 

«C’è una profusione di elementi simili in questo duo – dice Serena Sinigaglia – A causa del loro ruolo comune nel Verismo italiano, Cavalleria rusticana e Pagliacci sono rappresentate insieme, spesso però senza essere scenicamente connesse. Questa volta sarà differente. L’idea del collegamento è sviluppata senza il desiderio di continuità, ma piuttosto di complementarità, come se si trattasse di due facce della stessa medaglia. Per esempio, se Cavalleria rusticana si trovava in un ambiente buio, allora Pagliacci sarà in un ambiente luminoso. Durante il Prologo di Pagliacci la scenografia di Cavalleria sarà smontata di fronte al pubblico e gli oggetti verranno sostituiti “a vista”. Tutti i drappeggi della precedente decorazione di Emma Dante saranno rimossi per fare spazio al sole, alla luce brillante della Calabria, al suo suolo secco e arido. Anche l’ingresso di Tonio, che si rivolgerà al pubblico senza un contorno scenografico, sarà l’intervento di un uomo, un cantante dei giorni nostri che invita alla verità. Questo prologo segnerà il graduale passaggio a Pagliacci e ricorderà al pubblico che, anche se il teatro è solo finzione, le due opere presentate raccontano fatti reali».

Veronica Simeoni, Roberto Aronica e Dalibor Jenis interpretano rispettivamente Santuzza, Turiddu e Alfio, i protagonisti del celebre triangolo amoroso verista che Mascagni ha tratto dall’omonima novella di Giovanni Verga. Il cast dell’atto unico è completato da Alessia Nadin nella parte di Lola e da Agostina Smimmero in quella di Mamma Lucia. L’allestimento porta le firme dei consueti collaboratori di Emma Dante: per le scene Carmine Maringola, per i costumi Vanessa Sannino, per le luci Cristian Zucaro e per la coreografia Manuela Lo Sicco. Daranno invece voce ai personaggi dell’opera in due atti su musica e libretto di Leoncavallo Carmela Remigio (Nedda/Colombina), Stefano La Colla (Canio/Il pagliaccio), Vittorio Prato (Silvio), Paolo Antognetti (Beppe/Arlecchino) e ancora Dalibor Jenis (Tonio/Taddeo). Le scene di Pagliacci sono a cura di Maria Spazzi, i costumi di Carla Teti, le luci di Claudio De Pace.

Lo spettacolo sarà replicato il 17, 18, 19, 20, 21 e 22 dicembre. Per le recite del 17, del 19 e del 21 dicembre saranno protagonisti Sonia Ganassi (Santuzza), Angelo Villari (Turiddu e Canio), Stefano Meo (Alfio e Tonio), Carmen Solís (Nedda), Marco Puggioni (Beppe/Arlecchino) e Vincenzo Nizzardo (Silvio).

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