Il messaggio del mondo della musica è chiaro e una prima soluzione è possibile: gli emendamenti per affrontare l’emergenza ci sono, sono stati raccolti in un unico pacchetto, contengono proposte concrete per ripartire e per questo serve un approvazione del  Parlamento. La richiesta arriva dal FAS, il Forum Arte e Spettacolo.

Gli emendamenti del Pacchetto #senzamusica riguardano, in particolare, la tutela per tutti i lavoratori intermittenti dello spettacolo, le imprese e i professionisti in partita iva. Nello specifico si va dall’estensione ai lavoratori intermittenti del mondo dello spettacolo delle indennità assistenziali previste a causa del lockdown e della NASPI, alla proroga del termine per il versamento delle imposte e dei contributi previdenziali, passando per la richiesta del credito d’imposta del 60% del canone di locazione per i luoghi dello spettacolo fino a settembre. E ancora:destinazione di ulteriori risorse a fondo perduto, nell’ambito degli aiuti previsti per il settore culturale, appositamente per il mondo extra fus, estensione dell’Art Bonus alle realtà Extra Fus e l’utilizzo delle risorse originariamente destinate alla “Netflix della cultura” per la creazione di un fondo di sostegno per le realtà del mondo della musica dal vivo che possa compensare i minori introiti dovuti alle restrizioni sulle capienze.

I promotori dell’iniziativa chiedono anche l’inserimento dell’industria discografica ed editoriale musicale all’interno del fondo ex 183, comma 2 del DL rilancio, originariamente destinato prevalentemente alla filiera editoriale, l’istituzione di un bonus per i musicisti per l’acquisto di uno strumento Made in Italy, l’incremento del fondo destinato al Bonus Cultura e, infine, la possibilità di detrarre nella dichiarazione dei redditi una parte delle spese sostenute per l’acquisto di beni ed eventi culturali.

Parliamo di un tessuto di piccole e medie imprese, spesso anche di associazioni, che non posseggono la marginalità di profitto per sostenere una crisi così lunga. “Per questo riteniamo che il MIBACT debba rendere conto del valore socio-culturale di queste aziende – scrivono i promotori dell’iizativa – per non permettere che realtà radicate nel territorio che generano profitto e posti di lavoro, ma soprattutto aggregazione e ricaduta socio culturale chiudano, come sta già accadendo. Solo un esempio è l’Ohibò di Milano che negli anni ha supportato la crescita di progetti musicali che oggi riempiono i palazzetti e il Circo Massimo di Roma. Chiediamo quindi che vengano approvati gli emendamenti del Pacchetto #senzamusica in questo momento depositati alla camera dei deputati. È sufficiente discuterli e approvarli”.

La mobilitazione continua per il 21 Giugno durante la Festa della Musica, quando la musica ci sarà ma come forma di Resistenza e per permettere a tutti i lavoratori che il 21 giugno 2020 torneranno a lavorare di tentare di ricominciare.

Per questo l’appello agli organizzatori di tutta Italia della Festa della Musica è di  creare alle 22.00 un momento prezioso di riflessione e di silenzio che sia di Festa #senzamusica per unire simbolicamente l’intero paese e  far comprendere alle persone e alle istituzioni che dietro ogni disco e a ogni live, in ogni spazio culturale, in ogni Festival o Live Club, nei grandi eventi, negli stadi, nei palazzetti o nelle feste di piazza che animano tutto il Bel Paese, c’è il lavoro di una squadra di persone. Questa squadra è formata da tantissimi lavoratori: musicisti, team di produzione, manager, uffici stampa, promoter, booker, discografici, autori, editori, tecnici altamente specializzati, maestranze, professionisti e altre innumerevoli figure professionali.

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