Home Arte Daniela Ventrone, giovanissima e talentuosa pittrice italiana figurativa, ci racconta la sua...

Daniela Ventrone, giovanissima e talentuosa pittrice italiana figurativa, ci racconta la sua storia artistica di successo, conversando con Andrea Giostra.

Ventrone_033“Il Profumo della Dolce Vita” ha incontrato Daniela Ventrone, pittrice italiana giovane, ma già molto conosciuta per la sue qualità artistiche e per il suo grandissimo talento. Daniela nasce a Roma e si diploma al Liceo Artistico di Roma nel 1996, conseguendo successivamente la Laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Roma con il massimo dei voti e la lode, nel corso di pittura di Antonio D’Acchille. L’Accademia di Belle Arti di Roma è la più importante e tra le più antiche accademie d’Arte d’Italia.

Dopo la Laurea, Daniela, inizia la sua carriera professionale di Artista di successo e moltissime sue opere fanno parte di collezioni private, sia in Italia che all’estero; altre collezioni sono presso Enti Pubblici. Un grande ed importantissimo riconoscimento artistico Daniela l’ha ottenuto nel mese di Luglio del 2014 quando ha esposto le sue opere alla mostra curata da Vittorio Sgarbi “Spoleto Arte”, presso il Palazzo Leti Sansi di Spoleto; Vittorio Sgarbi, che ha curato anche il catalogo, ha elogiato pubblicamente Daniela con parole di ammirazione per il suo talento e per sua grande capacità artistica di usare magistralmente la luce nelle sue opere. Scrive infatti Sgarbi nel catalogo: “A un anacronistico simbolismo si indirizza Daniela Ventrone, con visioni e incubi. Racconta miti e leggende con disinvoltura e sapienza stilistica, con particolare conoscenza del valore della luce”.

Daniela Ventrone oggi è ospite della nostra Redazione e conversa con Andrea Giostra per raccontare al sua bellissima storia di artista e di giovane pittrice italiana di successo.

Ciao Daniela, benvenuta presso la nostra redazione e Ti ringraziamo per essere qui con noi. Tu nel mondo dell’Arte nasci da una delle più importanti Accademie di Belle Arti d’Italia, forse anche la più antica rimasta in vita. La tua Accademia è stata anche la prima in Italia ad essere riconosciuta ufficialmente dal Ministero dell’Istruzione. Questo per dire che le tue matrici formative, culturali, artistiche e professionali, i tuoi “Maestri d’Arte”, come si chiamavano un tempo, sono stati sicuramente tra i migliori del nostro Paese. La tua formazione è stata sicuramente di altissimo livello, ma sai bene che se non c’è il talento e non c’è la passione, nessuna formazione al mondo può creare un artista vero e talentuosa quale sei tu! Ti ricordi, Daniela, che età avevi quando hai scoperto la tua passione per la pittura, per la bellezza, per l’arte in genere?

La mia passione per il disegno e la pittura, Andrea, mi accompagna da sempre. I miei genitori mi raccontano che già da piccolissima, ancora prima di cominciare a parlare, passavo delle ore a divertirmi con i colori.

Un talento prematuro, insomma, che è sbocciato da bimba!

Daniela, ne abbiamo accennato prima, ma vorrei che ce lo dicessi tu: chi sono stati i tuoi “Maestri d’Arte” in questi anni? Oltre ad aver frequentato una delle più prestigiose Accademie al Mondo, hai fatto altri percorsi formativi per perfezionarti e per migliorare la tua tecnica e dare sfogo al tuo grande talento?

Il mio maestro all’Accademia di Belle Arti è stato il pittore neomanierista Antonio D’Acchille. Non ho frequentato altre scuole, a parte un periodo di due-tre mesi, appena terminata l’Accademia, in cui ho fatto esperienza della tecnica dell’affresco in un corso alla Scuola San Giacomo. Ho visitato però molte mostre, ed ho imparato anche dai grandi del passato, osservando con attenzione le loro opere, la tecnica, le pennellate, l’uso del colore. Naturalmente degli artisti che sento più profondamente, i grandi maestri del ‘500 e del ’600.

Un grandissimo Maestro d’Arte e una Scuola Prestigiosissima: praticamente le tue basi artistiche sono solide come il granito, e questo credo che nelle tue Opere, per un esperto d’Arte, si veda subito. Non ci sono tentennamenti di stile o di tecnica! E’ questo a mio avviso che spesso fa la differenza tra chi ha imparato una tecnica e l’ha fatta propria; e chi invece, pur avendo talento, si è sperimentato attraverso un lavoro esperienziale intimo e personale: da autodidatta insomma!

Daniela, se dovessi dire cos’è l’Arte ad un bambino o ad una bambina di dieci anni, cosa diresti loro per farglielo capire senza che possano avere dei dubbi su cosa tu intendi per Arte?

Io insegno anche Artistica alle scuole secondarie di I grado, Andrea. Sono ragazzi poco più grandi di 10 anni. Quello che cerco di trasmettere ai miei alunni, prima di tutto, è l’amore e la passione per l’arte. L’arte per me è l’espressione sublime della personalità dell’artista, quindi dei suoi sentimenti, delle sue passioni, dei suoi tormenti, della sua interiorità attraverso delle abilità tecniche.

È bellissimo questo Daniela: insegnare ai bambini è come vivere una dimensione altra, e da loro, per quel che riguarda l’Arte, credo che si impari tantissimo perché sono puri e limpidi come gocce di rugiada.

Daniela, tu quando hai iniziato questa professione, quali difficoltà hai trovato nel tuo percorso professionale che hai dovuto affrontare e superare? Cosa vuoi raccontare di questo ai nostri lettori?

Le difficoltà maggiori, all’inizio, sono state quelle di riuscire a discernere, tra le varie proposte di esposizioni, eventi, da parte di gallerie, associazioni ecc, quelle buone dalle “truffe”.

Daniela, qual è stata la proposta artistica più strana che ti hanno fatto e che hai ricevuto da quando lavori come professionista?

Ventrone_0005E’ accaduto nel periodo in cui frequentavo o il I o il II anno del Liceo Artistico in via Ripetta a Roma. Andai a visitare la Mostra dei 100 Pittori in via Margutta, ed osservavo con attenzione i dipinti e le varie tecniche utilizzate. Uno di questi pittori, che poi mi dissero essere uno dei più famosi dell’esposizione, vedendomi con lo zaino e la cartellina 50×70 capì subito che ero una studentessa del Liceo Artistico. Percependo il mio interesse per la pittura, mi chiese di vedere qualche mio disegno. Io gli mostrai un paio di disegni che avevo nella cartellina. Gli piacquero, così mi invitò al suo studio e mi chiese di portargli a vedere qualche altro mio disegno e qualche dipinto. Naturalmente non ci andai da sola, mi accompagnò mio padre. Lo studio era piccolo, ma bello: un attico in via Margutta. Mostrai al pittore alcuni disegni, dei dipinti e delle foto di miei lavori più grandi. Mi fece molti complimenti e poi mi propose un lavoro: avrei dovuto eseguire dei dipinti con soggetti simili a quelli dei suoi quadri, portarli quasi a termine e poi venderli a lui che gli avrebbe dato qualche pennellata e li avrebbe firmati. Senza il minimo di incertezza ho rifiutato subito dicendo che io decido cosa voglio dipingere, come lo voglio dipingere e che “I miei dipinti sono miei e li firmo io!”, gelosa come sono e come sono sempre stata delle mie opere! Il pittore è rimasto stupito, pensava di poter “comprare” l’espressione artistica di una giovane studentessa; ma subito dopo si complimentò con me per il mio sentimento artistico e per la mia passione verso la pittura e le mie opere.

Purtroppo quella che hai vissuto tu da giovane è una realtà molto diffusa nel mondo dell’Arte. Questi “talenti” schiavizzati, sono i cosiddetti “Nigger”, molto diffusi nei paesi anglosassoni (U.S.A., Inghilterra, Australia), ma adesso anche in Europa e in Italia, da un po’ di anni a questa parte, stanno prendendo il sopravvento. “Nigger”, lo saprai certamente, è il termine che nelle colonie americane del ‘600 veniva usato per indicare gli “schiavi”! Ed oggi, con un’accezione neo-realista, questo termine si ripropone soprattutto nel mondo della letteratura e della pittura: non sarebbe mai possibile che certi autori scrivono e pubblicano due-tre libri-mattone ogni anno; oppure che Artisti delle arti figurative, realizzino centinaia di Opere ogni anno! Ma questa è un’altra storia che magari potremmo trattare in un’altra intervista Daniela! Comunque, ti faccio i miei complimenti per avere risposto a tono a quel pittore! Questo vuol dire che avevi già le idee molto chiare su quello che avresti voluto fare e avevi già una grande forza e una grande determinazione!

Daniela, hai mai avuto la tentazione durante la tua carriera di mollare tutto e dedicarti ad un’altra attività, ad un altro tuo talento?

No, non mi è mai passato di mente, Andrea. La pittura è ciò che sono, senza di essa non sarei più io.

Se per un motivo qualsiasi dovessi abbandonare questo lavoro, cosa ti piacerebbe fare nella tua vita professionale?

Come ho già detto, insegno artistica, ma continuo a dipingere con passione, e non abbandonerei mai.

Il tuo mondo, il mondo dell’arte in generale, lo abbiamo già detto, è un mondo pieno di compromessi e di serpenti travestiti da agnellini. Spesso per fare carriera più velocemente molti artisti, sia uomini che donne, accettano compromessi che li portano al successo in tempi più rapidi. Tu, Daniela, che indubbiamente sei una bella donna, come hai gestito i compromessi che ti sono stati sottoposti, dando per scontato che tutto questo è una sorta di “must” che diversi servizi di giornalismo d’inchiesta hanno spesso svelato ai non addetti ai lavori e alle gente comune?

Non ho mai accettato nessun compromesso.

Daniela, nella tua Arte chi sono i tuoi esempi, i tuoi modelli da imitare? Quali sono gli artisti o le artiste che ti piacciono e che ammiri di più? Hai qualche artista che ti ispira particolarmente e al/alla quale ti piacerebbe “rubare” qualche qualità artistica che possiede?

Come ho già detto, io amo la pittura soprattutto del ‘500-’600: Caravaggio, Luca Giordno, Tintoretto, Gaulli, ecc..

A cosa stai lavorando adesso, Daniela? Vuoi dirci qualcosa in anteprima delle tue prossime Opere?

La mia prossima opera sarà “Atalanta e Ippomene”, un dipinto che il Museo dello Sport di Ostia mi ha commissionato per esser posto vicino ad un altro che ho realizzato l’anno scorso.

Daniela, raccontaci qual è la tua “Poetica” nell’Arte che crei e che realizzi, nell’accezione classica del termine, quella di Aristotele che la usò per la prima volta in uno scritto intorno al 330 a.C. e che analizzava l’Arte, in tutte le sue forme espressive, distinta dall’Etica e dalla Morale, introducendo due concetti fondamentali per la comprensione dell’Opera Artistica: la “Mimesi” e la “Catarsi” (concetto successivamente, alla fine dell’800, ripreso da Freud nell’elaborazione della Psicoanalisi).

La mia ricerca artistica è tesa allo studio di una figuratività in cui l’elemento fondamentale è la forma. La pittura è così collocata nella fissità della storia: con questo appiattimento del tempo le figure, travolte dal movimento, sono bloccate in un’atemporalità sempre attuale.

Nelle mie opere amo dipingere figure umane, spesso in torsione, quasi danzanti, all’interno di composizioni dinamiche che si ispirano al mondo onirico, dell’inconscio, dell’interiorità.

Nei marcati contrasti del gioco tra luci e ombre, spesso uomini e animali sono contorti e avviluppati in un drammatico combattimento: è la lotta simbolica tra la materia e lo spirito dell’essere umano.

I tuoi dipinti, oltre ad essere a mio avviso bellissimi, effettivamente sono evocativi ed onirici al contempo. Hanno, senza ombra di dubbio, una fortissima componente identificatoria-proiettiva che certamente porta un osservatore attento e sensibile nel lasciarsi trascinare verso un’empatia emozionale che sprigionano le tue Opera e che certamente hanno un effetto catartico, liberatorio per certi versi. Quindi, condivido perfettamente la tua descrizione che mi sembra impeccabile con lo spirito del tuo personalissimo modo di creare le tue Opere artistiche di grande impatto emotivo e spirituale.

Ventrone_007Ma adesso ed a questo punto, Daniela, descrivici, se ti fa piacere, una delle tue ultime opere!

Attraverso le figure in torsione, e anche il forte contrasto chiaroscurale (che mi serve anche a dare volume ai soggetti, a farli venir fuori dalla tela) le mie opere esprimono il drammatico contrasto che abita all’interno dell’essere umano tra lo spirito e la materia, il bene e il male, la luce e l’ombra. Questo contrasto si ritrova anche nella vicinanza, all’interno della stessa opera, di figure che ammaliano, che seducono e di elementi che danno inquietudine, a volte angoscia.

Voglio descrivere il dipinto “Sedotti dalla Superbia” la cui foto è stata utilizzata come Cover per il nuovo LP, uscito da pochissimo, inciso sia in CD che in Vinile dei Cherry Five dal titolo “Il Pozzo dei Giganti”.

Anche leggendo quest’opera si ritrova naturalmente la mia poetica.

L’opera è ispirata al XXXI Canto della “Divina Commedia”.

In “Sedotti dalla Superbia“, la figura femminile, che non è descritta da Dante nel girone del pozzo dei giganti, ma che ho voluto inserire come allegoria della superbia, è flessuosa, seduce i giganti; è una figura in metamorfosi: ha la coda da serpente e le stesse gambe si sono trasformate in un groviglio di serpenti; un’altra serpe le esce dal braccio e rientra dentro il suo corpo attraverso la mano. Con l’altra mano l’allegoria della Superbia accarezza uno dei giganti, ma in realtà le dita entrano nella carne del gigante, nello stesso modo in cui la superbia si è insinuata nei loro cuori e li ha fatti peccare di presunzione.

Ho immaginato la scena in un paesaggio pieno di montagne e ponti rocciosi, con dei precipizi che fanno intuire la profondità del luogo. L’ambiente è nebuloso e pieno di fumo, come se fosse la descrizione di un paesaggio interiore dell’essere umano, per questo misterioso.

Bellissima descrizione Daniela! Mentre parlavi, ho recuperato al PC il trailer di presentazione del CD dei Cherry Five, dal titolo appunto “Il Pozzo dei Giganti” – di cui i lettori ritrovano il link alla fine dell’intervista – ed ho visto la tua Opera: straordinariamente suggestiva e bellissima! Complimenti davvero! Vederla dal vivo sarà certamente un’emozione molto intensa e molto forte!

Daniela, raccontaci adesso una cosa buffa che ti è accaduta o che ti ha messo in imbarazzo durante uno dei tuoi lavori e che oggi vuoi ricordare con il sorriso sulle labbra. Cosa ti è capitato che vuoi raccontare ai nostri lettori tanto da farli sorridere?

Una cosa buffa, ma che non mi ha messo in imbarazzo, è stata la censura su internet di alcuni miei dipinti: hanno messo le “braghe” ai miei nudi, come a Michelangelo.

Questa è bellissima Daniela! E’ incredibile, però, come ancora oggi, nel XXI secolo, la censura di pochi illetterati e “inquisitori” da strapazzo dell’ultim’ora, cerchino di ricavarsi il loro spazio anacronistico e fuori dal Mondo della Cultura contemporanea!

Adesso, Daniela, per finire la nostra chiacchierata voglio farti una domanda che io amo molto: qual è il Tuo sogno nel cassetto che fin da bambina ti porti dentro e che oggi vorresti realizzare?

Mi piacerebbe molto ricevere una commissione per la decorazione di un’intera chiesa, compresa la volta dipinta ad affresco, o di un ambiente di un palazzo pubblico a Roma. In parte questo sogno si è realizzato con la commissione che ho ricevuto anni fa per la realizzazione di sei tele per la Chiesa di San Francesco a Mozzagrogna (CH): mi è capitato di passare in zona l’anno scorso, quindi sono andata a “salutare” le mie opere; l’emozione è stata grande entrando in questa piccola chiesa decorata esclusivamente da me.

Ventrone_037Dev’essere un’emozione fortissima e bellissima, Daniela, vedere dopo tempo la propria Opera all’interno di un ambiente sacro dove avrai certamente lasciato un pezzettino della tua vita artistica e del tuo talento!

Grazie, Daniela, per essere stata con noi e per averci raccontato la tua storia di Artista e di Pittrice. Io ti faccio il mio più grande in bocca al lupo per il tuo futuro artistico, così come tutta la Redazione de “ilprofumodelladolcevita.com”. Ti rinnoviamo l’invito a ritornare da noi, magari il prossimo anno, per raccontarci dei tuoi nuovi successi che sicuramente saranno tanti, brillanti e importanti.

Grazie a te Andrea e alla Redazione “Il Profumo della Dolce Vita” per l’intervista.

Un saluto, a presto!

Ventrone_023 Ventrone_047 Ventrone_052 Ventrone_053 Ventrone_056 Ventrone_058

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra