Dolceroma, quasi una nuova “ Grande Bellezza “ con uno spettacolare Barbareschi

Luca Barbareschi, eclettico, sornione, istrionico e Fabio Resinaro, il regista, formano una esplosiva miscela di novità, di altre e non ancor dette scoperte su una città che è già stata raccontata, con un linguaggio completamente diverso, da Paolo Sorrentino: toni diversi, ma sostanza praticamente la stessa perché arroganza, malavita, amori interessati, tradimenti la fanno da padroni in questo film dove la parola “ merda “ è costantemente all’ordine del giorno.

Non viene però usata a sproposito perché gli ambienti descritti in questo film che definire rocambolesco appare riduttivo, puzzano effettivamente di malaffare, di mafia, di intrighi che l’abilità di attore e di produttore di un infernale Barbareschi riesce ad esaltare ed a rendere addirittura interessante perché di genere sostanzialmente nuovo: contiene di tutto, dai duelli da samurai ai rapimenti, da tanti episodi thriller messi insieme a scene di devastazione perfettamente costruite al computer in grado veramente di sorprendere.

Il film è liberamente tratto dal romanzo “ Dormiremo da vecchi “ di Pino Corrias e può definirsi come il riassunto dei tanti generi che hanno nel tempo contraddistinto la produzione italiana: commedia, thriller, malavita che questa volta è quasi posta in forma comica, e vede un cast molto, ma molto ben affiatato a capo del quale c’è Lui, Luca Barbareschi nei panni di un volgare imbroglione il quale continuamente a rischia e gli va sempre tutto bene, che risponde al nome di Oscar Martello.

A seguire un intenso Andrea Serrano ( Lorenzo Richelmy ) di professione lavatore di morti in un obitorio, scrittore in attesa di carriera che quando gli passa vicino la fortuna ci si aggrappa diventando il leit motiv di tutta la poderosa impalcatura dalla quale nasce una pellicola sorprendente e del tutto nuova per il nostro paese; c’è poi una Claudia Gerini, moglie dell’onnipotente Oscar, da lui tradita con una certa Jacaranda Ponti ( brava nei suoi panni Valentina Bellé ) molto intensa come figura di donna e di amante di Oscar l’onnipotente, sopportata dalla moglie di questo che preferisce dedicarsi, pensate un po’, alla produzione di miele che poi utilizza per tuffarcisi dentro in una vasca stracolma del prezioso elemento generato dalle api.

Elementi di contorno, ma essenziali per la tessitura della perfetta trama di questa affascinante pellicola, sono un regista imbroglione almeno quanto Oscar ( Luca Vecchi, bravo e colmo di ironica cattiveria nei panni di Attilio Fabris )  che sarà il direttore del film ispirato al romanzo scritto dal sorprendente Andrea Serrano, oltre ad un pedante commissario di polizia interpretato dal convincente Francesco Montanari ed un ridicolo camorrista ( Libero De Rienzo ) che sembra cattivo, ma è un vero fregnone.

Pellicola molto, ma molto interessante e piena di avvenimenti, dotata di una stupenda fotografia e di un buon colpo d’occhio scenografico, con locations che vanno da punti molto conosciuti della Capitale ad una stupenda Praga dove l’avventura iniziata con la sparizione delle pezze del fallimentare film realizzato sulla base del romanzo scritto dal Serrano trova il suo culmine da giallo per poi terminare nel fuoco sterilizzatore di una bellissima villa.

Come sempre, chi più sporca la fa diventa priore e, pensate un po’, chi riesce ad uscire vincitore da questa molto complicata vicenda? Il malfattore, l’imbroglione, l’arrogante Oscar Martello che, grazie ad una inattesa furbizia dello scrittore spiantato riesce ancora una volta a farla franca alla giustizia, alla camorra, ai suoi avversari del settore cinematografico.

Insomma, un film d’azione dal primo momento fino alla fine, con scene dal ritmo incalzante che soltanto in certi momenti vengono rallentate al fine non del tutto evidente di farlo sembrare serio e con un superman della caratura statuaria di un Barbareschi ignorante, fanfarone, insuperabile nei gesti, negli atteggiamenti, nelle parole sempre convincenti quando le rivolge ai suoi avversari, vuoi che siano cinematografari che camorristi.

Un Barbareschi che può identificarsi in due maniere: una semplice e l’altra complicata, mai tra loro contrastanti ed assolutamente parallele, anche se convergenti per dar vita ad un grande attore quale effettivamente è l’attore ed il produttore di questa bellissima pellicola che sarà in sala a partire dal prossimo 4 aprile

Una sola osservazione: speriamo che in sala l’audio sia di qualità migliore di quanto ci è toccato sopportare in sede di proiezione in anteprima al teatro Eliseo.

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