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Emiliano Luccisano: Un comico ai tempi del Covid #videosaluto

Emiliano Luccisano: Un comico ai tempi del Covid

di Maddalena Maglione

Incontriamo Emiliano Luccisano, autore televisivo, regista e attore. Luccisano è un un ciclone della risata un folle, un comico nato, un vulcano di battute che durante la pandemia, ha travolto i social con i suoi esilaranti video e divertito migliaia di followers vestendo i panni di tre strampalati personaggi, tutti rigorosamente interpretati da lui. Come dimenticare quando il Lockdown ci costringeva a non poter uscire liberamente e ad evitare contatti con altre persone? ma “Mater artium necessitas ” dicevano i latini, ovvero la necessità aguzza l’ingegno, e cosi con un tocco di creatività, la sua auto si è trasformata in un set, e cambiando parrucche e vestiti, è diventato la migliore spalla di sè stesso! I suoi skatch hanno una comicità schietta e diretta che rompe le regole, a volte deliziosamente maleducata, irriverente, ma di fondo realistica che enfatizza con simpatia la realtà che ci circonda.

Emiliano ultimamente hai dato vita a dei video improntati sul periodo pandemico, dove, in un auto, non potendo avere una spalla, fai tutto da solo, vesti alternativamente i panni di tre scellerati che parlano tra di loro di sesso, amore, droga, relazioni sociali e di come sopravvivere alla pandemia. Come è nata questa idea?

Il Loockdown ci ha messo in una condizione mentale diversa e girare video è stato un modo per esternare le mie emozioni e i miei disagi, una modalità per raccontare in maniera buffa la realtà complessa che mi circondava in quel momento. Nella vita in generale mi piace unire i puntini, osservare e riassumere l’umanità variopinta che incontro. Durante il primo lookdown facevo una diretta al giorno e man mano questa cosa ha preso piede, sempre più persone partecipavano e mi raccontavano le loro paure, le loro angosce legate appunto al periodo che stavamo vivendo, ma cercando anche di sdrammatizzare e alleggerire la cosa. Siccome gli unici luoghi disponibili erano la casa e la macchina, ad un certo punto ho sentito l’esigenza di girare questi video in auto e ho cercato di rappresentare tre archetipi, tre tipologie di umanità che commentano quello che succede, come si commenterebbe davanti al bancone di un bar. Cosi è nato questo trio fortunato di personaggi.

Attraverso questi tre personaggi hai saputo dare voce ai pensieri e ai dubbi che in qualche modo attanagliavano tutti gli italiani in quel periodo. Da dove hai preso spunto per i tuoi personaggi?

Sono nato e cresciuto in un quartiere popolare di Roma che è Centocelle con una umanità un pochino “ variopinta” , quella della Roma dei bar. Spesso mi è capitato di incontrare nella realtà persone molto simili ai miei personaggi, queste tipologie di romani moderni fanno parte del mio immaginario.

Hai mai pensato di dare dei nomi a questi tre personaggi ?

Ho sempre avuto timore ad assegnargli un nome, perché loro sono diventati più famosi di me e quindi mi sono detto “ se gli do pure un nome, non ricorderanno più il mio” ! Perciò ognuno può dargli un nome di fantasia, c’è chi li chiama “ Il coatto, lo sfigato, lo stordito etc..” insomma può essere divertente.

Nei tuoi video hai spesso trattato il tema dell’amore e della conquista ai tempi dei social, utilizzando una ironia ruspante, casereccia ma mai volgare. Come vivono secondo te i ragazzi di oggi, il rapporto con l’altro sesso?

L’amore ai tempi dei social è un po’ un casino, una volta, cioè nel periodo ante-social, quando si usciva con una ragazza per un primo appuntamento, ti incontravi che in realtà t’eri già conosciuto, nel senso che magari l’avevi già incontrata al bar, te l’aveva presentata un amico, quindi sapevi più o meno quello che ti aspettava. Oggi invece, quando vai a fare un primo appuntamento, come minimo ti stavi messaggiando da 56 giorni, come se ti fossi fidanzato virtualmente già da due mesi e quando la vedi invece devi ricominciare tutto daccapo e presentarti come due perfetti sconosciuti. Quindi si crea una sorta di andirivieni emotivo che ti mette in difficoltà perché magari la sera prima hai fatto delle promesse per messaggio, sia emotive che di prestazioni, mentre dal vivo poi non riesci a mantenerle. Di questo ne parlo in uno dei miei video dedicati proprio al Sexting!

Hai scoperto di avere una passione per il teatro, quando avevi solo 16 anni grazie ad alcuni laboratori scolastici. La scuola, quindi, è stata la scintilla grazie alla quale sei entrato nella compagnia del regista e autore Amedeo Fusco, diventando prima autore teatrale e poi televisivo per programmi Rai. Ti piace scrivere di più per il teatro o per la televisione?
Io vengo da un percorso come attore di prosa e poi sono passato all’autoraggio televisivo grazie a dei colleghi più illustri di me che hanno scoperto questa dote che avevo. Oggi unisco la comicità alla mia scrittura, per me tutto questo mondo che va dalla regia al recitare fino alla scrittura, non sono tre ambiti diversi, ma fanno parte dello stesso mestiere, non sono mai riuscito a vederli in maniera separata. Mi piace comunicare dal vivo, non solo a teatro ma anche sul web, tutto quello che nasce dalla mia scrittura, dalla direzione e dalla recitazione.

Durante il tuo percorso di formazione da attore, hai praticato molti laboratori di sperimentazione, giungendo a creare un tuo metodo che è quello dell’attore dinamico. In cosa consiste questo metodo.
Tempo fa avevo creato una pagina FB che si chiamava appunto “ L’attore dinamico” dove si facevano parodie proprio sul mondo degli attori, ma a parte questo, da più di 10 anni ho una serie di scuole sparse per Roma e per l’Italia perché stare in sala e sperimentare tutte le possibilità che permette questo mestiere, per me è sempre stata una grande passione. Questo metodo prende spunto daI mondo della biodinamica, cioè un lavoro sul corpo, che mette insieme emotività e fisicità per creare interazioni che strizzano un po’ l’occhio ai tempi, è un metodo che può essere utile per modernizzare il modo di recitare esistente.

Consiglieresti ai ragazzi di oggi di intraprendere la carriera da attore?
Con il mondo del web si è aperta una grande finestra di possibilità per mostrare al mondo ciò che si sa fare. E’ difficile consigliare se fare questo mestiere, perché recitare non è una cosa che si sceglie di fare, è qualcosa che hai dentro e di cui non ne puoi fare a meno. E’ una strada che richiede caparbietà e cocciutaggine, perché nessuno ti viene a pescare. Se non hai queste caratteristiche e una forte spinta interiore, allora meglio lasciar perdere ed intraprendere un’altra strada.

Attualmente so che hai uno spettacolo teatrale che stai portando in giro per l’Italia, ce ne vuoi parlare?
Lo spettacolo si chiama “Me viè un po’ da piagne”, che è un’ espressione che ultimamente abbiamo utilizzato molto guardandoci attorno. Noi a Roma abbiamo questo cinismo del ridere e “piagnere” insieme. Lo spettacolo che andrà in tournée questa estate, è uno spettacolo fresco dove si ride tanto. Ridere è la medicina che funzione di più.

Tra i tuoi progetti futuri, ci potrebbe essere anche l’ipotesi di fare un film con i tuoi personaggi?
A me piacerebbe tantissimo fare un film con i personaggi che ho creato, sarebbe la mia naturale evoluzione. Mi ispiro molto a Carlo Verdone , Alberto Sordi, Gigi Proietti che sono miei miti. Sono cresciuto con i loro film, con questa tradizione romana del personaggio di borgata, come non ricordare ad esempio i personaggi di Tomas Milian?

Emiliano come saluteresti i nostri lettori?