Emma Morton and The Graces “Bitten by the Devil”

La musica è vita, è condivisione delle emozioni. Per Emma Morton è tutto questo e ancora di più: la musica è un modo di esorcizzare i demoni del passato. Quei demoni che impediscono di vivere in pieno la vita. Partendo dal bisogno di famiglia e di calore, Emma ha scelto a soli ventidue anni, di venire in Italia. La rigida educazione inglese, poco si avvicina al carattere affettuoso di Emma, è così che in Italia ha trovato la sua casa e la sua famiglia. Il progetto  musicale che sta portando in tour con i The Graces“Bitten by the Devil” (Il Morso del Diavolo) nasce proprio dalla necessità  di dare voce alla sua anima, di sconfiggere i “mostri”.

Abbiamo incontrato Emma Morton al rientro dal tour che l’ha vista  sui palchi in giro per l’Italia e dell’Est Europa“Finalmente ho sentito di poter condividere le mie emozioni, il pubblico lo ha percepito e dopo i concerti venivano ad abbracciarmi…”. Con Emma entri subito in sintonia, impossibile non accogliere la sua voce calda e decisa, che conserva il simpatico accento inglese (scozzese, per essere precisi). La vita e la musica per lei hanno un legame indissolubile. Alla prima, semplice domanda, Emma racconta la passione per la musica e quanto un abuso subito nella prima adolescenza l’avese allontanata. Finalmente ha trovato il modo di dare “voce”  alla sua anima. E’ questo il segreto del suo successo: condividere il proprio passato esorcizzando il male subito. Con una responsabilità in più, da mamma, affinchè nessuno possa subire ancora e soprattutto superando i sensi di colpa che inevitabilmente si vivono in certe situazioni…

Come è nata la tua passione per la musica? Quando hai deciso che saresti diventata un’autrice e una cantante?

Sin da bambina amavo la musica, ero attratta dal mezzo che mi dava la possibilità di accedere alle emozioni in modo diverso, studiavo pianoforte. Solo quando sono arrivata in Italia ho cominciato ad esplorare il mio rapporto con la musica come cantante. Non l’avevo mai fatto, anche se cantavo sempre sotto la doccia… Purtroppo da bambina ho subito degli abusi da un insegnante di musica e non ho completato gli studi. Con il mio nuovo progetto, “Bitten by the Devil” (Il Morso del Diavolo), sto esplorando questo trauma. E’ la rivincita di quello che succede quando veniamo contaminati dal male. Ho scelto di non rispondere al male con la rabbia e con l’odio, scegliendo una vita migliore. E’ la celebrazione della musica, che mi ha aiutata a ricostruire quello che mi era stato tolto. 

E’ un messaggio molto forte il tuo. E’ un modo di dare voce, è proprio il caso di dire, a quello che ci si porta dentro…

La musica è un linguaggio universale. un modo di portare gioia. E’ qualcosa di molto primitivo che ci collega come esseri umani. Il trauma che ho subito mi ha creato paura nell’avvicinarmi alle persone. Attraverso la musica sono riuscita a connettermi non solo con me stessa ma anche con chi mi ascolta. E’ come quando soffri per amore e ascolti musica che da una parte ti fa piangere, dall’altra entri in connessione con chi soffre come te…E’ questo che mi attira della musica, poter creare il bello dal brutto.

Nel tuo disco, “Bitten by the Devil” c’è una canzone dedicata a questo…ci parli del progetto?

Sì, nel disco c’è la canzone “Dirty John”, è in dialetto scozzese, forse non facile da capire. Tutto l’album è una contaminazione tra vari generi musicali partendo dalla mia terra, la Scozia, con tutto ciò che deriva dalla cultura afroamericana, il jazz, il blues, il soul… E’ il racconto di una donna che si libera del carico che ha vissuto. Della vergogna, delle esperienze che ha vissuto e che non ha scelto. Per me è stato una sorta di esorcismo, con cui sto ancora lottando. Con questo progetto sono riuscita a mettere in luce le cose di cui avevo paura. Non voglio più nascondermi, vergognarmi, nè avere paura. Dopo i concerti tante persone vi vengono a abbracciare, persone che hanno vissuto cose simili alla mia. In questo modo sono riuscita ad entrare veramente in contatto con le persone.

La tua famiglia di origine ti ha sostenuta? Gliene hai parlato?

Ne ho parlato solo da poco con i miei. Da quando lo hanno saputo mi sonomolto vicni.

Come mai non ne hai parlato prima?

Il problema è la vergna, il senso di colpa. Avevo paura di aver fatto qualcos di sbagliato io… E’ così per tutti coloro che hanno subito un trauma infantile.

Quando hai deciso di venire in Italia? Quanti anni avevi?

A ventidue anni ho deciso di venire in Italia, ho deciso di istinto. Ero molto attratta dal sole, dal senso di condivisione, dai valori della famiglia, di voler stare tutti insieme a tavola…era una cosa che non conoscevo. 

Come ti ha cambiata venire in Italia? Entrare  a far parte di un mondo così diverso da quello che conoscevi?

Ho imparato a conoscere delle cose che non conoscevo, però mi ha insegnato anche ad apprezzare cose della mia terra che forse non apprezavo. In Gran Bretagna le persone sono molto formali. C’è poco contatto fisico, perchè abbbiamo un tipo di educazione che ci fa mantenere le distanze. Avere una famiglia mia, è stato un grandissimo dono, mi ha insegnato cosa significa il calore di una famiglia unita. Io sono andata via da casa a 16 anni, ho amici italiani che vanno via a 40 anni (ridiamo). Mi ha aiutata a sciogliere un mio limite, quello del contatto fisico.

Hai anche una figlia? Viene con te ai concerti?

Sì, ho una figlia di 5 anni. Siamo appena rientrati con il papà (con cui suoniamo insieme), da un tour di venticinque giorni in Italia e nell’Est Europa. La piccola è stata con noi a tutti i concerti, non ne ha voluto sapere di restare con la tata. Ha partecipato e ha firmato i dischi con noi.

E’ molto partecipe, è già avviata alla musica?

Sì, ha già avuto una piccola parte nel gruppo, canta e suona la chitarra benissimo e credo che presto mi supererà. 

“Saremo Giovani e Bellissimi”

Come è nata la collaorazione alla colonna sonora di “Saremo giovani e bellissimi”, candidata ai David di Donatello come Miglior Canzone Originale?

Colaboravo già ai testi con Matteo Buzzanca. Matteo è autore per la Sugar Music, avevamo già collaborato per progetti mie e suoi, come autrice e come interprete. Mi ha chiamata per raccontarmi la storia del film. Mi ha subito attratta moltissimo perchè all’interno di rapporti estremamente turbolenti, la Musica è l’elemento di connessione. E’ la musica la protagonista del film.  Ho scritto i testi e ho inviato un demo alla regista, Letizia Lamartire. Quando ha ascoltato le mie canzoni, le è sono piaciute moltissimo e mi ha chiesto di interpretarle, nel film ho anche un piccolo Cameo in cui suono il pianoforte. 

Il film è Stato presentato a Venezia, dove ha ricevuto una bellissima accoglienza. Come è stato per te?

E’ stato bellissimo partecipare a un progetto ricco di giovani talenti. Sentire la mia voce che usciva dallo schermo è stata una grande emozione. Ho cercato di contenere le emozioni, ma alla fine del film ci siamo commossi tutti. 

Sei bella e talentuosa, dopo la parteciazione al film, hai pensato anche di fare l’attrice?

In realtà sì, ci ho pensato. In Inghilterra ho studiato recitazione e ho partecipato a molti spettacoli teatrali. Da quando sono in Italia non ho più recitato. Spero magari un giorno di poterlo fare, è un altro mezzo di espressione delle emozioni. Incrociamo le dita!

Quali sono i prossimi progetti (oltre alla recitazione)?

Abbiamo altre date a Genova e a Savona per il tour. Nel frattempo stiamo già scrivendo il secondo album con un etichetta inglese e poi ripartiremo con il tour.

 

 

 

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