Home Cinema Recensioni Film “Escape Room”: ennesimo film videogame che inaugura serie omonima

“Escape Room”: ennesimo film videogame che inaugura serie omonima


Presentato stasera in anteprima stampa al Cinema Moderno The Space di Roma, “Escape Room” del presto quarantenne Adam Robitel (qui anche attore, come già capitato in altri film non suoi quali “X-Men”). Uscirà nelle nostre sale il 14 marzo.

Sei personaggi in cerca di… fuga e di presa di coscienza. I due aspetti infatti si compenetrano, se è vero che tutti i partecipanti al gioco al massacro certosinamente organizzato da diabolici e misteriosi burattinai sono dei sopravvissuti che, appunto, non hanno ancora vinto il senso di colpa dell'”unico superstite”.

Dopo una veloce presentazione dei sei protagonisti colti in una quotidianità interrotta dallo strano “cubo con invito”, “Escape Room” li riunisce tutti in una stanza.
Sembra una normale sala d’aspetto e i sei attendono infatti che il gioco cui sono stati invitati (per il tramite d’amici o conoscenti) inizi. Ma il gioco è già cominciato, e le porte sono già sbarrate. Ognuno di loro darà quindi di volta in volta il proprio contributo (irrorato sempre dai tormenti della coscienza) per risolvere la selva di enigmi ed aprire le porte della salvezza su altri ambienti, interni infuocati od esterni ghiacciati, bar escherianamente capovolti o sale di rianimazione prese direttamente dai loro incidenti.

La salvezza, purtroppo, è momentanea ed illusoria, perché uno ad uno i sei cadono e muoiono. Ne resterà soltanto uno. O forse no…

“Hunger Games”, “Maze Runner” e adesso questo “Escape Room” targato Sony Columbia: il filone del giovanilistico videogame movie si arricchisce di un nuovo tassello. Le dinamiche e gli elementi sono i medesimi, compresa (ahinoi) la fine-non-fine, ossia il finale che, con la leggerezza di un dinosauro, apre sfacciatamente, sommariamente e insostenibilmente al prossimo film. Se non addirittura alla prossima coppia di seguiti girati in contemporanea.

Massimo Nardin è Dottore di ricerca in Scienze della comunicazione e organizzazioni complesse, docente universitario presso l'Università LUMSA di Roma e l'Università degli Studi Roma Tre, diplomato in Fotografia allo IED Istituto Europeo di Design di Roma, giornalista pubblicista, critico cinematografico, sceneggiatore e regista. È redattore capo della sezione Cinema della rivista on-line “Il profumo della dolce vita” e membro del comitato di redazione di “Cabiria. Studi di cinema - Ciemme nuova serie”, quadrimestrale del Cinit Cineforum Italiano edito da Le Mani (Recco, GE). È membro della Giuria di “Sorriso diverso”, premio di critica sociale della Mostra del Cinema di Venezia, e del Festival internazionale del film corto “Tulipani di seta nera”. Oltre a numerosi saggi e articoli sul cinema e le nuove tecnologie, ha pubblicato finora tre libri: “Evocare l'inatteso. Lo sguardo trasfigurante nel cinema di Andrej Tarkovskij” (ANCCI, Roma 2002 - Menzione speciale al “Premio Diego Fabbri 2003”), “Il cinema e le Muse. Dalla scrittura al digitale” (Aracne, Roma 2006) e “Il giuda digitale. Il cinema del futuro dalle ceneri del passato” (Carocci, Roma 2008). Ha scritto e diretto diversi cortometraggi ed è autore di due progetti originali per lungometraggio di finzione: “Transilvaniaburg” e “La bambina di Chernobyl”, quest'ultimo scritto assieme a Luca Caprara. “Transilvaniaburg” ha vinto il “Premio internazionale di sceneggiatura Salvatore Quasimodo” (2007) e nel 2010 è stato ammesso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali al contributo per lo sviluppo di progetti di lungometraggio tratti da sceneggiature originali; nell'autunno 2020, il MiBACT ha ammesso “La bambina di Chernobyl” al contributo per la scrittura di opere cinematografiche di lungometraggio.