Presentato stasera in anteprima stampa al Cinema Moderno The Space di , “Escape Room” del presto quarantenne Adam Robitel (qui anche attore, come già capitato in altri film non suoi quali “X-Men”). Uscirà nelle nostre sale il 14 marzo.

Sei personaggi in cerca di… fuga e di presa di coscienza. I due aspetti infatti si compenetrano, se è vero che tutti i partecipanti al gioco al massacro certosinamente organizzato da diabolici e misteriosi burattinai sono dei sopravvissuti che, appunto, non hanno ancora vinto il senso di colpa dell'”unico superstite”.

Dopo una veloce presentazione dei sei protagonisti colti in una quotidianità interrotta dallo strano “cubo con invito”, “Escape Room” li riunisce tutti in una stanza.
Sembra una normale sala d’aspetto e i sei attendono infatti che il gioco cui sono stati invitati (per il tramite d’amici o conoscenti) inizi. Ma il gioco è già cominciato, e le porte sono già sbarrate. Ognuno di loro darà quindi di volta in volta il proprio contributo (irrorato sempre dai tormenti della coscienza) per risolvere la selva di enigmi ed aprire le porte della salvezza su altri ambienti, interni infuocati od esterni ghiacciati, bar escherianamente capovolti o sale di rianimazione prese direttamente dai loro incidenti.

La salvezza, purtroppo, è momentanea ed illusoria, perché uno ad uno i sei cadono e muoiono. Ne resterà soltanto uno. O forse no…

“Hunger Games”, “Maze Runner” e adesso questo “Escape Room” targato Sony Columbia: il filone del giovanilistico videogame movie si arricchisce di un nuovo tassello. Le dinamiche e gli elementi sono i medesimi, compresa (ahinoi) la fine-non-fine, ossia il finale che, con la leggerezza di un dinosauro, apre sfacciatamente, sommariamente e insostenibilmente al prossimo film. Se non addirittura alla prossima coppia di seguiti girati in contemporanea.

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