Dopo l’acclamata presentazione nelle “Giornate degli Autori” della scorsa Mostra del Cinema di Venezia, esce finalmente oggi “Ricordi?”, opera seconda di Valerio Mieli, con Luca Marinelli, Linda Caridi, Giovanni Anzaldo e Camilla Diana, una coproduzione italo-francese della BiBi Film di Angelo Barbagallo, Les Films d’Ici, Cattleya e Rai Cinema distribuita in Italia da BIM.

Un film-matrioska la cui trama è addirittura più semplice di quella di “Dieci inverni”, il primo film di Mieli: lui, lei e le alterne modulazioni della loro storia d’amore nel corso del tempo e dell’evoluzione delle loro vite.

Per una trama ridotta all’osso, essenziale, archetipica e financo paradigmatica (non a caso i due assoluti protagonisti si chiamano, semplicemente, “Lui” e “Lei”), Mieli riprende, approfondisce e porta alle estreme conseguenze l'”approccio crono-investigativo” che ci aveva fatto innamorare del suo primo film. Ossia un pedinamento a tappe cadenzate sullo scorrere del tempo, una perlustrazione sempre discreta, leggera e alla giusta distanza dell’uomo e della donna, i componenti di una giovane coppia che si forma per un incontro fortuito, che si unisce in un amore senza barriere, che soffre il lento ergersi di nuove barriere, che si spacca, che affronta nella separazione nuove esperienze e si proietta verso il futuro senza potersi emancipare mai totalmente dal proprio passato. Fatto di realtà familiari, amicali e affettive che si evolvono assieme ai membri della coppia che fu. E che, dopo questa piccola, grande, doppia peregrinazione, forse, potrà, di nuovo e in veste nuova, ricomporsi.

La peculiarità più spiazzante di “Ricordi?” si individua, in filigrana, nello stesso titolo. Doppio, anzi multiplo come i punti di vista sulla medesima storia. Non si tratta infatti soltanto dell’amorevole invito che, reciprocamente e periodicamente, un membro della coppia rivolge all’altro per condividere e rivivere più o meno lietamente un ricordo, appunto, del comune passato recente o lontano.

Il punto di domanda di “Ricordi?” si rivolge contemporaneamente al sostantivo plurale: quelli qui narrati sono davvero ricordi, oppure ricostruzioni nella loro più ampia declinazione? Il cui arco parte dall’onesto sforzo di affiancare e restaurare pazientemente le tessere sparse, sbiadite e scheggiate di eventi ricoperti dalla polvere del tempo, e approda al travisamento, all’inganno o persino alla completa negazione perpetrati scientemente… passando attraverso l’inevitabilità del pur minimo aggiustamento del ricordo (e, oltre, dell’evento realmente accaduto) per mancanza di elementi fondamentali o ausiliari, persi per sempre ed estromessi dal flusso mnemonico.

Ecco quindi – per il benefico spaesamento di noi spettatori – il medesimo evento descritto “audiovisivamente” in maniera diversa e talvolta addirittura opposta da Lei e da Lui, riproposizioni del medesimo gesto, contesto o anche solo racconto attraverso elementi che cozzano l’uno con l’altro, si sconfessano, si amplificano e insieme amplificano la vacuità della ricerca di una verità assoluta, una parola ultima e definitiva che probabilmente mai potrà essere raggiunta.

Perché – Mieli lo sa bene – la verità non emerge tanto dal “ricordo” in sé, ma da colui che lo evoca, lo ricostruisce e lo comunica.

“Ricordi?”, prim’ancora che un film d’amore, è un’opera dalla rarissima densità speculativa, un azzardo autoriale che non ha precedenti (forse… “L’anno scorso a Marienbad”?).

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