Home Cinema Recensioni Film “Falchi” di Tony D’Angelo: Il cuore della criminalità

“Falchi” di Tony D’Angelo: Il cuore della criminalità

Set del film "Falchi" di Toni D'Angelo. Nella foto Michele Riondino e Fortunato Cerlino. foto di Gianni Fiorito Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d'autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito.
Set del film “Falchi” di Toni D’Angelo.
Nella foto Michele Riondino e Fortunato Cerlino.
foto di Gianni Fiorito

FALCHI: IL CUORE DELLA CRIMINALITA’, recensione. Tony D’Angelo dirige Felice Cerlino e Michele Riondino rispettivamente nei panni di Peppe e Francesco, amici e fedeli colleghi in polizia. La loro vita si svolge a bordo di una moto che sfreccia veloce per le strade di Napoli tra inseguimenti, arresti e omicidi, sono loro i “Falchi”. Un lavoro difficile fatto di rischi, ardue decisioni da prendere in poco tempo e soprattutto senza un attimo di tregua. Unici sollievi, la droga per Francesco e i combattimenti dei cani per Peppe, che in passato aveva una buona reputazione da addestratore. Il suicidio dell’ispettore Marino, che li dirige, porta a un mutamento radicale del loro rapporto. Dapprima i due promettono una terribile vendetta nei confronti della camorra cinese, ma una serie di vicende li costringe a mettere da parte la loro missione. Dagli attimi di tensione si arriverà presto agli insulti e perfino al momento in cui si ritroveranno con le pistole puntate l’uno contro l’altro.
Un nuovo tentativo di raccontare la malavita vista dagli occhi di chi l’affronta e la combatte ogni giorno e ultimamente ce ne sono stati tanti in Italia. “Falchi” gode sicuramente di una buona regia e di una buona fotografia. Tony D’Angelo ci mostra il volto di Napoli più nero. Una città dove basta una disattenzione perché qualcuno rubi, una città devastata dalla sporcizia e dalla droga, una città in cui le risse sono frequenti, una città dove la camorra fa da padrona. Forse l’unico personaggio che alla fine fa tenerezza è un povero cane, che dopo aver visto suicidarsi il suo padrone, assiste timoroso anche all’omicidio di chi l’ha adottato.
Buono anche lo spunto di usare le immagini per seguire passo dopo passo i movimenti dei protagonisti, quasi fossero riprese fatte con la videocamera in presa diretta. Le pistole che si muovono da una direzione all’altra insieme alle immagini, creano un effetto simile a quello di un videogioco, capace di far capire quanto sia complicato, sparare in una situazione caotica e confusa. Per il resto però, il prodotto è uno stereotipo di una realtà che il cinema, la musica e la fiction conoscono ormai fin troppo. La storia non definisce fino in fondo il ruolo dei protagonisti ed è molto facile uscire dalla sala cinematografica chiedendosi chi siano veramente. All’apparenza Peppe e Francesco sembrano personaggi positivi, ma il loro ruolo risulta ambiguo, così come quello di Stefania Sandrelli sul set nei panni di Donna Anna. E altrettanto poco chiaro è il significato di Falchi, un film che manca di originalità e sembra proporsi più come un video caratterizzato dalla violenza. Se nelle fasi iniziali la storia sembra trovare una sua collocazione, il suo non senso lascia un enorme punto interrogativo allo spettatore.

“Falchi” arriva al cinema dal 2 marzo.

Eugenio Bonardi