Che il popolo calabrese sia uno tra quelli che ha fornito nel tempo, ed ancora continua a fornire, stuoli di emigranti è quanto di più vero possa immaginarsi e,  partendo da questo assioma, un calabrese doc, di nome e di fatto, Gennaro Calabrese appunto, descrive il suo approdo nella Capitale, nella città che attualmente ne ospita non meno di ottocentomila.

Il bravissimo Gennaro, un calabrese alla seconda potenza, è un uomo che arriva a Roma e subito se ne innamora ( diversamente non si poteva! ) ma non dimentica le sue origini: quando pensa e riflette sul suo paese non riesce a dormire e….sogna, sogna  le atmosfere che ha lasciato, i sapori della terra che ha dovuto abbandonare, gli amici lasciati; ma ogni volta, al risveglio incontra amici nuovi, personaggi fino ad allora sconosciuti, una vita frenetica e convulsa a lui sconosciuta.

Gennaro Calabrese sa trasferire tutte queste sensazioni con una potenza espressiva pregna di comicità esilarante sul palcoscenico del Teatro Tirso de Molina attraverso uno spettacolo, un one man show, che rimarrà senz’altro nella storiografia della comicità romana e non solo, con siparietti che vanno dalla descrizione perfetta di personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, della musica, della politica.

Le sue imitazioni, in voce soprattutto, sono semplicemente spettacolari per la rapidità di assuefazione da un personaggio all’altro, per il repentino saper passare da un radiocronista di calcio all’altro, dalla imitazione di un politico a quella di un Santo Padre che lascia meravigliati e, sopra ogni altra osservazione, fa veramente ridere per l’impegno professionale profuso e per la perfetta riuscita di uno spettacolo che vale veramente la pena di essere gustato.

La buona regia di Antonello Costa, altro bravo comico ma di estrazione siciliana ( quasi conterraneo ), contribuisce non poco al successo della rappresentazione

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