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Giovanni De Filippis conversa con Andrea Giostra sulla sua vita di artista. Attore giovane ma di successo si racconta a “ilprofumodellalocevita.com” sul valore dell’arte, e ci racconta la sua importante carriera di artista oggi affermato.

Il Profumo della dolce vita” ha incontrato Giovanni De Filippis, attore giovane ma di successo, che si è fatto conoscere all’interno del mondo del cinema attraverso alcune importanti produzioni quali “Nuovo Ordine Mondiale” (2015), “Il Ricordo di una Lacrima” (2015), “Ci devo pensare” (2015), ed altre interessanti opere cinematografiche.

Ciao Giovanni e benvenuto a “ilprofumodelladolcevita.com”. Tu sei un attore abbastanza conosciuto nel campo della cinematografica italiana. Il nostro magazine online dal mese di giugno scorso, ha iniziato a dare visibilità a giovani artisti che ancora non sono conosciuti dal grande pubblico ed è per questo che cerchiamo di scovare talenti veri e dare loro la possibilità di fare un’intervista con il nostro magazine online, che potrebbe dare quel po’ di visibilità in più che spesso non è facile avere. Se dovessi dire chi sei nella vita quotidiana, quella di tutti i giorni, cosa diresti ai nostri lettori? Come ti descriveresti, volendo fare un profilo della persona che sei nella vita quotidiana e reale?

Ciao a tutti i lettori di ilprofFoto Giovanni De Filippis 16umodelladolcevita.com. Allora, mi descriverei cosi:

Sono Giovanni De Filippis, ho 29 anni e sono un attore cinematografico e teatrale, napoletano (di Nola per la precisione ), ma attualmente vivo a Roma per poter proseguire nella patria italiana del cinema il mio percorso artistico. Sono un ragazzo normalissimo, amo gli animali, che reputo i migliori amici, “non dell’uomo”, ma in generale, perché sono leali e sempre pronti a porgerti la zampa. Amo le buone maniere e credo ancora nell’amicizia, nella pace nel mondo ed a Babbo Natale ahahah, ovviamente scherzo, Babbo Natale esiste!

Ricordi come è iniziata la tua carriera artistica? Quando e a che età ti sei accorto del tuo talento?

Fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per il mondo dello spettacolo, basta pensare che per tre anni all’asilo, per il saggio natalizio, ho vestito i panni di San Giuseppe. Crescendo mi dividevo tra musica e teatro. Frequentando scuole di musica e di recitazione. Dai 16 ai 24 anni ho fatto l’animatore turistico e il cantante da piano-bar, nonché presentatore di svariati eventi di moda e di cabaret. Ho anche vinto alcuni concorsi di bellezza e sono stato protagonista di svariate opere teatrali.

La svolta avvenne, però, con il diploma accademico di recitazione cinematografica dove capii cosa fare da grande: dedicarmi al cinema senza tralasciare gli altri settori dello spettacolo e della recitazione. Come scrisse lo scrittore statunitense Mark Twain“: “i due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello i cui capisci il perché “. Io capii in quel momento della mia vita che ero nato per fare l’attore!

Foto Giovanni De Filippis 05

 

Eri molto giovane Giovanni, da quello che mi racconti, ed hai iniziato giovanissimo. Quali sono state le difficoltà più dure che hai incontrato nel tuo percorso professionale che oggi vuoi raccontarci?

Come ogni lavoratore dello spettacolo la vita non è tutta rosa e fiori anzi, si deve innanzitutto combattere con i pregiudizi delle persone che ci circondano.

Il primo problema che ho vissuto è stato quello che essendo cresciuto in un paese di provincia, la gente non era abituata a questo genere di cose, a questo mondo nel quale stavo pian piano entrando e del quale volevo far parte a tutti i costi.

Il secondo problema è stato quello di pensare a come comunicare alla mia famiglia questa scelta. I genitori in genere hanno dei progetti sui loro figli senza che questi lo sappiano neppure. I miei li avevano questi progetti per me. Allora, un altro problema è stato proprio questo: far capire loro che i miei progetti erano altri rispetto ai loro!

E per finire, si fa per dire!, il problema dei problemi che abbiamo in Italia in tutti i settori: fare i conti con le migliaia di raccomandazioni, migliaia di situazioni poco piacevoli che purtroppo ed ahimè fanno parte di questo mondo.

Io da queste esperienze ho capito che la sola cosa che si può fare è non arrendersi mai, malgrado tutto questo. E poi, se posso permettermi di consigliare ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera professionale, posso solo dire che se hanno passione e talento devono lottare lottare e lottare giorno dopo giorno per imparare e conquistarsi il loro spazio. E’ quello che io ho fatto in tutti questi anni da quando ho iniziato: solo così si ottengono i veri risultati artistici.

Ci hai già detto un bel po’ di cose, Giovanni, sulle difficoltà di questo mondo. Ma qual è stata l’esperienza che hai fatto durante tua carriera professionale che non vorresti ti fosse mai accaduta?

Di esperienze in questo settore se ne fanno tante, sia di positive che ovviamente di negative. Qualsiasi esperienza che fai, o che subisci, non puoi evitarla, ne, a mio avviso, è mai da evitare. Non ho esperienze che ricordo con dispiacere, per il solo fatto che sono state queste esperienze, quelle belle e quelle brutte, che mi hanno portato ad essere l’artista che sono oggi, il posto che occupo oggi nel panorama della recitazione italiano, quello che sono anche come uomo: quindi tutte le esperienze che ho fatto nella mia vita professionale sono, e sono state, ben accettate e ben metabolizzate.

Bella risposta Giovanni, mi piace molto. Passiamo ad un altro tema che riguarda la tua professione. Sai bene che oggi, chi vuole fare una professione come quella dell’attore, se non ha frequentato una buona scuola di fama, almeno nazionale, ha poche possibilità di emergere: nessun regista e nessun produttore lo prenderebbe mai sul serio! Tu quali scuole di recitazione hai frequentato per raggiungere il livello professionale che oggi hai raggiunto? Cosa ti hanno lasciato questi percorsi di studi?

Sicuramente lo studio è alla base di tutto, questo è ovvio. In generale in qualsiasi settore. Se non hai studiato per imparare a fare quella professione, inizialmente teoricamente, parti molto svantaggiato. Io ho studiato molto e ho fatto tanta pratica, tanta esercitazione, tante piccole esperienze per imparare bene quest’arte. E poi ci vuole la passione, soprattutto, che è quella forza interiore che ti permette di mettere in atto e in scena tutto quello che hai imparato sui libri e sulle scritture. Io mi sono diplomato alla “CTS – Centro Teatro Studi di Napoli”, dove ho iniziato ad intraprendere questo meraviglioso mestiere.

Cosa mi ha lasciato? Per me è difficile dirlo, dato che fortunatamente il mondo dello spettacolo è un continuo susseguirsi di emozioni. Posso però dirti, Andrea, che sono stati momenti di studio e di lavoro accademico veramente interessanti e indimenticabili che mi hanno dato una base importante per iniziare a praticare la magnifica arte della recitazione.

Quali sono le qualità umane e professionali che secondo te, Giovanni, deve possedere un artista che si può definire tale, oltre al talento e oltre ad aver fatto una buona scuola di recitazione che lo ha plasmato come artista?

Ci sono diversi tipi di attori: quelli che recitano e quelli che interpretano. Per i primi, c’è bisogno di una buona scuola; per i secondi, c’è bisogno di esserlo, essere artisti-attori! Ecco chi io mi sento di emulare, o almeno cerco di farlo: l’artista-attore. Per quel che riguarda il fattore umano, chiaramente è soggettivo: il talento o ce l’hai o non ce l’hai!

Il Teatro Massimo di Palermo, costruito tra il 1875 e il 1891 in stile neoclassico-eclettico da due tra i più importanti e famosi architetti di quel tempo, quali Giovan Battista Filippo Basile e il figlio Ernesto Basile che, dopo la prematura morte del padre, finì i lavori del Teatro, nel Frontale riporta una frase, scritta e voluta dall’allora molto potente e colto Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile, del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia e, successivamente, dl Regno di Umberto I. Il Teatro Massimo di Palermo è uno dei Teatri più belli d’Europa ed uno dei più grandi. Possiede una qualità acustica terza in Europa dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. La frase che Finocchiaro Aprile volle venisse incisa sul frontale principale del Teatro è questa: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu, Giovanni, quale artista di professione, leggendo questa frase quale riflessione ti viene in mente ? E’ una frase che dà all’arte, in ogni sua espressione, un’importanza straordinaria e fondamentale per la crescita di un intero popolo. Secondo te, cosa fa oggi l’arte per “rispettare” questo mandato così importante che da sempre in realtà ha avuto?

L’arte nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana, svolta singolarmente o collettivamente. E’ strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni e messaggi soggettivi. Tuttavia, non esiste un unico messaggio artistico e neppure un unico codice di interpretazione. Fortunatamente, quindi, posso dire che l’arte è quel linguaggio che unisce popoli diversi, che parlano lingue diverse ma che si emozionano, oppure ridono, sullo stesso tema che è “la vita”! Oggi ci sono tantissimi rappresentati dell’arte, tantissimi artisti, sta a noi capire e scegliere chi ascoltare, chi seguire. Ecco un’altra grandezza di questa attività, dell’arte, non ci impone nulla ma ci lascia tanto. Sei libero di scegliere. In fondo l’arte è libertà!Foto Giovanni De Filippis 11

Questa è una domanda che facciamo sempre perché la riposta dell’artista ci rivela molto di lui, e quindi la faccio anche a te Giovanni! In uno dei suoi romanzi più conosciuti e più belli, “Memorie dal sottosuolo” pubblicato nel 1864, Fëdor Michajlovič Dostoevskij parla, tra le righe, della “Teoria dell’Umiliazione”. A partire dagli anni ’90, alcuni scienziati e psicologi americani, ne hanno fatto una vera e propria teoria psicodinamica, un modello psicologico che parte dal presupposto che sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita ad insegnarci a vivere meglio e a sbagliare sempre meno: si impara dalla propria esperienza e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono di noi! Giovanni, hai mai subito delle umiliazioni artistiche e professionali che ti hanno lasciato il segno ma che al contempo ti hanno dato più forza per continuare per la tua strada?

Umiliazioni in questo settore, come dicevo prima, se ne subiscono abbastanza. Soprattutto quando ti trovi ad assistere a colleghi raccomandati e a come ti superano nell’assegnazione di un lavoro. Sono “soggetti-colleghi” che per far carriera non tengono in nessun conto la morale e l’etica professionale. Penso che questa sia una delle umiliazioni peggiori di questa professione. Non tanto per la persona in sé, ma per l’arte che rappresentiamo. Ma sono cose che avvengono soprattutto in Italia. Ovviamente, e questo l’ho detto anche prima, tutto questo “andazzo”, che certamente mi umilia, se voglio davvero fare questa professione così importante, deve solo spronarmi e non devo mai lasciarmi abbattere. Deve darmi più carica per andare avanti con più forza e più determinazione di prima. La qualità, se ci credi ed hai passione, prima o poi viene fuori prepotentemente, e vince sempre su tutto.

Hai ragione Giovanni, se ti lasci abbattere dalle umiliazioni subìte, vuol dire che devi abbandonare quella professione e fare altro!

Tu lavori nel mondo del cinema d’autore oramai da molti anni e di “gavetta” ne avrai fatta abbastanza. Come mai molti attori o attrici in nuce, ad un certo punto della loro giovane carriera, mollano e decidono di fare altro? A te è mai venuto in mente, dopo una delusione, dopo un insuccesso, dopo una umiliazione, come dicevamo prima, di pensare di mollare tutto dall’oggi al domani e di dedicarti ad un’altra tua passione professionale? Se sì, perché? E cosa ti ha fatto cambiare idea visto che oggi stai andando bene in questa professione?

Come hai detto tu, Andrea, ho già indirettamente risposto prima a questa domanda.

A me, fortunatamente, di pensare di mollare tutto non mi è mai capitato. Penso che se mi fosse passato per la testa, anche per un solo attimo, per me sarebbe stato come vivere un insuccesso. Gettare al vento anni della mia vita professionale fatta di tantissimi sacrifici e di tantissimo studio. C’è però chi lo fa, hai ragione, forse perché sono persone deboli o perché hanno trovato qualche strada più facile, non saprei. Io credo in quello che faccio e lotto per raggiungere i miei obiettivi giorno dopo giorno, ed è per questo che penso che prima o poi arriveranno i grandi risultati e potrò dirmi soddisfatto di aver vinto la mia battaglia professionale.

Quando hai comunicato ai tuoi genitori che avresti voluto fare questo lavoro, cosa ti hanno detto? Cosa hanno fatto di concreto? Certamente, come tutti, sanno e sapevano allora, che il mondo del cinema e dello spettacolo in genere, è un mondo fatto di compromessi, di ipocrisie, di inganni, di falsità e che è difficilissimo trovare persone che cercano di valorizzarti e di aiutarti a crescere nella tua carriera.

Non ho mai comunicato alla mia famiglia direttamente la mia scelta professionale. Sono state le mie diverse esperienze di lavoro in questo settore a farli abituare a poco a poco. Alla fine credo di aver avuto, con fatti concreti, il loro appoggio incondizionato, nonostante avessero pensato per me una vita diversa. Mio padre è un ispettore di Polizia e mia mamma una commerciante nel mondo dell’arredamento. Penso che nel loro immaginario la professione che ho scelto risultasse inconcepibile: immaginare il loro figlio a lavorare nel mondo dello spettacolo? Semplice utopia. Che diventasse la sua professione di vita poi!

Ma nonostante tutto questo, i miei genitori hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso professionale, a partire dal fattore economico a quello del sostegno morale e dell’incoraggiamento a coltivare la mia passione: aspetti da non sottovalutare affatto! E per questo sono loro molto grato e mi sento – se posso permettermi – di ringraziarli pubblicamente in questa intervista, che sicuramente leggeranno, per quello che hanno fatto e fanno per me tutti i giorni.

Giovanni, un’altra delle domande che facciamo sempre agli artisti che intervistiamo è quella di raccontarci la cosa più buffa e divertente che è accaduta loro nella loro carriera: durante le prove, durante le riprese, nel backstage, etc.. Tu cosa ricordi di buffo e divertente che ti è accaduto e che ci vuoi raccontare?

Più che una situazione buffa ti racconto di uno scherzo fatto al parrucchiere di un set mentre stavamo girando le riprese di un film. Hotel dell’intero cast del film, ore 03.00. Tieni conto, Andrea, che già alle 23.00 di solito eravamo tutti a letto, dato che le riprese iniziavano alle 07.00 del mattino. Ci riuniamo tutti, attori e cast tecnico, e organizziamo lo scherzo. Fuori dalla stanza del nostro parrucchiere di set, un soggetto ipocondriaco che aveva paura di qualsiasi strana situazione, utilizzando la macchina del fumo che si usa in scena, iniziamo a spruzzare da sotto la porta della sua camera del fumo cercando di fargli credere che l’hotel stava prendendo fuoco. Non eravamo sicuri se effettivamente il fumo stesse entrando dalla porta nella sua camera. Non avevamo neanche calcolato che l’hotel era munito di allarmi anti-incendio, e soprattutto, non avevamo pensato che la stanza della vittima del nostro scherzo era al secondo piano. Il rischio poteva essere quello che il nostro parrucchiere, preso dallo spavento, si sarebbe potuto buttare dalla finestra! Continuiamo a spruzzare il fumo per almeno cinque minuti fino a quando, praticamente, il corridoio non diventa una nebbia impenetrabile alla vista, non riuscivamo più a vedere nemmeno la macchina del fumo. A quel punto, improvvisamente, la porta si apre. E’ lui. La sua figura ci appare indefinita, come un fantasma. Urla, piange, tossisce ed è spaventatissimo. Nel vederlo in quelle condizioni, tutti noi iniziamo a correre, chi a destra chi a sinistra. Lui a quel punto immagina che stavamo scappando dall’incendio dell’hotel e ci segue senza pensarci un attimo correndo forsennato dietro di noi. Dopo pochi minuti però, quando il fumo svanisce, si rende conto che era tutto uno scherzo. Cerca arrabbiatissimo di individuare il colpevole. Ma chiaramente la complicità del cast è solida. Solo il giorno dopo, quando gli vede il video dello scherzo, si rende conto che tutti avevano partecipato per fargli prendere quello brutto spavento che ci aveva divertito e fatto ridere come matti per tutto il giorno successivo.

Foto Giovanni De Filippis 01

Bello scherzo Giovanni, ma avete corso dei bei rischi, soprattutto quando hai fatto riferimento al fatto che la sua stanza si trovava al secondo piano! Questo tizio si poteva buttare sul serio! Meno male che alla fine è andato tutto bene e vi siete fatti quattro belle risate. Ma adesso passiamo ad altro, se dovessi ringraziare e ricordare qualcuno dei tuoi maestri, quali sono i nomi che ti vengono in mente oggi? Cosa ti hanno lasciato di così importante per la tua professione?

Di Maestri della mia arte, nella mia vita, ne ho avuti tanti. Da un lato quelli che hanno formato il mio lato artistico con lo studio, dall’altro quelli a cui io mi sono ispirato tramite film e opere teatrali. Ma i miei veri Maestri di vita, che per me valgono più di ogni altra cosa al mondo, sono sicuramente due: mio Padre e mio Nonno. E’ grazie a loro se oggi sono come sono, se oggi sono un artista, se oggi la mia professione è l’attore.

La famiglia ha sempre e comunque un ruolo chiave. E’ una cosa che emerge sempre in tutte le interviste che ho fatto. E sono contento per te che la tua famiglia ti abbia sostenuto in questo percorso. Se non avessi avuto una solida famiglia che ti avesse dato una mano, almeno all’inizio, sarebbe stata molto ma molto più dura riuscire in questa professione. Questo credo che lo sappiano tutti gli artisti. Ma adesso voglio chiederti, Giovanni, chi sono gli attori o le attrici ai quali ti ispiri – sia del presente che del passato – e che hai preso come modello di recitazione? E perché proprio loro?

Di attori modello ce ne sono tanti, da Totò a Gassman, e a tanti altri per esempio. Ma il mio idolo, da sempre, da prendere come modello di recitazione, è Pierfrancesco Favino. Ho avuto l’onore di conoscerlo pochi mesi fa ed è una persona straordinaria. Perché proprio lui? Semplicemente perché voglio prendere come mio modello il massimo, e per me Favino è il massimo.

Il tuo mondo, Giovanni, è un mondo moto duro da vivere, cosa che non appare così chiaro all’esterno, allo spettatore che vede il film comodamente seduto in una bella poltrona davanti al grande grande schermo, o al piccolo schermo, o semplicemente sui nuovi canali che utilizzano il Web. Tu come fai a gestire la tua vita affettivo/amorosa? Molti grandi artisti, soprattutto quelli hollywoodiani, amano dire “to become a great actor you have to choose: either work or love” (per diventare un grandissimo attore devi scegliere: o il lavoro o l’amore). Pensi che gli attori americani, vincitori di Oscar e Golden Globe, che hanno fatto questa scelta di vita, abbiano torto o ragione? Qual è il tuo pensiero in merito?

Se gli attori americani dicono questo, mica vogliamo dargli torto? ahahah. Sicuramente far combaciare le due cose è molto difficile, dato che la nostra vita non è cosi semplice come tu stesso hai detto Andrea. Ma l’amore è bello perché è folle. Chi può vincere contro l’amore?

Anche questa risposta mi piace! E’ vero, l’amore, quello vero, abbatte qualsiasi barriera. Ma desso voglio chiederti qualcosa rispetto al luogo migliore dove fare l’artista e l’attore in particolare. L’Italia non è più come negli anni della “Dolce Vita”, negli anni di “Cinecittà Studios s.p.a.”, nel periodo del suo massimo splendore internazionale, il centro del cinema mondiale dove tutti i più grandi attori e registi del mondo volevano venire a recitare e girare i loro film. Oggi l’Italia, da questo punto di vista, è considerata, almeno all’estero, una realtà di produzioni filmografiche provinciali e mediocri. E’ per questo che molti giovani attori sognano Hollywood, New York, l’Australia, e lasciano l’Italia per andare dove sembra ci siano maggiori possibilità per mettersi in mostra ed avere successo se hai talento e determinazione. Tu, Giovanni, hai mai pensato di abbandonare l’Italia per seguire il tuo sogno in uno di questi luoghi che oggi sono il Fulcro del mondo del cinema internazionale?

Per ogni attore Hollywood è il massimo delle sue aspirazioni artistiche. Ovviamente la carriera, come la vita, dev’essere fatta passo dopo passo. L’Italia, purtroppo, non vive attualmente un periodo di massimo splendore dal punto di vista cinematografico, ma anche da altri punti di vista. Questo non vuol dire che a breve non possa tornare ad essere ai primi posti come produzioni cinematografiche importanti. A volte ci sfugge che la capitale del cinema in Italia è Roma. E questo non è da sottovalutare affatto, soprattutto se pensiamo che tantissime produzioni scelgono l’Italia come set. Se è così, un motivo di certo ci sarà. Per quanto riguarda me, aspetto al più presto di affermarmi nel panorama cinematografico Italiano e poi, perché no, se capita qualche proposta all’estero non starò certo a pensarci due volte. Io mi lancio, certo non rifiuto!

Foto Giovanni De Filippis 02

Un’ultima domanda, forse la più semplice: qual è il tuo sogno nel cassetto che ti porti dietro fin da bambino e che ancora non hai realizzato?

Il mio sogno nel cassetto? Affermarmi come attore di livello nazionale e dividere il set con artisti che oggi sembrano irraggiungibili.

Grazie Giovanni per essere stato con noi e ti facciamo il nostro in bocca al lupo per il tuo futuro artistico e professionale, e speriamo davvero di riaverti con noi tra qualche anno per raccontarci dei tuoi successi cinematografici. Grazie e a presto da “Ilprofumodelladolcevita.com” e dalla nostra redazione.

Grazie a te Andrea, e un saluto a tutti i lettori de IL PROFUMO DELLA DOLCE VITA.

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra