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I social trader che salvano GameStop dal fallimento diventa un film Netflix

I social trader che salvano GameStop dal fallimento diventa un film prodotto da Netflix

Di Giancarlo Salemi

Doveva necessariamente succedere. La storia dei social trader che si coalizzano per “salvare” GameStop dalle grinfie dei colletti bianchi di Wall Street diventerà presto una serie prodotta da Netflix. La casa di produzione americana ha contatto lo sceneggiatore Mark Boal, (autore tra l’altro del film su Osama bin Laden, “Zero Dark Thirty”) per chiedergli di raccontare la storia più pazza della finanza (storia che è ancora in fieri con le quotazioni di GameStop che viaggiano sulle montagne russe dal massimo di 500 dollari ai minimi di 60 dollari nell’arco di poche giornate).

Tutto è successo molto velocemente. Nel giro di un mese, la multinazionale texana che vende videogiochi è stata messa sotto la lente degli hedge fund, fondi d’investimento, che avevano scommesso sul sostanziale fallimento di un business superato dall’offerta di gaming online. Per questo avevano puntato a shortare, vendere al ribasso le azioni di GameStop per decretarne la fine. Ma un manipolo di trader, come una sorta di fanteria si sono riuniti in un social network, Reddit e hanno suonato la carica contro i professionisti della Borsa, raccogliendo fino a dieci miliardi di dollari, grazie a appelli su piattaforme come Robinhood, dove acquistare titoli è semplice e anche a zero commissioni.

Così dopo la guerra all’elite di Washington – su tutti il caso di Capitol Hill – è stata lanciata quella all’elite di Wall Street: piccoli azionisti che sarebbero diventati, a loro dire, milionari nel giro di qualche giorno, mentre grandi investitori che avevano ceduto le azioni a un prezzo ribassato, si sono visti dissolvere miliardi di dollari.

Una storia da Hollywood che non è la prima volta che strizza l’occhio al mondo della finanza. Tra tutti basta ricordare La grande scommessa (The Big Short) diretto da Adam McKay, con l’interpretazione tra l’altro di Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling e Brad Pitt, che mettono in scena un gruppo di investitori che avevano intuito cosa stesse per succedere sul mercato prima dello scoppio della crisi finanziaria del 2007 dei mutui subprime. Candidato a cinque Premi Oscar tra cui miglior film, si è aggiudicato solo quello per la miglior sceneggiatura non originale. E chissà se la storia di GameStop meriterà da parte del pubblico tanta considerazione come quella di questi pazzi giorni in cui i social trader sembrano dettare legge a Wall Street.

Giornalista professionista, ha lavorato nelle redazioni del Tg4, Il Giornale, Liberal, Affari & Finanza e, come corrispondente, per Tribuna de Actualidad. È stato tra i curatori della comunicazione aziendale di Cirlab, Netsystem ed Enel. È autore dei libri El Paìs, le ragioni di una svolta (FrancoAngeli, 1999), Europa di carta guida alla stampa estera (FrancoAngeli, terza edizione 2009) e coautore del volume Guido Gonella, il giornalista (Edizioni Goliardiche, 2006). Ha insegnato Storia del giornalismo europeo all'Università Lumsa di Roma. Nel 2006 ha vinto il premio giornalistico come addetto stampa dell'anno per l'economia. E' stato capo ufficio stampa del Ministero del Commercio Internazionale, vice coordinatore dell'Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero dello Sviluppo Economico e assistente per la stampa nazionale a Palazzo Chigi durante l'esperienza del Governo tecnico guidato dal prof. Mario Monti.