Caffè GambrinusIl Caffè napoletano, nella storia del Gambrinus, tradizione e modernità del “caffè sospeso”

Il caffè napoletano è una filosofia, un’arte e quasi un’entità a se stante per i napoletani. Un rito, una tradizione che affonda le sue radici dalla seconda metà del 1700 quando Maria Carolina D’Asburgo-Lorena, dopo aver sposato Re Ferdinando di Borbone, lo radicò nella cultura della città. 

Dai “capricci” delle Regine sono nate a Napoli le tradizioni che poi hanno conquistato il mondo intero: la pizza e il caffè, nascono a Napoli proprio per il volere della Regina Margherita, da cui ha preso il nome la pizza nota nel mondo; e il caffè che la Regina Maria Carolina gustava amabilmente, fondando i primi “caffè letterari” del Regno di Napoli. Fu proprio la Regina Carolina, moglie di Ferdinando IV di Borbone, a promuovere e a sostenere la cultura facendo di Napoli il centro culturale dove poi sono passati tutti i più grandi artisti.

Ed è proprio in Piazza del Plebiscito, davanti a Palazzo Reale, che nasce il Gran Caffè Gambrinus, nel 1860. In breve tempo il Caffè Gambrinus diventa il salotto cittadino e, grazie all’abilità di pasticcieri, baristi e gelatai diventa per decreto “Fornitore ci Casa Reale”, onorificenza tributata dai Savoia soltanto ai migliori fornitori del Regno delle due Sicilie, nonchè il riferimento per letterati e artisti di tutto il mondo. 

Caffè Gambrinus NapoliNel tempo, grazie ad una ristrutturazione, il Caffè diventa una preziosa galleria d’arte nel cuore nobile di Napoli e  valorizzata con l’ultima conquista della modernità, l’illuminazione elettrica. Per festeggiare la rinascita, il Caffè viene ribattezzato “Gran Caffè Gambrinus”, in nome del leggendario re delle Fiandre inventore della birra. L’intenzione è quella di fondere nell’immaginario le due più famose bevande d’Europa: la birra, nordica, bionda e fredda, e il caffè, scuro, bollente, piacere tipicamente napoletano. 

“Vi siete mai chiesti cos’è il caffè? Il caffè è una scusa per dire a un amico che gli vuoi bene”, diceva  Luciano De Crescenzo, che sul caffè ha ragionato e spiegato al mondo cosa significa per i napoletani prendere un caffè. E’ un rito, un momento per rallentare, per scambiarsi delle confidenze. E fu proprio Luciano De Crescenzo, ci racconta Michele Sergio, proprietario ed amministratore del Caffè Gambrinus, a recuperare l’usanza del caffè sospeso nel libro “Il caffè sospeso. Saggezza quotidiana a piccoli sorsi”.

Michele Sergio direttore del Caffè Gambrinus“Dal libro di Decrescenzo,  nacque l’idea di esporre una moka gigante vicino alla cassa del Gambrinus, in cui chi voleva poteva mettere lo scontrino per un caffè sospeso. Chi per qualche motivo non potesse comprarlo, può prendere lo scontrino dalla moka e gustare il nostro caffè. Il New York Times pubblicò un articolo, nel giorno di Natale, parlando della nostra tradizione. Da allora quest’usanza tutta napoletana si è diffusa in tutto il mondo…”, ma c’è di più, continua il Michele Sergio: “Il caffè inteso come condivisone e come momento di aggregazione, a Napoli è molto di più di una bevanda energetica. Col l’invenzione della “cuccumella napoletana”, abbiamo superato il problema dei residui del caffè per infusione alla turca. Memorabile il monologo di Edoardo che, seduto al balcone spiega la tecnica per ottenere un ottimo caffè: il segreto è tutto nel “cuppetiello”, un piccolo cono di carta posto alla punta del beccuccio della caffettiera. Fu il primo tutorial della storia. Fabrizio De Andrè, cantava  in “Don Raffaè (Cutolo): “Ma che bellu u caffè, solo a Napul’ o sann fa…”, ma il caffè è protagonista di molti film e poesie , da Eduardo a Pino Daniele, viene celebrato come fosse un’entità reale a se stante. E’ per questo che è partita una raccolta firme per far riconoscere il caffè Patrimonio dell’Unesco, come è stato per la pizza napoletana”.

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Col calore estivo si rinuncia ad una giacca, ad un pranzo più saporito, ad un bicchiere di vino, anche ad una passeggiata ma, si sa, mai ad un buon caffè, figurarsi, poi, se un napoletano possa mai abdicare al suo caffè! Eppure è estate e la voglia di rinfrescarsi con una bevanda rinfrescante si unisce al desiderio dell’amato caffè. E’ così che nel corso degli ultimi anni sono state create numerose varianti alla classica tazzulella ‘e café che hanno, dapprima, cercato e, poi, saputo assecondare gusto ed esigenza, passione e necessità, sapore e calore!

Sono così nate le versioni estive dell’espresso napoletano, replicabili anche tra le mura domestiche. Ed allora il caffè freddo! Servito ai clienti soprattutto nella versione cremolata, è evoluto in varianti che, con il tempo, si sono imposte nei locali italiani, divenendo veri e propri must. Non tutti sanno che questi caffè possono tranquillamente essere realizzati anche nelle nostre case in pochi minuti. Vediamo allora quali sono e come si preparano.

Caffè Shakerato – Il termine shakerato deriva dallo shaker, strumento utilizzato dai barman per miscelare gli ingredienti per preparare i cocktail. Dopo la seconda guerra mondiale molti baristi iniziano a proporre ai lori clienti un caffè preparato shakerando insieme caffè, ghiaccio e zucchero. Utilizzando questo procedimento si ottiene una bevanda cremosa e fredda che mantiene il gusto del caffè tradizionale. E’ possibile realizzarlo in casa così: versando nella vaschetta di un robot frullatore/tritatutto da cucina due tazzine di caffè, 4 cucchiaini di zucchero e 4 cubetti di ghiaccio. Bastano meno di due minuti per montare il tutto. E’ preferibile servirlo in una coppa da cocktail. 

Crema Caffè (o Caffè del Nonno) – Proposto nei primi anni 2000, il caffè del nonno ha avuto fin da subito un grande successo commerciale. È oggi un classico immancabile della caffetteria napoletana. Il segreto della sua affermazione è nei suoi ingredienti semplici e genuini: la panna, il caffè e lo zucchero. Il risultato è una crema di caffè fredda che contrasta l’afa estiva. Chi se lo vuole gustare in casa lo prepari versando in una ampolla/brocchetta ml. 170 ml di panna liquida da pasticceria, 30 grammi di zucchero a velo e 2-3 tazzine di caffè (mi raccomando: miscela napoletana!) e frullando il tutto con l’ausilio di un frustino elettrico per qualche minuto. Quando si sarà ottenuta una crema, la si raffredderà in frigo per circa un’ora, prima di versarla in un bicchiere di vetro e magari decorare con un biscottino. 

 

 

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