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Il Festival Pianeta Donna premia due volte Rosa Palasciano. Intervista esclusiva alla protagonista di “Giulia” di Ciro De Caro

Rosa Palasciano: doppio premio a Pianeta Donna (fotografia di Giancarlo Fiori)
La conduttrice Paola Zanoni e il direttore artistico Franco Mariotti

Alla Casa del Cinema di Roma, durante la cerimonia condotta da Paola Zanoni e dal direttore artistico Franco Mariotti con la preziosa collaborazione di Francesca Piggianelli, sono stati consegnati i premi del Festival Pianeta Donna, manifestazione dedicata alle donne che si sono distinte nel cinema dell’ultimo anno e del recente passato.

Marco Giusti, Claudio Siniscalchi, Barbara Bouchet e Maria Caterina Federici


L’ospite d’onore Barbara Bouchet, madrina di questa XXXIX edizione, ha partecipato al dibattito introduttivo con la sociologa prof.ssa Maria Caterina Federici, lo storico del cinema prof. Claudio Siniscalchi e il critico cinematografico Marco Giusti.

La regista Eleonora Ivone insignita del premio al Miglior Film per “Ostaggi”

La serata è proseguita con la premiazione ufficiale, rivolta ai debutti cinematografici femminili della scorsa stagione. Ecco tutti i vincitori: Miglior Film è “Ostaggi” di Eleonora Ivone; Miglior Regia a Giuliana Gamba per “Burraco fatale”; Migliore Produzione a Giulia Grandinetti per “Alice e il paese che si meraviglia”; Migliore Sceneggiatura a Ciro De Caro e Rosa Palasciano per “Giulia”; la Migliore Attrice è Rosa Palasciano per “Giulia”; Migliore Fotografia a Maura Morales Bergmann per “Marina Cicogna – La vita e tutto il resto”; Miglior Montaggio a Esmeralda Calabria per “Burraco fatale”; Migliore Scenografia a Marinella Perrotta per “Addio al nubilato”; Migliori Costumi a Ginevra Polverelli per “Addio al nubilato”; Miglior Trucco a Elisabetta Flotta per “Tutti per Uma”; Menzione speciale alla Memoria a Cecilia Mangini.
Quattro Menzioni speciali sono andate ad autori che hanno raccontato storie di donne: a Paolo Pisanelli per la regia, condivisa con Cecilia Mangini, di “Grazia Deledda, la rivoluzionaria”, ad Andrea Bettinetti per “Marina Cicogna – La vita e tutto il resto”, a Fabrizio Corallo per “Vitti d’arte, Vitti d’amore” e a Cosimo Damiano Damato per “Alda Merini – Una donna sul palcoscenico”.

Rosa Palasciano insignita del premio alla Migliore Attrice per “Giulia”


I cortometraggi: il Miglior Corto è “Preludio” di Stefania Rossella Grassi e Tommaso Scutari; premio Narrazione & Innovazione a “Il compleanno”, videoclip di Miriam Rizzo con Rossella Brescia; Menzione speciale Cortometraggi a “Sacrificio disumano” di Pierfrancesco Campanella. Infine, i vincitori della XXVII edizione del premio Domenico Meccoli “Scrivere di Cinema”, destinato a quanti si sono distinti nell’arco dell’anno nel promuovere il cinema attraverso tutti i mezzi di comunicazione: a Catello Masullo il premio alla Carriera, a Marina Sanna quello al Miglior Critico cinematografico, a Michela Greco il premio al Miglior Giornalista cinematografico, a Bruna Alasia per “Articolo21.org” il premio al Miglior Magazine online, a Dario Zonta quello per il Miglior Giornalista cinematografico radiofonico, a Francesco Gatti il premio per il Miglior Giornalista cinematografico televisivo della tv pubblica (“Rai News 24”), a Francesca Pierleoni il premio in Ricordo di Luca Svizzeretto (“Ansa”), a Mauro Donzelli quello per il Miglior Giornalista o critico televisivo della tv privata (“Coming Soon”), ad Alfredo Baldi il premio al Miglior Libro sul cinema di autore italiano per “Le molte vite di Lino” (Edizioni Sabinae, 2022). Il premio Carlo Tagliabue, assegnato dal Centro Studi Cinematografici al Miglior Esordio cinematografico di contenuto sociale e civile, è andato a Laura Samani, regista di “Piccolo Corpo”.

Intervista esclusiva a Rosa Palasciano 
Tra i premiati del festival s’è senza dubbio distinta la pugliese Rosa Palasciano, l’attrice (emergente… ormai ampiamente emersa) il cui fascino magnetico ed enigmatico ricorda a molti quello dell’amatissima Monica Vitti (e non solo per le affinità tra le protagoniste di “Giulia” e “Il deserto rosso”). Le abbiamo fatto una breve intervista.

Ciro De Caro e Rosa Palasciano insigniti del premio alla Migliore Sceneggiatura per “Giulia”



Domanda – Il doppio premio di Pianeta Donna è solo l’ultimo riconoscimento raggiunto da “Giulia”, il film che tu hai scritto assieme al regista, Ciro De Caro, e del quale sei assoluta protagonista. Raccontaci com’è nata l’idea di un progetto così coraggioso: Ciro aveva pensato da sempre a te e ti ha coinvolta da subito?
Risposta – È un’idea che è nata dal desiderio comune di scrivere un personaggio femminile per il cinema che fosse insolito, che avesse tante sfumature, dalla purezza all’opportunismo, che muovesse i suoi passi un po’ per sopravvivenza un po’ nella speranza di costruire una vita migliore o semplicemente più autentica. Quindi sì, Ciro mi ha coinvolta da subito con la sua contagiosa urgenza di fare cinema. È stata per me una bellissima opportunità, che ho vissuto con grande impegno e passione.

D – È stata la tua prima esperienza come sceneggiatrice?
R – Sì e no, in realtà avevo già scritto due cortometraggi e un lungometraggio che non è stato ancora realizzato.

D – Del personaggio di Giulia il film rivela davvero l’essenziale e tutto quello che sappiamo di lei lo scopriamo – verrebbe da dire – assieme alla cinepresa. A monte dev’esserci però un corposo e sfaccettato racconto preparatorio: come si è sviluppato? Qual è stato il tuo apporto? Sei cioè intervenuta tanto in fase di scrittura quanto durante le riprese?
R – È una bellissima osservazione perché è andata proprio così, c’è stato un anno di lavoro di scrittura, di riflessioni, di analisi del contesto sociale in cui si muovevano i personaggi, di approfondimento delle varie emozioni più luminose e oscure che vivono, come ogni essere umano, con l’obiettivo di raccontare tutto con estremo realismo. Il mio contributo da sceneggiatrice è stato un vero e proprio lavoro alla pari con Ciro. Scrivendo in due e a distanza per via della pandemia, abbiamo creato un codice comune di comunicazione particolare, che ci ha permesso di ascoltarci molto di più, a volte persino di scontrarci per difendere le nostre idee. Il miracolo è stato quello di essere, alla fine, entrambi pienamente soddisfatti del risultato, delle scelte difese e delle rinunce funzionali a un racconto più fluido. Durante le riprese, ho sentito e mi sono concessa la stessa libertà come interprete. Nonostante i tempi stretti, ho avuto lo spazio per fare proposte e oggi, se riguardo il film, ne avrei ancora tante da fare, ma non è possibile! [sorride, NdR] Sul set c’era un’energia raccolta e sicura, credo che ogni attore sia riuscito a prendersi lo spazio per muoversi liberamente, portando nella storia la propria immaginazione e la propria unicità. Mi sono sentita libera e sono stata felice di sentire e vedere anche la libertà degli altri interpreti.

D – Questa esperienza di autrice “anima e corpo” ti ha cambiata? Che cosa stai preparando per il futuro? E il sogno che vorresti presto realizzare?
R- Sì mi ha cambiata, mi ha resa più indipendente e più sicura di me stessa, c’è sicuramente ancora tanto lavoro da fare in questa direzione. Esprimermi appieno con l’immaginazione attraverso un canale così bello e affascinante come il cinema era sicuramente un mio sogno e sono felice che, adesso, stia diventando la mia vita, il mio presente. Farò il possibile per vivere al meglio questa opportunità, sia come autrice che come interprete. Il mio sogno, quindi, è quello di continuare, di scegliere o scrivere ruoli femminili che siano onesti, veri, di fare il cinema che amo e di tornare presto anche a teatro.

D – Cara Rosa, ti ringraziamo della tua disponibilità.
R- Grazie mille a voi!

Massimo Nardin è Dottore di ricerca in Scienze della comunicazione e organizzazioni complesse, docente universitario presso l'Università Lumsa di Roma e l'Università degli Studi Roma Tre, diplomato in Fotografia allo IED Istituto Europeo di Design di Roma, giornalista pubblicista, critico cinematografico, sceneggiatore e regista. È redattore capo della sezione Cinema della rivista on-line “Il profumo della dolce vita” e membro del comitato di redazione di “Cabiria. Studi di cinema - Ciemme nuova serie”, quadrimestrale del Cinit Cineforum Italiano edito da Le Mani (Recco, GE). È membro della Giuria di “Sorriso diverso”, premio di critica sociale della Mostra del Cinema di Venezia, e del Festival internazionale del film corto “Tulipani di seta nera”. Oltre a numerosi saggi e articoli sul cinema e le nuove tecnologie, ha pubblicato finora tre libri: “Evocare l'inatteso. Lo sguardo trasfigurante nel cinema di Andrej Tarkovskij” (ANCCI, Roma 2002 - Menzione speciale al “Premio Diego Fabbri 2003”), “Il cinema e le Muse. Dalla scrittura al digitale” (Aracne, Roma 2006) e “Il giuda digitale. Il cinema del futuro dalle ceneri del passato” (Carocci, Roma 2008). Ha scritto e diretto diversi cortometraggi ed è autore di due progetti originali per lungometraggio di finzione: “Transilvaniaburg” e “La bambina di Chernobyl”, quest'ultimo scritto assieme a Luca Caprara. “Transilvaniaburg” ha vinto il “Premio internazionale di sceneggiatura Salvatore Quasimodo” (2007) e nel 2010 è stato ammesso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali al contributo per lo sviluppo di progetti di lungometraggio tratti da sceneggiature originali; nell'autunno 2020, il MiBACT ha ammesso “La bambina di Chernobyl” al contributo per la scrittura di opere cinematografiche di lungometraggio.