“Il Nome della Rosa”, la serie, una produzione italiana con un cast internazionale che è stata già venduta in tutto il mondo. 

Per la prima volta nella storia della Rai, un prodotto di produzione italiana è stato venduto in tutti i Paesi, la BBC lo manderà in prima serata, in Italia andrà in onda dal 4 marzo per quattro prime serate. Otto episodi realizzati interamente a Cinecittà, con un cast internazionale che ha come protagonista John Turturro, che non ha mai guardato il film, ha letto il libro dopo aver ricevuto la sceneggiatura: “Non ho mai guardato il film originale, nonostante ami Sean Connery, perchè per me lui è James Bond, da bambino avevo un pupazzo di Bond che somigliava a Connery…”. “Sono felice che il regista abbia pensato a me e che abbia capito che sono inglese, ci voleva un regista italiano per capire che sono inglese…”

Il Nome della Rosa, best seller di Umberto Eco, è un testo che racchiude storia, filosofia ed è uno spunto di riflessione importantissimo, ha spiegato il regista, Giacomo Battiato.

“Quello che mi ha colpito del libro è che l’assassiso uccide per evitare che si riscopra l’arte del ridere, nel vedere le cose da un altro punto di vista che non è semplicemente quello del potere, dell’assolutismo o del totalitarismo. La cosa meravigliosa che mi è capitata incontrando Umberto Eco nela sua casa, è stata scoprire che Eco è una persona molto divertente. rigorosa e severa quando serve ma molto diertente e chiedeva a me e agli altri scenggiatori di essere divertenti…”, racconta Andrea Porporati, sceneggiatore de Il Nome della Rosa, “Quello che mi piacerebbe è che fosse trasmesso questo nella serie, è questo: bisogna continuare a ridere di tutto”.

Elemento di novità introdotto nella serie, è la presenza femminile di Dolcino (Alessio Boni) e Margherita (Greta Scarano), della presenza di un ruolo della donna di cui già nel Medio Evo si Discuteva. Gli eretici dulcinei rappresentavano un elemento eversivo che lottava contro le disuguaglianze di genere e sociali, quindi un testo quanto mai attuale.

La realizzazione di una sere così prestigiosa, girata interamente a Cinecittà, rimette al centro il valore della produzione italiana (11 MARZO FILM, PALOMAR con TELE MÜNCHEN GROUP in collaborazione con RAI FICTION) che ha dimostrato, con l’imponente cast fatto di attori italiani e stranieri, messi sullo stesso piano, che hanno superato brillantemente anche la difficoltà di recitare in inglese. Finalmente la produzione italia non è subalterna alle grandi produzioni Hollywoodiane, ma mette in risalto le capacità recitative, registiche e autoriali del Paese che ha avuto illustri Maestri.

IL CAST de “IL NOME DELLA ROSA”: Una serie diretta da Giacomo Battiato con John Turturro, Rupert Everett, Damian Hardung, Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano, Richard Sammel, Stefano Fresi, Roberto Herlitzka, con la partecipazione straordinaria di Alessio Boni,
con Sebastian Koch, James Cosmo e Michael Emerson nel ruolo dell’Abate. 

In prima mondale potremo vedere su Rai Uno in prima serata, la serie che ha già stregato il mondo.

LA PRIMA PUNTATA

PRIMA PUNTATA
Italia 1327. Il Papa e l’Imperatore sono in guerra. È in gioco la separazione tra Religione e Politica.
Adso, un giovane soldato figlio di un barone tedesco al seguito dell’Imperatore, desidera prendere i voti nonostante suo padre lo voglia soldato. Dopo aver incontrato Guglielmo da Baskerville, un frate francescano colto e intelligente, il ragazzo decide di seguirlo. Guglielmo è diretto a una abbazia benedettina sulle Alpi, famosa per la sua straordinaria biblioteca. Lì si terrà una Disputa sul ruolo della Chiesa, per decidere se debba mantenere potere e ricchezza o farsi povera a imitazione di Cristo e dedicarsi unicamente alla vita spirituale.
Quando Guglielmo e Adso arrivano all’abbazia, la trovano in subbuglio per l’assassinio del monaco miniaturista Adelmo. L’Abate chiede a Guglielmo di scoprire il colpevole prima dell’arrivo della delegazione papale guidata dal feroce inquisitore Bernardo Gui. Mentre Guglielmo inizia a indagare e interrogare i monaci, Adso è attratto dalla bellezza di una ragazza occitana dai capelli rossi in fuga dalla guerra nel suo paese, che vive nella foresta attorno all’abbazia. All’alba del secondo giorno, un altro monaco, Venanzio, viene trovato morto in un barile di sangue di maiale. Le tracce dell’assassino portano dritte alla biblioteca nella grande torre, un labirinto vietato a tutti tranne che al bibliotecario Malachia e al suo assistente Berengario. Guglielmo capisce che il monaco Venanzio è stato avvelenato e gli indizi sembrano indicare Berengario come il possibile assassino.
Intanto il brutale inquisitore domenicano Bernardo Gui, diretto all’abbazia con la sua scorta armata, compie un sanguinoso massacro a Pietranera, villaggio considerato rifugio di eretici dolciniani, sterminando la famiglia di Anna. Anna è la figlia di Dolcino e Margherita, condannati al rogo molti anni prima dallo stesso Bernardo Gui. Dolcino predicava e si batteva con le armi per una Chiesa povera e giusta.
Il cellario Remigio e il deforme Salvatore che fabbrica la carta erano stati suoi seguaci e ora si nascondono tra le mura dell’abbazia.
Dopo avere trovato nello scriptorium un codice scritto da Venanzio la notte in cui è stato ucciso, Guglielmo decide di sfidare il divieto imposto dall’Abate e di entrare nella biblioteca.
Insieme ad Adso, vagano e si perdono incantati nel labirinto fino a quando il giovane cade inpreda a visioni spaventose.

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