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“Iliade” (2016), di Alessandro Baricco a cura di Blas Roca Rey, dall’8 luglio 2016 – Teatri di Pietra Lazio.

ILIADE BLAS ROCA REYNell’ambito della rassegna Teatri di Pietra Lazio, l’8 Luglio è in scena, presso il Casale Malborghetto, il capolavoro epico Iliade, nell’originale, e a tratti sorprendente, versione di Alessandro Baricco, che vede protagonisti Blas Roca Rey e Monica Rogledi. Un testo perfetto per salire in palcoscenico: un susseguirsi di monologhi nel corso dei quali i principali personaggi della storia, a turno e rispettando perfettamente la cronologia della vicenda, raccontano la loro avventura. Achille, Ettore, Andromaca, Elena, Ulisse, prendono vita uno dopo l’altro in una narrazione emozionante, avvincente e a tratti brutale. Lotte, duelli, amori e odi resi in maniera quasi tribale, in una cornice dalla quale Baricco ha escluso gli dei. Restano uomini e donne, guerrieri e regine, vittime e carnefici, vittoriosi e sconfitti, che si fronteggiano senza esclusione di colpi. Un fiume violento e disperato, poetico e toccante, raccontato dal palcoscenico della madre di tutte le guerre: Troia.

Ad accompagnare il tutto, tre talentuosi musicisti e un cantante tunisino, che avvolge lo spettacolo in un’atmosfera calda e suggestiva, dal sapore mediorientale.

TEATRI DI PIETRA LAZIO 2016.

Compagnia degli Aghi

ILIADE

di Alessandro Baricco

a cura di Blas Roca Rey

con Blas Roca Rey e Monica Rogledi

Musicisti Giuseppe Cangialosi, Fabio Battistelli e Marzuk Mejri

8 Luglio 2016 ore 21:15

CASALE MALBORGHETTO – ARCO DI COSTANTINO

Via Malborghetto, 3 (Via Flaminia – Stazione Sacrofano/Roma)

  • Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo

  • Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale

  • Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area Archeologica Centrale di Roma

  • Regione Lazio – Assessorato alla Cultura

  • Comune di Roma – XV Municipio

  • Città di Sutri

Ideazione e Realizzazione:

Pentagono Produzioni Associate e Circuito Danza Lazio nell’ambito della Rete Teatrale dei Teatri di Pietra.

Con il Patrocinio di:

  • MiBact Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo ;

  • Regione Lazio – Assessorato alla Cultura .

In collaborazione con:

  • Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area Archeologica Centrale di Roma ;

  • Comune di Roma – XV Municipio

Area Archeologica, Arco di Malborghetto

Via Flaminia km 19,4 in direzione Terni, altezza stazione RomaNord/Sacrofano

Inizio spettacoli: 21,15

Ingresso 12 euro

Ridotto 10 euro: convenzionati/associazioni/studenti

Link di riferimento per Info & Prenotazioni:

http://teatridipietra.blogspot.it/ (Official Web-Site Teatri di Pietra) ;

www.bigliettoveloce.it/ (Vendita biglietti online)

teatridipietra@gmail.com (Official E-mail)

+39 333 709 7449 (Official WhatsUp)

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Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra