Giulio Maria Corso, Monica Bauco, Riccardo Naldini e Samuele Picchi sono i protagonisti di questo spettacolo opera dell’autore catalano Josep Maria Mirò (autore tra l’altro anche de “ La Bastarda di Istambul “ ) che per la traduzione e la regia di Angelo Savelli esordisce questa allo Spazio Diamante.

Nel corso della presentazione alla stampa dello spettacolo, l’autore ha anche presentato il suo ultimo libro “Teatro”, edito da Cue Press.

Utilizzando la metafora di un caso di pedofilia, argomento quest’ultimo, che in tempi recenti è asceso alle attenzioni della cronaca a e non solo, il testo tratta di altri argomenti altrettanto importanti, quali la paura,l’educazione, le relazioni sociali; tratta inoltre del tipo di società in cui desidereremmo vivere rivolgendosi, per quest’ultimo desiderio, agli educatori, ai genitori ed ai figli e pone una domanda molto semplice: vogliamo una società dove, disgraziatamente, possono verificarsi delle crepe o addirittura degli abusi, ma all’interno della quale sia ancora consentita la tenerezza tra gli individui; oppure una società dove si mettano in campo tutti i meccanismi di sicurezza per impedire ogni rischio, anche a costo di diventare tutti un po’ poliziotti e un po’ indagati? Una società dove tenere le distanze ed alzare muri così da essere sicuri che non succeda niente anche a costo di diventare apatici; oppure una società empatica esposta al rischio di sbagliare ma capace di piegarsi su se stessa e curare le proprie ferite? Il concetto di paura è un concetto che muove la nostra attuale maniera di vivere e di relazionarci?

Spettacolo complesso caratterizzato da due principali caratteristiche: la prima è che, dal punto di vista oggettivo, non sapremo mai la verità sulle reali intenzioni del protagonista, il cui carattere, pur marcatamente solare, viene tratteggiato con forti margini di complessità: lo spettatore dovrà lui stesso formarsi una idea della personalità del ragazzo.

La seconda caratteristica è data dal fatto, teatralmente molto interessante,  che il susseguirsi delle scene della rappresentazione non seguono un ordine cronologico  obbligando lo spettatore ad immaginare la visione dei fatti in base alle varie prospettive che gli offrono i quattro personaggi, riproducendo in tal quella frantumazione con la quale nella realtà riceviamo le informazioni dai media o dai social network.

Scritto con nerbo e senza una goccia di retorica, questo testo formidabile è al tempo stesso la rappresentazione della spirale che dalla paura porta alla violenza ed una metafora dell’ambiguità della verità.

( Foto di Pino Le Pera )

 

Commenti

commenti