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Isabella Roberto, giovane produttrice italiana che lavora tra gli U.S.A. e l’Italia, conversa di Cinema con Andrea Giostra.

“Il Profumo della Dolce Vita” ha incontrato Isabella Roberto, giovane e promettente produttrice italiana che ha deciso, dopo la laurea al D.A.M.S. conseguita  all’Università  degli Studi di Roma 3, di perfezionarsi nella capitale mondiale del cinema: Hollywood. Ha già prodotto diverse opere interessanti che hanno partecipato a diversi festival internazionali ottenendo grande successo. Su tutti la “Web-Series” del 2014 “What you want”, e i corto-metraggi “Disruption” e Pots&Lids”, ed altre opere ancora delle quali ci parlerà.

IMG_8253Isabella, benvenuta a “Ilprofumodelladolcevita.com” e grazie per avere accettato il nostro invito. Voglio iniziare questa conversazione come faccio ultimamente, raccontando un piccolo ma significativo fatto storico della mia città, Palermo. Il “Teatro Massimo” di Palermo fu costruito tra il 1875 e il 1891 in stile neoclassico-eclettico da due tra i più importanti e famosi architetti di quel tempo, Giovan Battista Filippo Basile e il figlio Ernesto Basile. Dopo la prematura morte di Giovan Battista Filippo, Ernesto Basile, il figlio, finì i lavori del Teatro. Nel gigantesco Frontale del Teatro Massimo, l’allora potentissimo e colto Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile, del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia prima, e, successivamente, del Regno di Umberto I, ordinò che venisse incisa una frase che si narra, scrisse lui stesso. Il Teatro Massimo di Palermo, come certamente saprai, è uno dei Teatri più belli d’Europa ed è il secondo per grandezza. Possiede una qualità acustica terza in Europa dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. La frase che Finocchiaro Aprile volle venisse incisa sul frontale principale del Teatro Massimo è questa: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire».

Tu, Isabella, leggendo questa frase, quale riflessione ti viene in mente che vuoi condividere con noi? È una frase che dà all’arte, in ogni sua espressione, un’importanza e un mandato straordinari e fondamentali per la crescita culturale e civile di un intero popolo. Secondo te, cosa fa oggi l’arte per “rispettare” questo mandato così importante che ha sempre avuto, fin dal lontano tempo degli antichi greci e addirittura anche prima?

Ciao Andrea e grazie per questa intervista. Con questa tua prima domanda mi sembra di essere improvvisamente tornata all’esame di Maturità. L’arte è da sempre stata lo specchio della società e quindi dei popoli ed è compito dell’arte continuarlo a fare. Nonostante le enormi difficoltà che l’arte possa attraversare in questo periodo, credo che continui a fare il suo dovere. Seppur l’arte possa essere vista come un diletto, in realtà sostiene questo compito importante: oltre a rispecchiare la società e i popoli, l’arte è anche una delle principali fonti storiche. Grazie all’arte – vedi la letteratura, la pittura, la fotografia e successivamente il cinema – si sono potuti raccontare e tramandare eventi storici, costumi e tradizioni del passato.

IMG_8256E’ vero quello che dici Isabella quando sostieni che l’arte è lo specchio della società: basta vedere come oggi è stata ridotta in Italia per esempio. In effetti rispecchia la decadenza culturale e civica di un popolo. E se intendi questo, sono perfettamente d’accordo con te.

Tu Isabella, dopo la laurea al DAMS che hai frequentato a Roma, hai deciso di trasferiti ad Hollywood. Perché questa scelta così impegnativa e importante? Da quanti anni vivi a Los Angeles? Quali scuole hai frequentato? Cosa hai imparato di importante per accrescere la tua professionalità e la tua capacità di creare arte cinematografica?

All’epoca, in Italia, non c’erano corsi o scuole di produzione cinematografica, così dopo la laurea sono andata a New York per seguire dei corsi di inglese e quando sono venuta a conoscenza dei corsi di cinema della UCLA Extension mi sono trasferita a Los Angeles per seguire il corso in Film Producing. Una scuola ottima, a cui devo molto e che mi ha preparata al mondo del lavoro e del set.

Penso che oggi andare all’estero per i giovani artisti italiani sia una scelta dura ma necessaria, se vuoi che la tua passione e il tuo talento non vengano mortificati da un Paese nel quale, purtroppo, come ho più volte sentito da giovani e talentuosi artisti italiani, il talento e la bravura vengono molto dopo le raccomandazioni e i compromessi tipici del nostro Paese. E’ per questo che ti ammiro per il coraggio e la passione nel fare una scelta così importante e drastica per la tua professione e per la tua carriera. Detto questo, Isabella, cosa deve possedere, secondo te, un vero artista per definirsi tale? Quali sono, oltre al talento e alla passione, le virtù che deve avere nel suo DNA di artista? Quali strumenti può invece apprendere dallo studio presso Scuole Cinematografiche serie e importanti come quelle che hai frequentato tu?

Un artista deve avere la capacità di vedere la realtà in maniera diversa e quella è una capacità innata. Le scuole servono a fornire la tecnica. In Italia e in Europa ci sono ottime scuole di Cinema dove formarsi; ma la migliore scuola è il set e guardare tanti tanti film. Come ha fatto e come fa Tarantino

Quello che dici è verissimo, Isabella. Tarantino si è sempre vantato, e lo dice con molta semplicità, di avere imparato tantissimo dal cinema italiano degli anni d’oro, degli anni in cui l’Italia era la capitale del cinema mondiale e Cinecittà era la mèta più ambita degli artisti cinematografici più importanti al mondo, e questo Quentin Tarantino l’ha capito benissimo, non a caso Sergio Leone lo considera il suo Maestro d’Arte, anche se forse non l’ha mai conosciuto personalmente!

Isabella, prima di dedicarti a tempo pieno alla produzione cinematografica, hai fatto altri mestieri comuni per sostenerti, per esempio durante gli studi o per guadagnare all’inizio della carriera qualche soldo in più?

IMG_8257Si, certamente. Come in tutti i mestieri bisogna fare la gavetta, stage – come lo chiamano adesso – che inizialmente non prevedono nessun compenso. Quindi è stato necessario per me dovermi sostenere con altri tipi di lavori, anche se i miei genitori mi hanno sostenuta sempre durante gli studi.

Questa è una domanda, Isabella, che faccio sempre a tutti gli artisti che intervisto al di là della tipologia di arte che praticano. È una domanda che “costringe” a riflettere sulla propria storia artistica e professionale e spesso vengono fuori delle cose molto interessanti che intrigano il lettore e anche me, a dire la verità!

Io sono stato da liceale un gradissimo lettore di quello che ritengo il più grande degli scrittori del profondo dell’anima della storia dell’uomo. Mi ricordo che in uno dei suoi romanzi più conosciuti e più belli, “Memorie dal sottosuolo” pubblicato nel 1864, Fëdor Michajlovič Dostoevskij parla, tra le righe, della “Teoria dell’Umiliazione”. Negli anni ’90, alcuni scienziati e psicologi americani, ne hanno addirittura fatto una vera e propria teoria psicodinamica, un modello psicologico che parte dal presupposto che sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita ad insegnarci a vivere meglio e a sbagliare sempre meno: si impara dalla propria esperienza di vita e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono di noi! Subire un’umiliazione, per molti giovani artisti, è più forte che coltivare la propria passione e il proprio talento che deve per forza di cose passare anche da queste difficoltà, soprattutto in un paese come l’Italia dove la bravura, il talento e la passione hanno poca importanza per avere successo rispetto alle “raccomandazioni”!


Isabella, hai mai subito delle umiliazioni professionali che ti hanno lasciato il segno e ti hanno fatto pensare seriamente di mollare tutto e fare altro nella tua vita; oppure, sono state umiliazioni che ti hanno fatto crescere professionalmente e ti hanno dato più forza e più determinazione per continuare a seguire la tua passione e il tuo talento per l’arte?

Premetto che non mi ritengo un’artista, ma più un’amante e sostenitrice dell’arte e degli artisti. Non ricordo di aver mai ricevuto umiliazioni particolari, ma certamente, come tutti, ho attraversato dei momenti difficili in cui avrei voluto mollare tutto, ma credo che facciano parte della vita e della crescita di tutti. Ci sono stati altri momenti in cui l’umiliazione o la sconfitta, mi hanno invece dato la forza di continuare e perseverare in quello che faccio. In generale nella vita bisogna avere molta forza d’animo, determinazione e sicurezza in quello che si fa, cose di cui non ho avuto subito consapevolezza, ma che si acquisiscono con il tempo e con l’esperienza.

Isabella, che età avevi quando hai capito che volevi fare questa professione, l’artista? Come hai capito che volevi fare questo nella tua vita?

Sono sempre stata affascinata dal mondo dell’arte in generale, quindi da sempre so che avrei voluto lavorare in questo mondo magico. Crescendo, mi sono avvicinata al cinema. In particolare, durante il periodo dell’Università, mi trovavo sul set di un cortometraggio e lì ho capito che era quello che volevo fare: produzione cinematografica.

IMG_7449Il mondo del quale hai deciso di far parte, è un mondo bellissimo visto da fuori, da spettatore, ma dall’interno è pieno di marciume, di ipocrisie, di compromessi, e soprattutto di squallidi personaggi che vivono ai margini del mondo dell’arte ma che sono sempre lì in agguato e pronti per afferrare quella che vedono come una loro preda, per illuderla e prometterle cose che non potranno mai mantenere, soprattutto quando sono giovani ed inesperte artiste che magari stanno vivendo un momento di difficoltà? Sono momenti questi che rischiano di fare oltrepassare quel confine che porta il/la giovane artista verso altri obiettivi che non hanno nulla a che vedere con l’arte. Tu prima di fare questa scelta hai pensato a tutte queste cose? Oppure le hai scoperte iniziando a praticare la tua arte? Cosa ci vuoi o puoi raccontare su questa dimensione reale del mondo della settima arte, ma così invisibile dall’esterno?

L’esperienza mi dice che questo “marciume” di cui parli non esiste solo nel mondo dell’arte, ma un po’ in tutti gli ambienti lavorativi e non solo. Bisogna farsi le ossa e non farsi preda, ma essere dei buoni e giudiziosi predatori.

Quando l’hai detto ai tuoi genitori che volevi fare la produttrice, che reazione hanno avuto? Cosa ti hanno detto? Ti sono stati vicini e alleati, oppure hanno cercato di ostacolarti?

I miei genitori sono sempre stati vicini alle mie scelte e mi hanno sempre supportata e incoraggiata ad intraprendere la mia strada. A loro devo molto e credo sia principalmente grazie a loro se ho trovato il coraggio di fare le scelte che ho fatto fino ad ora.

Qual è la cosa più buffa, goffa e divertente che ti è capitata nel tuo lavoro e che ci vuoi raccontare per far sorridere i nostri lettori?

Per ogni set ci sarebbe una cosa divertente da raccontare, però senza ombra di dubbio il set di “Pots&Lids“, il cortometraggio di Giulio Poidomani che ho prodotto a Los Angeles, è stato molto divertente. Eravamo sull’Hollywood Boulevard all’alba di una domenica mattina per girare la scena in cui il protagonista Nick, interpretato da Eric Gorlow, si imbatte in una senzatetto interpretata da Romina Caruana. Mentre giravamo la scena, i veri homeless di Hollywood si sono avvicinati al set, chi “accusava” l’attrice di non essere una vera barbona, chi voleva chiamare la Polizia; per non dire che uno di loro si è avvicinato al cast per vendere metanfetamina senza rendersi conto che c’era una macchina da presa che riprendeva tutto (sorride).

Isabella, chi sono stati i tuoi “Maestri di vita” e i tuoi “Maestri d’Arte”? Vuoi parlarci di loro e dirci cosa ognuno di loro ti ha insegnato che ti è rimasto dentro come artista e come donna?

Maestri di Vita i miei genitori: mia madre mi ha insegnato le buone maniere e l’educazione; mio padre mi ha insegnato la determinazione.

Maestri d’arte i fratelli Weinstein perché avrei voluto produrre il 70% dei film che hanno prodotto, anche perché sono i produttori di Quentin Tarantino.

Emma Thomas, produttrice e moglie di Christopher Nolan. Un esempio di donna in carriera da seguire.

Adesso che hai fatto le tue prime esperienze cinematografiche, ci vuoi raccontare quali sono stati i tuoi lavori fatti in questi anni, con chi li hai realizzati e qual è stato il tuo ruolo artistico in queste opere?

IMG_8255Dopo alcune esperienze fatte in Italia su set di cortometraggi e music-video, ho prodotto il mio primo cortometraggio “Distuption” diretto da Giulio Poidomani nel 2011 a Los Angeles. Dal 2011 collaboro con Giulio Poidomani e nel 2014 abbiamo fondato in Italia la “PurpleRoadPictures“, un’associazione culturale con la quale abbiamo prodotto “Mai“, diretto da Giulio Poidomani, e “Without” diretto da Paola Sinisgalli.

“Mai”, con Alessandro Gangi, Flavia Ripa e Ilaria Ambrogi, è la storia di Claudia, una donna omosessuale che va in Sicilia per riconquistare Anna. Non corrispondendo i suoi sentimenti, Anna la abbandona in una città a lei sconosciuta. Vagando per la città Claudia incontra Sandro che la conduce in un viaggio interiore alla scoperta di se stessa. “Mai” sta iniziando il giro di promozione per i festival nazionali ed internazionali tra cui “I 400 Corti Film Festival” in provincia di Roma e al “Santa Fe Film Festival” negli Stati Uniti. Ecco il trailer:

https://vimeo.com/127071103.

Without“, che abbiamo prodotto in Basilicata con TheCreativeShake e MilkyWayMedia, racconta di Vincenzo, interpretato da Massimo Bonettti, un uomo solo che soffre di alcolismo che si incammina verso le campagne in un pomeriggio d’estate che gli cambierà la vita. “Without” è in concorso al Fargo Film Festival e al Sedona Film Festival negli Stati Uniti. Intanto godetevi il trailer:

https://www.youtube.com/watch?v=Mnb5ctqfU6w.

Un’altro progetto internazionale è invece la web series “What You Want?“, creata da Giulio Poidomani e Vincenzo Cataldo, prodotta da PurpleLemon e 3SB/Onemicnite di Marcos Luis, che racconta le avventure di un buffo documentarista italiano, Nicola Bicchieri – interpretato da Luca Manganaro – a New York.

Molto Interessanti e intriganti questi lavori Isabella. Ma voglio chiederti adesso, qual è l’opera cinematografica che sogni di realizzare? O che vorresti realizzare in un prossimo futuro? E perché proprio questa?

IMG_8252Si intitola “Crisci Ranni“, la storia di Zaiko, un bambino congolese immigrato in Sicilia, che attua il piano di ricongiungersi alla madre, la Regina dei Pesci, in fondo al mare.

La sceneggiatura l’ha scritta Giulio Poidomani e ha vinto il Premio Mattador del 2014 quale miglior sceneggiatura per lungometraggio. Il Premio Internazionale per la Sceneggiatura Mattador è dedicato a Matteo Caenazzo, giovane triestino, studente di cinema all’Università Ca’ Foscari di Venezia, scomparso prematuramente il 28 giugno 2009, mentre stava studiando con l’obiettivo di intraprendere la professione di sceneggiatore. La storia di “Crisci Ranni” è molto attuale per l’Italia, ma allo stesso tempo complicata da realizzare per varie ragioni.

Isabella, un’ultima domanda, molto semplice, vuoi confessarci: qual è il tuo sogno nel cassetto da quand’eri bambina che vorresti realizzare?

Viaggiare.

Bel sogno Isabella, ma credo, da quello che ci hai raccontato, che tu lo stia già realizzando benissimo, anche perché viaggiare ha diverse accezioni, sia fisiche, visitare luoghi e paesi diversi; che intellettuali, viaggiare all’interno di un mondo artistico, quale quello cinematografico, che dà immense possibilità di visitare e viaggiare, appunto, in luoghi inimmaginabili e affascinanti! Forse sarà questa la ragione per la quale hai scelto quest’arte?

Detto questo, grazie Isabella per il tempo passato insieme. È stata una bella chiacchierata che a me è piaciuta molto e spero anche a te. Io e tutta la redazione de “ilprofumodelladolcevita.com, ti facciamo il nostro “fingers crossed” per il tuo futuro artistico.

IMG_8251Grazie a te Andrea, e a tutta la redazione de “ilprofumodelladolcevita.com” per avermi dato questa possibilità e spero che in futuro ce ne siano altre. Io vi seguo da quando vi ho conosciuto, e vi seguirò certamente ancora. E auguro anche a voi il mio “fingers crossed” per il vostro magazine molto bello e interessante.

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra