Torna al cinema, a pochi anni dalla prima versione, il remake del film “Gloria” del Premio Oscar Lelio

Recensione di Elena Matteucci

Il regista cileno Sebastiàn Lelio, a pochi anni dall’uscita della prima versione di “Gloria”, torna dietro la macchina da presa per girare una versione rinnovata del suo film, rivelando un forte attaccamento a questa storia e al personaggio di Gloria, interpretato questa volta dalla straordinaria Julianne Moore. Il film sarà il sala a partire dal 7 marzo 2019.

La pellicola racconta con rara sensibilità, gli alti bassi della vita, la caducità delle cose, l’imprevedibilità degli amori, che possono rivelarsi ancora immaturi nonostante l’età dei protagonisti sia sulla cinquantina.

Gloria è una donna divorziata con due figli, un lavoro, ma senza un amore. Nel tempo libero frequenta i club della città e va a ballare. Qui consocerà Arnold, interpretato da John Turturro, con il quale inizia una passionale relazione che però non sembra mai decollare. Sarà insieme a lui, ma soprattutto da sola, che la protagonista attraverserà un’alternanza di situazioni che la metteranno continuamente alla prova e la porteranno a mettersi costantemente in gioco.

La voglia di libertà, che si esprime nel ballo, elemento ricorrente nel film, restituisce l’immagine della protagonista Gloria come quella di una donna estremamente viva e tenace, che ha ancora tanto da dare al mondo e si nutre della gioia dell’amicizia e dei legami familiari che rincorre, mentre aspetta di trovare il suo amore.

Un film sentimentale che racconta con estrema delicatezza la solitudine, la voglia di ricominciare a credere nell’amore e di non arrendersi mai, ripartendo innanzitutto da sé stessi.

Il regista è stato capace di raccontare il puzzle di emozioni e sentimenti che caratterizza una donna libera di scegliere, dunque indipendente, ma anche sola, che cerca di fare di ogni sua giornata un giorno degno di esser vissuto con la consapevolezza e maturità raggiunte.

Una Julianne Moore in forma smagliante, alla visione della quale si resta affascinati, per il suo essere misurata in ogni momento.

Le note che accompagnano la storia attingono dal repertorio musicale degli anni ’80, tra cui non poteva mancare la canzone di Umberto Tozzi “Gloria”, che quest’anno compie 40 anni.

 

Commenti

commenti