Justice League, il cinefumettone del 2017, è figlio di una sconfitta artistica, quella subita nel marzo del 2016 da Batman Vs Superman (d’ora in avanti BvS) e di un dramma personale, quello che in principio del 2017 ha costretto il regista e ideatore dell’intero progetto, Zack Snyder, ad affidare le ultime fasi della regia e l’intera postproduzione a un altro regista, Joss Whedon, che peraltro è a capo del franchise rivale a quello DC, cioè Avengers della Marvel. Il risultato non poteva che sfociare in una “mediocritas” tra due diversi modi di concepire la “Comics Epic”.

Ed è così che la complessa e problematica grandeur che trasudava da ogni fotogramma di BvS viene a essere abbandonata, rimodellata per offrire al grande pubblico un prodotto ben più digeribile: più breve, più solare, più easy, più frenetico, più lineare, più semplicistico, più scontato. BvS, in fondo, fu vittima della sua stessa grandiosità, restituendo un plot che era confuso e a tratti contradditorio; sopratutto lo era nella sua versione cinematografica, minato da numerosi tagli che avevano reso incomprensibili ed ingestibili le molteplici linee narrative. Una narrazione, quella di BvS, con passaggi e turning point che dire frettolosi è un eufemismo (sopratutto e purtroppo quello forse decisivo), Lois Lane che mostrava curiose abilità “telepatiche” e un “cattivo” – Luthor – pensato più come un Joker e incomprensibilmente perso in un labirinto di motivazioni che oscillavano tra il paradossale e l’assurdo; motivazioni che, tra l’altro, rappresentano la negazione stessa di tutto ciò che nell’immaginario DC è sempre stato Luthor.

Nonostante ciò, per chi scrive BvS (almeno fino alla conclusione dello scontro tra i due supereroi) aveva offerto quanto di meglio si era visto nei film dei supereroi dopo il primo Avengers di Whedon del 2012. BvS era un film affascinante, maturo, cupo, attraversato da caratterizzazioni (più) complesse (il Batman di Affleck è forse il più “milleriano” di sempre) e ripreso magnificamente (il dettaglio grafico e la cura nei particolari erano pazzeschi) da una regia elegante, a tratti di stampo quasi malickiano.

Ebbene, Justice League nel bene e nel male è la sconfessione di tutto l’impianto poetico e stilistico del film del 2016.

Nel bene perché ora abbiamo un film molto più genuinamente pop (mentre BvS voleva elevarsi almeno al rango di Midcult) e semplice da seguire, senza complicazioni e problemi di sceneggiatura. E vorremmo anche vedere che ci siano problemi in una sceneggiatura che appare solo come un pretesto per mettere insieme gran parte dei supereroi della DC, far godere lo spettatore delle loro continue e frenetiche inter-azioni e … nulla più. Appunto, nulla più…ed è questo, in sostanza, il male.

Dopo la morte di Superman il mondo sembra aver perso la speranza, Batman è al corrente di una invasione aliena (a dire il vero in maniera non del tutto comprensibile per lo spettatore che non ha avuto modo di visionare l’extended version di BvS) e al fine di fronteggiarla cerca di riunire tutti i supereroi (qui definiti metaumani) che ancora agiscono nell’ombra: oltre alla già vista Wonder Woman ora si aggiungono Flash, Aquaman e Cyborg. L’invasore (Steppenwolf) vuole riappropriarsi di tre artefatti tecno/magici nascosti sulla terra millenni orsono, e una volta fatto ciò potrà completare ciò che in passato gli fu impedito: trasformare la terra in un inferno (perché vuole farlo? Non è dato saperlo). La trama di Justice League in fondo sta tutta qui: alieno badass che invade la terra per distruggerla, team di supereroi che deve fare gruppo se vuole impedirglielo. Niente più dilemmi, niente più ambiguità, niente più complotti, niente più sottotrame, niente più drammi; tutto, in Justice League, è semplificato all’osso. Lo stesso Steppenwolf, a differenza della sua controparte cartacea, è privo di qualsiasi caratterizzazione che lo possa rendere in qualche modo interessante, ridotto quasi a un bullo che sembra saper solo menar le mani per imporre la propria volontà. Infatti, al fine di far più facilmente trionfare i buoni, Steppenwolf – sempre rispetto alla sua controparte – è stato chiaramente depotenziato e instupidito, e appunto per raggiungere il suo scopo si affida unicamente alla forza bruta, cioè si limita a dare (e subire) “stecche” a destra e manca. Nel finale addirittura diventa troppo scarso anche rispetto alla stessa logica impostata nel film. La parte più debole e criticata di BvS fu l’ultima, con quell’interminabile e fracassone duello contro Doomsday. A nostro modo di vedere la critica fu in parte ingiusta, poiché pur essendo troppo lunga e ripetitiva, a essere erroneo era il come vi si era giunti. Fatto sta, però che ora in Justice League di scontri di questo tipo ne abbiamo per tutto il film; peraltro sono realizzati in maniera meno convincente, sicuramente meno stilosa, un po’ come per l’intera pellicola.

Tutte queste semplificazioni, come già accennato, rendono Justice League un film meno problematico, più godibile e divertente, che si lascia seguire con piacere e senza doversi impegnare più di tanto. Ma non lascia il segno. Quantomeno, e/o per fortuna, Justice League non si trasforma in una commedia in quanto tale (com’è stato, fastidiosamente a dire il vero, in Thor: Ragnarok).

Nonostante ciò, vuoi per i compromessi imposti dopo le feroci critiche mosse a BvS (anche uno degli attori – Irons – lo definì un pasticcio, guardandosi bene, però, dal non parteciparvi di nuovo…), vuoi per la regia (quasi) a due mani, della poetica di Snyder in questo Justice League rimane ben poco, sia a livello di linguaggio cinematico sia narrativo. Non è un caso che ora assomigli, e non solo nella trama, ad Avengers. Ed è, lo ripetiamo, un peccato. Perché? Perché Avengers lo abbiamo già visto e lo vedremo più volte anche nell’immediato futuro, mentre (grazie anche al non riuscito, ma a suo modo autoriale, BvS) si sperava che Justice League potesse offrire uno spettacolo super-eroistico diverso o, meglio, alternativo per stile, atmosfera e narratività. Purtroppo scopriamo che Justice League è un Avengers con i supereroi DC invece che quelli Marvel.

Insomma, considerati i tempi che corrono – e qui forse andiamo controcorrente – tra un film problematico e non riuscito, ma affascinante, complesso, con una precisa personalità e in qualche modo stimolante, ed uno senza problemi, ma lineare, semplicistico ed alla fine insignificante (un film come tanti altri, troppi…), la nostra preferenza cadrà pur sempre sul primo.

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