Kaspar Capparoni

Kaspar Capparoni: il bel tenebroso, potrebbe essere descritto così almeno al primo impatto. La nostra chiacchierata inizia parlando di cinema, del suo esordio da giovanissimo con Dario Argento. Ovviamente è un argomento un po’ “spinoso”, viste le difficoltà in cui versa oggi il cinema italiano. Kaspar descrive con molta serietà il suo punto di vista, ma quando poi la chiacchierata si indirizza verso le sue perfomance canore a Tale e Quale Show..rivela il suo lato ironico, capace di divertirsi e di divertire. Dal perfetto italiano, passa addiritura al dialetto romanesco, raccontando retroscena inediti, come la telefonata di Renato Zero, la mattina dopo la sua esibizione: “Che bella zoccolona che sei!”. Oppure di quando da ragazzino faceva pate del coro delle voci bianche e poi, da un giono all’altro, si è ritrovato il vocione: “l’eperienza più scioccante della mia vita…”.

Per un attore che ha esordito a soli 18 anni con Dario Argento, qual è il tuo rapporto con il cinema oggi? 

Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora… Del cinema italiano si può parlare al passato, oggi la Francia e la Germania ci hanno superato. Mancano i grandi Maestri, Bertolucci ci ha lasciati da poco e manca un ricambio generazionale. 

Da cosa dipende la crisi del cinema italiano?

Negli utimi venti anni il cinema è stato gestito dalla politica, attraverso le sovvenzioni. La cultura non si può sovvenzionare, incentivare con grandi risorse sì, come hanno fatto in Francia ad esempio. Il cinema e il teatro sono svaniti, la televisione è l’unica ad avere ancora un pubblico. Tutti hanno a casa un televisore, andare al cinema comporta un impegno grosso, anzi, potremmo dire che oggi abbimo la TV al cinema… Per questo preferisco fare TV, almeno è un target ben definito 

Ci sono ruoli he hai rifiutato, di cui ti sei pentito?

No. La carriera di un attore è fatta più di no che di sì. Ogni scelta ha delle motivazioni, non ho rimpianti. Scelgo i progetti che mi emozionano: se emozionano me, possono emozionare il pubblico. Questo è il mio criterio di scelta. Se scelgo di partecipare a un progetto ne sposo l’idea, è questo ciò che mi hanno insegnato. Non è un obbligo fare l’attore, nè penso che se non ci fossi io cambierebbe molto… 

Secondo te nel cinema di oggi mancano le idee?

Sì, oggi non si produce partendo da un’idea, si segue quello che vuole il pubblico. E’ come andare a fare la spesa comprando cose a caso, poi il risultato si vede… Sarò io a pensarla alla vecchia maniera, ma quel che vedo non mi piace. La differenza è che io lo dico, gli altri no. Fa parte di come si sceglie di vivere, se essere se stessi o adeguarsi.

Eppure hai fatto parte di grandi successi in TV, con le serie o gli spettacoli…

E’ vero, ma avremmo potuto fare di più come italiani. Alla fine sono sempre fiducioso anche se nel mondo dello spettacolo ognuno guarda un po’ il suo orticello. Manca una visione comune. Già da un po’ di tempo dicevo che presto non avremmo fatto più nemmeno delle miniserie. E’ grave che proprio l’Italia, che ha dato una pista al mondo nel campo del cinema, oggi abbia perso la sua centralità. 

A cosa stai lavorando adesso?

Sto lavorando a una serie internazionale, un sogno che finalmente si sta concretizzando, perchè oltre alle produzoni internazionali abbiamo trovato una produzione italiana. Inoltre, farò un film da regista. 

Sarà la tua prima regia? Ci racconti qualcosa di più?

Non posso ancora parlarne, non prima di aver definito il tutto, anche un po’ per una questione di scaramanzia, nel nostro mondo un po’ bisogna averne…

In attesa di conoscere chi saranno i protagonisti dei nuovi progetti, parliamo delle serie a cui hai partecipato. Ci sono degli aneddoti, dei retroscena che non hai raccontato, ad esempio nella serie “Rex”?

Per lavorare con cani o con i bambini, bisogna mettere da parte il proprio ego. Ho imparato molto. Alla presentazione della serie in Rai, erano passati mesi dalla fine della produzione. Quando è arrivato Rex, ha lasiato la sua istruttrice ed è corso da me che ero nel giardino a fare le foto. Mi è saltato addosso riempiendomi di baci, ero una specie di ciupa ciupa…

Kaspar Capparoni-Renato Zero “Tale e Quale Show”

Dell’esperienza a “Ballando con le Stelle” o a “Tale e Quale”…? Hai continuato a ballare o a cantare?

No, assolutamente, non ho più ballato e nemmeno cantato. Da bambino facevo parte del coro Aureliano, ero in cima alle voci bianche, fino a quando un giorno non riuscivo più a cantare, non capivo cosa mi stesse succedendo, cominciai a preoccuparmi. Poi la direttrice del coro mi chiamò e mi disse “non ti preoccupare, stai diventando un ometto, non potrai più far parte del coro”. Fu un tale choc che da allora decisi che non avrei più cantato,  fino a “Tale e Quale…”.

A proposito di “Tale e Quale”, è rimasta memorabile la tua interpretazione di Renato Zero, una di quelle che restano impresse…

Devo dire che anche Renato (Zero) il giorno dopo l’esibizione mi chiamò e mi disse “Ammazza che bella mignotta che sei!”. Aveva ragione, mi hanno truccato in un modo… Non volevo fare delle parodie, ci tenevo a interpretare il personaggio, non a farne il verso… e Renato lo ha apprezzato, mi disse che era una delle poche volte che era stato interpretato lui. Quando mi proposero di fare Renato Zero mi sembrò una follia. 

Però ti è riuscita molto bene…

Fisicamente siamo mlto diversi. All’epoca lui era molto magro e indossare quella tutina a me sembrava impossibile. Così per evitare di fare cose ridicole mi sono inventato il serpentone di piume, per coprire le differenze fisiche. Un’altra cosa tragicomica è stata mettere le lenti a contatto nere. Non le avevo mai usate: appena arrivato sul palco non vedevo più nulla, il gobbo lo avevano spostato e non sapevo più che fare. Le prime battute ho finto di cantarle (ride raccontandolo). Ero nel panico, poi invece la botta di adrenalina mi ha salvato. Finita l’esibizione mi sono arrabbiato con tutti, mi dissero che avevano spostato il monitor perchè dava fastidio a una signora: “spostate la signora, no?”. 

Un’esibizione memorabile per tanti motivi… 

Sì, non si può immaginare, ma salendo in quella specie di ascensore ti prende proprio il panico. Ricordo che mi tremavano le gambe, su 15 cm di tacco, mi son detto “mo casco…”.

In video però non si è visto… 

E menomale! Se si vedeva pure questo… è stata ‘na tortura. Da quella volta ho chiuso con il canto. La mia insegnante di canto ha provato a convincermi, “ma come, con la tua voce?”, non ci penso proprio, se volevo fare il cantante cominciavo prima, non a 50 anni…

Col senno di poi, è divertente ripensarci!

Ecco, col senno di poi! Cantare e ballare in diretta sui tacchi è stata l’esperienza più spaventosa che abbia affrontato. Quello che mi ha consolato è stata la telefonata di Renato, dopo avermi detto “Che bella zoccolona che eri!”, mi fece i complimenti per l’interpretazione.  L’ho interpretato come attore e non come cantante, altrimenti sarebbe diventato un karaoke. 

Quali ruoli preferisci, quelli impegnati o quelli più divertenti?

A me piace tutto, sono un curioso. Se trovo qualcosa che mi incuriosisce lo faccio. Non penso a cosa piace agli altri, deve incuriosire me per poterlo trasmettere. Ho un atteggiamento critico verso il modo in cui si fanno le cose.

Kaspar_Capparoni_Rex

Kaspar_Capparoni_Rex

Con i colleghi con cui hai affrontato magari anche serie lunghe (da Capri a Rex, ad esempio), sei rimasto in contatto?

In genere vado d’accordo quasi con tutti. Sì, in fondo si è come in una grande famiglia. Ti rincontri magari dopo tanto tempo ed è come se non ci fosse mai stato un vero distacco. E’ bello proprio questo del lavoro di attori. Ripeto, magari non con tutti. E’ questa la differenza con gli attori americani. Loro hanno grande rispetto per chi fa lo stesso mestiere, non c’è preclusione verso chi fa ruoli minori, tutti sono degni di rispetto. Tra noi italiani c’è molta invidia e arroganza, come a dire “io so io, voi non siete un ca…o”. Se ci fosse più collaborazione sarebbe vissuto tutto in modo diverso tra attori, registi, produttori…

Quindi, anche se non possiamo sapere chi ci sarà, per la tua serie internazionale ti circonderai di persone che la pensano come te? 

E’ ovvio! Sono partito con le idee chiare, Come direttore artistico ho già pensato a come mettere insieme tante belle anime.

Mentre parliamo, c’è il più piccolo dei tuoi figli che ti cerca… prima di salutarci un’ ultima domanda: che papà sei? Che dicono i tuoi figli quando ti vedono? 

Come padre cerco di fare meno danni possibile, di essere presente. I miei figli sono bambini solari e curiosi, se riusciamo a farli rimanere così il più a lungo possibile abbiamo già fatto il 50% del lavoro. Poi bisogna lasciarli volare senza tarpargli le ali.

 

 

 

 

 

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