Grande l’attesa alla 76ma Mostra Internazionale d’Arte CInematografica di Venezia per due iniziative del Centro Sperimentale di Cinematografia che saranno presentati nella Sezione “ Classici “: si tratta delle opere prime di due registi che hanno fatto scuola nel nostro cinema e cioè “ La commare secca “ di Bernardo Bertolucci ( sala Casinò, ore 17 e 5 settembre sala Volpi ) con la presenza di Gabriella Giorgelli, una delle interpreti ) e “ Tiro al piccione “ di Giuliano Montaldo ( stessa sala, ma il 5 settembre, e 6 settembre sala Volpi, presente il regista ).

Si tratta di due debutti oggi pochissimo visti e quasi dimenticati, ma che non solo segnano l’ingresso nel nostro cinema di due grandi registi: servono a ribadire la ricchezza produttiva, narrativa e stilistica di un cinema che tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 è segnato da una travolgente creatività. Accanto ai capolavori di cineasti già consolidati (Fellini e Visconti in primis) e ai migliori titoli della commedia, in quegli anni uscirono film di giovani registi destinati a diventare grandi autori.

Queste le schede dei restauri con gli orari delle proiezioni:

 “La commare secca” (Bernardo Bertolucci, Italia, 1962)

 Sul greto del Tevere giace il corpo di una donna assassinata da poco. In base ad alcune testimonianze si giunge ad identificare un gruppo di persone che verso l’ora del delitto sono state viste aggirarsi nei dintorni. “Il Canticchia”, un giovane di 19 anni, sostiene di esser passato di là tornando da un incontro con un sacerdote. “Il Califfo” parla di una idilliaca passeggiata con la fidanzata. Teodoro è un soldatino calabrese che racconta una storia fantastica. Il nuovo indiziato è Natalino, un tipo strano che reagisce alle domande come un animale braccato accusando due ragazzi che ha intravisto quella sera. I carabinieri giungono nella borgata per prelevare Francolicchio e Pipito, ma questi fuggono spaventati verso il fiume. Pipito viene catturato, mentre l’altro si getta in acqua e muore. Dall’interrogatorio del ragazzo prende lentamente luce la vera figura dell’assassino: Natalino, un minorato psichico che, mentre lo arrestano, grida a sua discolpa che uccidere una prostituta non è un delitto, perché è una persona già morta nell’anima.

“Tiro al piccione” (Giuliano Montaldo, Italia, 1961)

All’indomani dell’8 settembre 1943, il giovane Marco aderisce alla Repubblica di Salò. L’iniziale spinta patriottica viene messa in crisi dalla brutale violenza dei camerati contro gli altri italiani e le convinzioni di Marco iniziano a vacillare. Ferito, inizia una relazione con Anna, un’infermiera più grande di lui, che però poi fugge in Svizzera con il suo capitano. Durante una missione di guerriglia, unico sopravvissuto, annichilito e sconvolto dagli orrori visti e perpetrati si addormenta in mezzo ai cadaveri dei commilitoni.

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