A Via Galvani, vicino alla caserma dei Vigili del Fuoco ( ma che sta lì apposta per spegnere la elaborata digestione? ), nel cuore di Testaccio una antica trattoria, forse la prima tra quelle della zona vicina al mattatoio, “ Oio a casa mia “, ha ristrutturato i locali dotandoli di una calda tonalità che evoca sapori e gusti di una volta e conferma la genuinità dei piatti che abilissimi e gentilissimi camerieri, molto efficienti, servono con una simpatia assolutamente familiare, come se chi si ferma a pranzo o a cena fosse proprio di casa, un parente loro, un amico: un locale studiato nei minimi particolari per offrire una completa esperienza gastronomica all’insegna della cucina romana .

La storia del locale è nota ai testaccini doc, con i bisnonni degli attuali gestori conosciutissimi nel quartiere e con l’attuale proprietario ( ed anche chef, vero padrone della agilissima cucina ) al quale è stato affibbiato il nome di Oio in romanesca sincronia con il famoso comico americano Ollio che sforna a ritmo frenetico gustosissimi piatti di cacio e pepe, carbonara, rigatoni con coda alla vaccinara, pajata e chi più ne ha più ne metta, passando per le ormai introvabili polpette alla romana ( si, proprio quelle col sugo ) o per il pollo alla cacciatora, vera leccornia da assaggiare se si ha la fortuna di entrare in questo tempio della cucina romana di una volta.

L’attuale gestione descrive la sua cucina come “ quella della nonna “, ed è vero perché il gusto ed il sapore di quello che ti portano a tavola sa veramente di antico, di casareccio, di genuino; ma ciò che colpisce chi si siede a tavola, oltre alla cucina che merita un “ 8++ “, è la familiarità con la quale vieni trattato, la simpatia di chi ti serve che ha sempre un gesto gentile ed un sorriso accattivante verso il “ signor cliente “.

Oio ed il figlio, Simone, hanno saputo imprimere al loro locale, tutto a conduzione familiare, la simpatia romanesca che ormai è divenuta introvabile e continuano a servire piatti delicati e genuini che richiamano l’anima di Roma, quella che fa parte ormai della città sparita, peraltro a prezzi veramente familiari.

Buona la cantina, molto simpatica la semplice apparecchiatura della tavola, con piatti intestati e, soprattutto, serviti caldi per far si che la pietanza giunga al tavolo ancora gustosa ed alla giusta temperatura mentre al momento della consultazione del menù ti appare una poesia di Aldo Fabrizi, simbolo della romanità a tavola: “ Ma vale la pena de soffrì lontano da na tavola e na sedia pensanno che se deve da morì? Nun è pe fa er fanatico romano, però de fronte a sto campà d’inedia mejo morì co la forchetta in mano! “

Oio è tutto qui e quando mangi da lui è come se mangiassi con lui, come a casa sua!

( Foto Stefano D’Elia )

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