locandina La Giovinezza

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La Giovinezza di Paolo Sorrentino: analisi del tempo passato e del futuro. Recensione di Andrea Gentili

Altro grande film del regista napoletano che, con questa stupenda pellicola aggiunge una nuova freccia alla sua faretra: negli ultimi 15 anni, la fama lo ha portato in cima alle classifiche mondiali iniziando con un film ( L’uomo in più, candidato a tre David e vincitore di un Nastro d’Argento ) fino all’ormai celeberrimo “ La Grande Bellezza “ al quale sono stati assegnati un Oscar, il GOLDEN Globe, il BAFTA e cinque premi EFA.
La sensibilità espressiva del nostro si è nel tempo affinata e perfezionata attraverso l’elaborazione psicologica dei personaggi che compongono questa storia vagante dall’onirico al metafisico, dalla descrizione delle realtà alle sensazioni che si provano nel corso della vita ed anche alle delusioni che, purtroppo, intervengono proprio in quell’età senile in cui ognuno di noi penserebbe di aver raggiunto le meritate soddisfazioni: niente di più sbagliato perché la realtà si presenta per lo più deludente al punto tale che, per esempio il personaggio del regista Mick conclude la sua parentesi terrena con il suicidio.
E’ da questa fine tragica che lo spettatore dovrebbe iniziare a riflettere: il tempo di vita si esaurisce, delusioni di tutti i tipi emergono nei ricordi del compositore e direttore d’orchestra Fred che insieme al suo amico Mick ha trascorso una vita, si sono addirittura imparentati e, dopo tanti anni, si trovano insieme a trascorrere una vacanza in un albergo di montagna in Svizzera: Mick non esercita più la professione di compositore e direttore d’orchestra ma la regina Elisabetta gli chiede insistentemente di dirigere ancora una volta la sua opera più famosa ( Simple Song ) mentre Fred cerca di coronare la sua strepitosa carriera di regista con un ultimo film del quale mancano soltanto poche scene; nell’albergo circolano personaggi che sfiorano, appunto, l’onirico, quali una Miss Universo ( Madalina Ghenea ) ed un Maradona ( Roly Serrano ) dotato di una bombola di ossigeno e di una palla da tennis con la quale si esibisce in strepitosi palleggi.
Quindi, il tema del film è l’avanzamento dell’età, il progressivo invecchiamento, il tempo passato e quello, poco, che resta da vivere: in effetti Sorrentino sostiene che queste due tipologie dimensionali del tempo sono quelle che lo interessano; ma anche, si comprende dall’ attento esame della pellicola, ciò che conta, per lui, in queste condizioni, è il futuro, un futuro come espressione di libertà e di una condizione esistenziale che nulla a che vedere con l’età anagrafica.
Appare giusta l’affermazione del protagonista Fred ( un incredibilmente bravo Michael Caine ) secondo cui  il suo personaggio mostra ciò che abbiamo perso e che inevitabilmente non tornerà più, ma lo mostra, e qui sta il punto, attraverso il corpo di un ottuagenario che vuol dire al mondo la sua morale: diventare come me è inevitabile, preparatevi, non fatevi illusioni, il tempo passa per tutti e questo trascorrere è l’unica cosa giusta della vita.
Bello è capire, da ogni scena del film, che la ratifica di una grande amicizia avviene tragicamente nel momento dell’addio.
L’introspezione psicologica di alcuni personaggi mostra certamente come gli atteggiamenti aggressivi nascondano grandi vulnerabilità, proprio come nello specifico di Mick che si suicida per una grande delusione alla fine di una luminosa carriera o, meglio, nella fine di Brenda ( un’attrice, interpretata da Jane Fonda, sulla presenza della quale Mick contava molto per il suo ultimo film ).
Un paragone con “ La Grande Bellezza “? Youth è tutta realtà, l’altro è immagine, sogno, esposizione di tanta fatuità, quindi immaginario e concreto al tempo stesso.

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